Rabbia Cgil: «Si consente a Rc di scavalcarci»

09/07/2007
    sabato 7 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

    IL RETROSCENA – Sul tavolo non c’è nulla. «La definizione di lavoratori usuranti è del tutto aleatoria…»

      Rabbia Cgil: «Si consente a Rc di scavalcarci»

      di Bianca Di Giovanni / Roma

      In poche ore il tavolo sulle pensioni non esiste più. Basta un’intervista (anzi, un colloquio) a La Repubblica per spazzare via tutto: intesa sugli incentivi, sui 58 anni, sulla verifica dopo tre anni. Quel «non possumus» di Fausto Bertinotti sugli operai; che non possono andare in pensione un anno più tardi rispetto ad oggi (ma due anni prima rispetto a quanto stabilisce la Maroni) irrita la Cgil, che aveva conquistato nella trattativa il sì di Cesare Damiano alla sua ipotesi. Incentivi e libertà di scelta per tutti almeno per tre anni. Finito. Per Guglielmo Epifani era la proposta preferibile, ma l’appello alla fabbrica e alla catena di montaggio ha spazzato via tutto. E ai piani alti della Cgil è gelo con Rifondazione. Si masticano amarezze e incomprensioni. «Solo ideologia – commentano nelle stanze di corso d’Italia – È la prima volta nella storia che un partito si consente di scavalcare la trattativa con le parti sociali. È sconcertante».

      In mattinata sembra tutto fermo, e in molti azzardano: «qui salta tutto». Invece man mano che da Palazzo Chigi filtrano le intenzioni «battagliere» di Romano Prodi, si ricompone una «nuova» proposta. Una ipotesi in parte già affrontata (e bocciata) al tavolo, ma stavolta con importanti correttivi. Tornano in campo i famosi «scalini» di Damiano: un anno in più ogni 18 mesi fino ai 60 anni, che scatterebbero solo nel 2011, e non nel giro di una notte come deciso dal centro-destra. Poi dovrebbe seguire un sistema di quote (forse 96 sommando età anagrafica e contributiva), che in precedenza Via Venti Settembre aveva considerato troppo costose. Ma dal sistema dovrebbero restare esclusi gli usuranti: questa è la carta che si dovrebbe giocare con l’ala sinistra. Non gli operai tout court, spiegano in Cgil, perché non tutti gli operai fanno lo stesos mestiere. Bisogna individuare i lavori pesanti, poi i turnisti e infine quelli vincolati a un certo ritmo di lavoro, come quelli della linea di montaggio.

      «La Cgil non ha mai chiuso su scalini e quote», spiegano ancora al sindacato. Certo, erano preferibili gli incentivi – fanno capire – ma se si vuole trovare un’equa mediazione si può pensare all’innalzamento graduale escludendo chi sta peggio. Ma, attenzione, solo chi sta peggio. Dire tutti gli operai, come si fa dalle parti di Rifondazione, sarebbe ingiusto, miope e aprirebbe molti dissensi tra diversi lavoratori».

      Così i nodi passano dagli scalini agli usuranti. Chi inserire e chi escludere? Sta qui il punto debole della proposta (che per la verità è ancora tutta da verificare, visto che si tratta solo di indiscrezioni). Alla Cisl non pongono particolari pregiudiziali: si è aperti a una mediazione. Ma si aspetta che arrivi la convocazione al tavolo. Ma in casa Uil escludono che si possa abbandonare tanto facilmente la strada degli incentivi e della libertà di scelta. «Selezionare gli usuranti è un lavoro difficilissimo – spiega Paolo Pirani – Si dividono le persone dentro la stessa fabbrica. E poi, che dire degli infermieri, dei vigili del fuoco e degli autisti di bus? Sono tutti usuranti. Anche fare la maestra d’asilo a quell’età è faticoso». Insomma, la Uil rimette le lancette indietro e torna agli incentivi. Ma, si sa, quella proposta non è emendabile: già così com’è costa «un sacco di soldi a regime» rivelano i tecnici senza fornire la cifra. Dunque, o 58 per tutti con incentivi e verifica dopo tre anni, o scalini non per tutti. Ci penserà Prodi.

      Nel «pacchetto» che Palazzo Chigi sta mettendo a punto insieme al ministero del Lavoro dovrebbe trovare posto anche qualche nuova finestra d’uscita per chi ha già 40 anni di anzianità. Oggi, infatti, chi ha raggiunto quella quota può liberamente andare in pensione, ma dall’anno prossimo questa libertà è stata limitata a sole due finestre da Maroni. Questo insieme all’esclusione dei lavori pesanti potrebbe convincere sindacati e lavoratori. A questo punto tutti cercano un’intesa, visto che la prospettiva tra pochi mesi è solo lo scalone. Il governo punterebbe a chiudere l’accordo subito. La palla poi passerebbe alle assemblee nei posti di lavoro. A quel punto se il referendum dovesse filare liscio, la disposizione finirebbe sì in Finanziaria, ma sarebbe comunque «blindata».

      Non resta che chiedersi quando questo scorcio di trattativa uscirà dalla «clandestinità» per arrivare al tavolo ufficiale con le parti sociali. Molto probabilmente bisognerà attendere il viaggio a Bruxelles di Tommaso Padoa-Schioppa. In quella sede il ministro è chiamato a spiegare le scelte fatte con il «tesoretto» e quelle in vista per il sistema previdenziale. Una volta tastato il terreno, il governo saprà come orientarsi per la proposta definita «ultimativa» da Prodi. Prendere o lasciare. Un primo contatto con i sindacati si avrà comunque lunedì, quando è stato riconvocato il tavolo sulle pensioni basse. I confederali sono orientati a chiedere un aumento medio mensile di circa 29 euro di cui beneficerebbero 3 milioni e mezzo di pensionati. Secondo i criteri individuati dai sindacati, gli aumenti più consistenti andrebbero agli ex lavoratori dipendenti con pensioni dirette (40,78 euro), mentre l’importo sarebbe inferiore per gli ex autonomi (da 21,9 euro di aumenti per le pensioni dirette a 12,32 euro per le pensioni ai superstiti). Ma questa è un’altra partita.