Rabbia alla Fnac “Non siamo merce da rendere”

08/10/2012

Torino – Nella città della crisi dell`industria ieri mattina a distanza di poche decine di metri gli uni dagli altri due gruppi di lavoratori protestavano perchè il loro futuro si sta spegnendo. E non sono metalmeccanici, ma addetti dei cosiddetti settori emergenti: informatica e cultura: Fnac e Agile-Eutelia. I lavoratori della Fnac hanno inchiodato i negozi di via Roma e Le Gru perchè nulla sanno di quel che accadrà a fine anno. Per certo c`è solo che a gennaio la Fnac ha annunciato l`intenzione di cedere le attività in Italia a dicembre. Da allora non c`è mai stato un tavolo e la fine si avvicina. A Torino sono 120 nei due negozi e ieri hanno raccontato la loro disperazione al console francese e incassato la solidarietà di numerosi artisti tra cui Subsonica, Statuto, Fratelli di Soledad, Africa United, El Tres, Linea 77, Pappazum . Sì perchè la Fnac è vissuta dalla città come un pezzo vivo di se stessa. E i lavoratori – il cui cupo stato d`animo è raccontato dai delegati Patrizia Pagano della Uiltucs e Pippo Masi della Filcams-Cgil – lo dicono chiaro:
«Non accettiamo la chiusura, non siamo merce da rendere, ma esseri umani». Ora pare che il 9 ci sia una teleconferenza con l`ad francese che potrebbe spiegare che cosa ne sarà della Fnac in Italia. I lavoratori
sono molto polemici: «La realtà è che la società Ppr del multimiliardario Pinault sta cambiando business: dalla cultura alla moda con marchi come Gucci e Bottega Veneta». Il sindaco Fassino ha espresso la propria solidarietà ai lavoratori ieri il vicesindaco Dealessandri è passato dal presidio e spiegato che è necessario un tavolo nazionale. L`assessore regionale Claudia Porchietto ha sollecitato il Mise a convocare un tavolo con l`azienda dopo aver già chiesto un incontro alla multinazionale che però non risposto. Dall`altro lato della piazza sotto la Prefettura sono tornati a farsi sentire i lavoratori di Agile-Eutelia che da oltre 2 anni pagano la gestione della loro società. Ieri l`azienda che ha rilevato la società, la Tbsit, non si è presentata all`incontro al Ministero e il piano di ricollocazione non sta andando avanti mentre 350 addetti sui 1200 – di cui 50 a Torino – sono stati bloccati nell`esodo dalla riforma delle pensioni. Claudio Gonzato della Fiom spiega che «questi lavoratori sono reduci da due ani di stipendi mancati e ora rischiano di rimanere senza cassa perchè solo i primi sei giorni di settembre sono ancora di cassa per concordato, ma quella per cessata attività non è stata firmata». C`è poi il problema dei fondi
europei per la formazione che non sono ancora arrivati dall`Ue. L`assessore Porchietto assicura che sosterrà i lavoratori bloccati dalla riforma delle pensioni e che per quanto riguarda i fondi sbloccherà quelli regionali «per venire incontro alle legittime aspettative dei lavoratori ma anche in risposta alla lentezza dell`Ue».