«Questo sciopero è solo il primo passo»

24/10/2003



 Sindacato




24.10.2003
«Questo sciopero è solo il primo passo»
Maroni ironizza: protesta part time.
Pezzotta: aspetti la prossima, sarà a tempo pieno
di Felicia Masocco

ROMA In piazza contro le bugie del governo e la sua incapacità di far
fronte ai grossi problemi del paese. Quattro ore di blocco in tutti i comparti, nei trasporti, nella sanità, nella scuola, negli uffici pubblici, nei servizi, nelle fabbriche e nell’informazione sia pure con date diversificate. Almeno cento i cortei, uno per ogni capoluogo di provincia, a Bologna, Roma e Napoli parleranno i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. L’Italia si ferma, è la quinta volta in ventun anni che
i sindacati unitariamente chiamano allo sciopero generale i lavoratori e tre volte su cinque è stato contro le politiche messe in campo dai
due governi Berlusconi il quale vanta anche il primato di due scioperi generali nell’ultimo anno e mezzo, il terzo porta la data del ‘94 contro la riforma delle pensioni.
Anche quello di oggi lo è, la controriforma previdenziale va ritirata
dicono i sindacati, è iniqua è dannosa, serve solo a far accettare a Bruxelles una manovra finanziaria fatta di una tantum, che ha abolito dal suo orizzonte prospettive come sviluppo, competitività, equità sociale, che premia gli evasori e rende più poveri gli altri. Lo sciopero di oggi non porta la firma solo di Cgil, Cisl e Uil, ma anche dell’Ugl, il sindacato legato ad An, dei Sincobas, della quasi totalità delle sigle autonome. È uno sciopero generale e generalizzato, dunque, e alle voci del mondo del lavoro si aggiungono quelle dei partiti di sinistra e del centrosinistra, e dei movimenti, dall’Arci alle Acli, dai No global, alle associazioni dei consumatori.
È una protesta corale checché ne pensi il titolare del Welfare, il leghista Roberto Maroni che con il ministro Tremonti è stato l’artefice dell’ennesima speculazione sulla pelle di chi lavora e che ieri ha tentato di esorcizzare lo spettro della protesta con il solito sprezzante commento: è uno sciopero «part- time, di 4 ore soltanto», ha detto, «il 24 ottobre sarà una giornata storica perché entra in vigore la riforma Biagi … tutto il resto è cronaca». Se di ironia si tratta, è ironia è pesante quella del ministro che evidentemente maldigerisce la ritrovata unità di Cgil, Cisl e Uil. La stessa che è mancata sulla riforma del mercato del lavoro non a caso citata. Sulle pensioni non ci sono sindacati dialoganti ed è Savino Pezzotta a replicare: «Se vogliono uno sciopero a tempo pieno glielo prepariamo. Se il ministro ha questa esigenza perché non accontentarlo?»
Martedì i leader di Cgil, Cisl e Uil comunicheranno le nuove iniziative di mobilitazione, una manifestazione nazionale sul Sud si terrà il 15
novembre in Calabria con Epifani, Pezzotta e Angeletti; ai primi di dicembre ce ne sarà un’altra a Roma; un’iniziativa riguarderà la scuola. Ma l’intenzione non è fermarsi alla protesta. Come annunciato all’indomani del varo della Finanziaria, i sindacati sfideranno il governo sul terreno delle proposte: politica dei redditi, sviluppo e competitività, e stato sociale, previdenza compresa, sono i punti di un progetto del tutto alternativo a quello di Palazzo Chigi. Un documento sulla competitività c’è già, è quello firmato con confindustria e ignorato dall’esecutivo; anche sulle pensioni le proposte ci sono e nello schema di Cgil, Cisl e Uil sono solo un
pezzo della «strategia» dello stato sociale. «Il governo – dice il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini – continua a ciurlare nel manico, evoca il dialogo ma la sua proposta è blindata. La ritiri». Il riferimento è alla delega previdenziale, quella con la decontribuzione per i nuovi assunti e con il trasferimento obbligatorio del Tfr ai fondi pensione. Le proposte di modifica dei sindacali portano la data dell’aprile scorso. Sono argomenti a cui se ne aggiungeranno altri: a confermare che dopo lo sciopero ci saranno ulteriori proposte del sindacato è stato ieri il segretario generale
della Uil Luigi Angeletti, a suo parere la strada da seguire è quella di
«rendere progressivamente omogenei ai contributi versati dai lavoratori dipendenti quelli di molte categorie che pagano di meno di quanto ricevono», assieme agli incentivi per chi resta a lavoro.
Un progetto complessivo di Welfare «alto», lo ha definito nei giorni scorsi il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Altra cosa da una «controriforma» che seppure arrivasse al traguardo sarebbe «una vittoria di Pirro. Passerà una settimana, un mese, un anno – dice- ma
quella riforma si rivelerà insostenibile. Alla fine saremo noi a vincere».
Epifani oggi parla a Bologna dove sarà presente il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani e numerosi altri parlamentari dell’Ulivo; Angeletti terrà il suo comizio a Napoli, Pezzotta a Roma dove sfileranno anche il leader dei Ds Piero Fassino, con il responsabile Lavoro Cesare Damiano, e quello della Margherita Francesco Rutelli. La diretta dei diversi momenti della giornata di protesta è stata assicurata dal La7. Com’è noto la Rai ha chiuso le sue porte ai sindacati, solo «finestre informative», quindi: sul Tg3 dalle 11.20 alle 12, e su Radiouno a partire dalle 10,40. E se i sindacati si accontentano possono accettare l’invito di Bruno Vespa per il «Porta a porta» di lunedì.