Questo pragmatismo travolge le differenze – di Alfredo Recanatesi

18/02/2002


La Stampa web






(Del 18/2/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
L�INTESA BLAIR-BERLUSCONI E LA TUTELA SOCIALE
Questo pragmatismo travolge le differenze

L’INTESA tra Berlusconi e Blair promette poco di buono. � espressione di quella concezione aziendalistica della funzione di governo – pragmatismo la chiamano – che travolge le differenze tra destra e sinistra e tutte le tradizioni e gli assetti culturali dell’una e dell’altra che costituiscono gran parte della storia dell’Europa. E infatti il presidente del Consiglio ha prontamente usato lo scambio di reciproco sostegno politico con il new-laburista Blair per ricaricare le sue batterie e, con lo sfondo musicale di uno stucchevole florilegio di slogan ed epiteti, per rafforzare la sua determinazione nell’�andare avanti� sul capitolo delle riforme. Se finora � mancata ogni disponibilit� a spiegare oggettivamente le proprie ragioni, a legittimare le ragioni degli altri, a predisporsi per la ricerca delle soluzioni migliori, d’ora in avanti sar� peggio. E non � superfluo notare che questo delle riforme, e in primo luogo dell’art. 18, � l’unico tema sul quale l’elettorato forzista marca una differenza rispetto alle posizioni del leader, ed � l’unico caso nel quale il leader non aggiusta la sua posizione sulla base dell’esito dei sondaggi.
La partita � pi� grossa

Non sbagliavamo, dunque, quando abbiamo sostenuto che la partita � molto pi� grossa di quello che sembra. La sua vera natura � stata svelata – certo involontariamente – da una battuta del ministro Maroni seguita da una �provocatoria� proposta di legge forzista per estendere alla Cgil l’applicazione dell’art. 18. Da quelle parti evidentemente si ignorano del tutto i motivi per i quali il Parlamento, all’unanimit�, esent� dall’applicazione dell’art. 18 partiti politici, sindacati, organizzazioni culturali e religiose. Il motivo era duplice. Il primo � che si tratta di organizzazioni di parte, all’interno delle quali non � pensabile che lavorino ope-legis persone di parte avversa (che so, un attivista di rifondazione che venga scoperto nell’ufficio propaganda di un partito del centro-destra, o il dipendente di una organizzazione cattolica che si converta all’Islam). Ma queste organizzazioni vennero esentate soprattutto perch� non hanno fini di lucro e, quindi, non sono mosse da una tensione a massimizzare il profitto dalla quale occorra tutelare i dipendenti. L’esenzione per quelle organizzazioni, dunque, non rappresenta un privilegio che i sindacati ed altri abbiano inteso riservare per se, ma la ragione che rivela il vero fine dell’art. 18. Un fine che, salvo dettagli dei quali si pu� sempre discutere, non ha nulla a che fare con il mondo che cambia e con la globalizzazione, come vuole l’insistente litania di queste settimane. In altri paesi europei come negli Stati Uniti un art. 18 non c’�, com’� ovvio, dal momento che nessun paese ha norme fotocopia di altri. Ma questo non significa che non vi siano norme volte al medesimo fine. Negli Stati Uniti – ed � tutto dire – � vietato il licenziamento per discriminazione tra i lavoratori, a cominciare da quelli volti a sostituire gli anziani con ben pi� economici lavoratori giovani. E allora, gli Stati Uniti sono forse in mano a una �sinistra vetero-sindacale�?
L�esempio del Nyt

Sempre negli Stati Uniti, norme pi� restrittive sui licenziamenti sono previste, l� dove siano ritenute opportune o necessarie, nei contratti aziendali. Qualcosa di molto simile all’art. 18 c’�, ad esempio, in molti giornali, a cominciare dal New York Times dove i casi di licenziamento sono disciplinati con particolare rigore non solo e non tanto a tutela di quanti vi lavorano, ma a tutela soprattutto dei lettori che devono poter contare sull’autonomia e sulla libert� intellettuale di chi produce l’informazione a loro destinata. E allora c’� da chiedersi: al New York Times spadroneggia forse la �vetero-politica di sindacati comunisti�? Certo che – come ora va molto di moda dire – l’art. 18 non esaurisce la tutela dei lavoratori, come dimostra il caso delle pulizie dei treni nel quale l’efficientismo produce il risultato paradossale che in un appalto l’impresa nuova scalza la vecchia soprattutto perch� risparmia i costi dell’anzianit� dei dipendenti. Ma questo � un motivo per aggiornare e integrare norme che l’evoluzione del mondo rende necessarie, non per abolire con un tratto di penna quelle gi� esistenti, che sono comuni a tutto il mondo pi� progredito e civilizzato e che perci� non hanno nulla a che fare con la globalizzazione. Ben altri sono i problemi per i quali il sistema produttivo italiano � scarsamente competitivo. Ma questi sono ragionamenti, e l’aria che c’� in giro � invece quella di non perdere neppure tempo a ragionare; i numeri in Parlamento bastano e avanzano per procedere senza perdere tempo. A mettersi a ragionare c’� il rischio che molti slogan rivelino il loro contenuto mistificatorio, o che il nesso logico tra gli intenti e i principi generali che si dichiara di voler perseguire e le riforme proposte per perseguirli � inconsistente; se ci mettiamo a ragionare c’� il rischio, insomma, che vengano fuori le vere finalit� economiche di queste riforme i cui princ�pi delineano un sistema di tutele sociali per molti versi al di sotto di quello vigente in altri paesi europei (compresa l’Inghilterra di Blair) e persino negli Stati Uniti.

Alfredo Recanatesi


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