QUESTO IL MONDO MCDONALD’S NEL RACCONTO DI UNA LAVORATRICE CHE HA TENTATO L’AVANZAMENTO AZIENDALE

28/06/2007

FILCAMS-Cgil
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28 giugno 2007

QUESTO IL MONDO MCDONALD’S NEL RACCONTO DI UNA LAVORATRICE CHE HA TENTATO L’AVANZAMENTO AZIENDALE

«Sono una crew operante presso la sede McDonald’s di via …, a Roma. La mia esperienza lavorativa presso la multinazionale è iniziata circa due anni fa quando sono stata assunta come apprendista.

«Fin dall’inizio del mio percorso lavorativo, la formazione prevista, da apprendista e da crew non è stata eseguita, nonostante che la procedura dell’azienda lo prevedesse.

«Per formazione intendo l’aspetto teorico e pratico e nello specifico l’addestramento previsto e tenuto dal manager-trainer del locale ad ogni crew e la formazione teorica consultabile nel Manuale OeA, verificabile con le LOP – queste ultime non sono altro che un foglio di verifica strutturato in più punti dove si annotano le capacità del crew e che insieme danno un punteggio in percentuale –. Se il lavoratore raggiunge il 100 per cento passa ad operare alla stazione successiva, in caso contrario deve lavorare ancora per migliorare (dal Manuale OeA).

«Non ho problemi nel dichiarare che queste mancate verifiche nei miei confronti hanno portato più volte a conseguenze quali bruciature sulle braccia, dovute alla mancata formazione in cucina, o vere difficoltà durante il filtraggio dell’olio – effettuato dalla sottoscritta solo tre volte – perché priva di formazione e considerata "non adeguata".

«La mancata formazione non riguarda solo il mio caso, ma tutti i crew giovani nonché apprendisti che, spesso, non hanno la minima nozione dei rischi che corrono sul luogo di lavoro.

«Nonostante le mie lacune, a febbraio mi è stato proposto di fare il corso da manager.

«Superato il colloquio, sono stata spedita alla sede di …, diretta da …. L’impatto è stato inquietante poiché mi è stato annunciato che avrei iniziato una scuola militare, in cui mi sarei dovuta dedicare al 100 per cento all’azienda, applicando il "buon senso" ; in alcune circostanze, facendo domande solo nel momento del bisogno.

«Ho subito vere e documentabili discriminazioni. Per quasi tre mesi ho dovuto sopportare uno stress a rischio di esaurimento nervoso.

«Sono stata derisa più volte dagli stessi colleghi di lavoro. Nessuno mi ha dato la prevista formazione teorica e pratica, e le ripetute richieste da parte mia altro non hanno provocato che ulteriori ritorsioni.

«L’aver richiesto un permesso di una settimana per sostenere la tesi di laurea ha indispettito ancora di più i superiori, rendendo palese la mia prossima bocciatura al corso. Tra i vari episodi di discussione con la direttrice, ricordo quella in cui la stessa, durante la fascia media-alta di produzione mi ha lasciato sola in cucina, con quattro casse aperte e, anzichè aiutarmi nello sforzo fisico e psichico, mi ha insultata solo perché non sono stata "capace" di riprendere un crew che non seguiva la procedura. Gridava: "Non le voglio sentire le tue scuse. Tu non hai carisma per fare il manager. Tu non hai carisma e basta".

«Al mio ritorno dal permesso, ho chiesto al mio coach di incontrare la responsabile dei manager-trainer per dire della mia insoddisfazione per la mancata formazione e per l’ambiente lavorativo. Io chiedevo di continuare o ricominciare il corso altrove, mentre la risposta è stata di cambiare coach e continuare il mio percorso lì. Il mio nuovo coach era stavolta il braccio destro della direttrice.

«Comunque il colloquio non ha cambiato la mia condizione, che anzi è ; peggiorata con valutazioni via via peggiori. Il mio nome non compariva più né sui "lineari" né sui loro "orari manager". A quel punto mi hanno proposto di andare in ferie " forzate" poiché ancora non conoscevano la mia destinazione.

«Mi sono opposta. Non ho accettato i compromessi che mi hanno proposto. Ho rinunciato alla carica e ho chiesto di tornare al mio locale nella posizione di crew. E questo dall’inizio di maggio.

«Il ritorno nel mio vecchio locale è stato ben accettato da tutti, ma non dal vicedirettore, dichiaratosi deluso e arrabbiato per un percorso, il mio, che aveva fatto perdere tempo e denaro all’azienda.

«Mi chiedo: che ambiente lavorativo è mai questo, teso solo al profitto e accecato dai propri obbiettivi?

«La qualità, il servizio e i valori dei McDonald’s reggono su una sola forzalavoro: i crew, che sono il suo motore.

«Il manager è tenuto ad osservare le procedure esattamente come il singolo lavoratore, apprendista o anziano.

«Io non sono un apprendista ma un crew a tutti gli effetti. Ho sentito definirci "strumenti di lavoro malleabili": e tali saremo fino a quando ci faremo trattare come tali».