Questione salariale, il Governo si divide

03/04/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Competitività
    Letta contesta Salvi: «Tema inopportuno con l’inflazione calante» – Per i contratti pubblici a rischio i conti 2001

    Questione salariale, il Governo si divide
    Amato: sindacato indispensabile – Cofferati: imprenditori anti-europei – U. Agnelli: concertazione parola superata
    Lina Palmerini www.ilsole24ore.com/economia
    ROMA Anche la questione salariale divide il Governo. E sono di nuovo il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, e il suo collega dell’Industria, Enrico Letta a duellare, questa volta sul tema delle dinamiche retributive. «Se l’aumento medio in busta paga resta un punto sotto l’inflazione questo significa che esiste una questione salariale», aveva detto venerdì Salvi riferendosi agli ultimi dati Istat che indicano un incremento annuo dei salari a febbraio del 2% e un costo della vita che a marzo si è attestato sul 2,8 per cento. Ma il ministro del Lavoro aveva anche aggiunto: «L’Esecutivo dovrà intervenire».
    Una scelta assolutamente fuori luogo per il ministro Letta che infatti ieri ha contraddetto la linea-Salvi: «Credo che sia improprio oggi, con un’inflazione in discesa, porre un problema di dinamiche salariali che semmai andrebbe posto di fronte a tendenze inflazionistiche in crescita. Sarebbe un errore — ha aggiunto — se allentassimo l’attenzione rispetto a una politica di rigore che ha reso l’inflazione italiana sotto controllo».
    La sterzata di Letta si inserisce nella polemica più aspra tra sindacati e imprese: Cgil, Cisl e Uil si sono dette pronte a rilanciare con decisione le rivendicazioni salariali, mentre Confindustria continua a ricordare le tensioni inflazionistiche ancora in atto, ma soprattutto a sottolineare come il confronto con il costo della vita vada posto sulle retribuzioni di fatto che marciano su ritmi più sostenuti di quelle contrattuali.
    La spirale prezzi-salari-prezzi non sembra allontanata tanto più che la Banca d’Italia, nell’ultimo Bollettino, indica come lo scorso anno le retribuzioni di fatto per unità standard di lavoro siano cresciute del 3,1%, 0,6% punti in più dei prezzi al consumo. E infatti il salario contrattuale non è l’unica voce a determinare la dinamica retributiva fatta anche di integrativi, riconoscimenti individuali e avanzamenti di carriera.
    Insomma, non è il caso di abbassare la guardia come del resto invita a fare anche la Banca centrale europea preoccupata di nuove fiammate inflazionistiche causate dai rinnovi contrattuali e rincorse salariali. La moderazione della "busta paga" è diventata infatti una fonte di preoccupazione della Bce che nell’ultimo bollettino mensile ricorda «i rischi di inflazione provenienti dal mercato del lavoro che dovranno essere monitorati e valutati attentamente».
    Solo in Italia, infatti, sono in attesa di rinnovo contrattuale quasi 7 milioni di addetti, dai meccanici ai ferrovieri, dal commercio al turismo. Un "peso" salariale non indifferente, che riguarda il 59,2% del monte retributivo contrattuale complessivo e che potrebbe "smontare" gli ultimi dati Istat. Ma la vera grande "bomba" è rappresentata soprattutto dal settore pubblico che minaccia molto da vicino i conti e le previsioni di spesa. Vale, quindi, ricordare le già espresse preoccupazioni del Tesoro sulla spesa sanitaria alimentata in gran parte proprio dall’effetto "boomerang" dei contratti. Una miccia che si è riaccesa venerdì con la manifestazione in piazza degli infermieri per un rinnovo contattuale da 2.400 miliardi: 1.205 sono già messi in bilancio con la Finanziaria, altri 1.200 che invece continuano a mancare all’appello.
    E anche la scuola (per la quale il Governo ha stanziato nel triennio complessivamente 12mila miliardi) resta una mina vagante come si è visto ieri con la manifestazione in piazza di 3mila lavoratori dei Cobas che hanno rimesso in discussione la riforma dei cicli e i 600 miliardi «da distribuire equamente tra tutti». Ma non basta, anche sui presidi la Funzione pubblica ha dovuto mettere sul tavolo della trattativa altri 40 miliardi, oltre i 200 previsti in Finanziaria. Per non parlare degli enti locali: il negoziato si è interrotto proprio sulle richieste salariali.
    I sindacati sono già sul piede di guerra ma ieri a difendere il ruolo e il valore della rappresentanza è stato il premier, Giuliano Amato. «Una società moderna — ha detto — non può fare a meno dei sindacati. La contrattazione individuale è un modernismo pericoloso». E sul rapporti con i sindacati è intervenuto ieri Umberto Agnelli, presidente Ifil: «Supererei la parola concertazione, che ha del miracolistico. Il dialogo deve esserci — ha aggiunto — ma sempre nell’ottica che i salari da distribuire possano essere creati a monte». Ancora all’attacco delle imprese è invece il leader della Cgil, Sergio Cofferati: «Gli imprenditori sono contro l’Europa e le sue regole».
    Domenica 1 Aprile 2001
 
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