«Queste sono le bugie sulle pensioni»

10/10/2003



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10.10.2003
«Queste sono le bugie sulle pensioni»
Documento unitario di Cgil, Cisl e Uil contro la «riforma». Non c’è spazio per un negoziato
DALL’INVIATA Felicia Masocco

BELLARIA (Rimini) Il governo dice almeno otto bugie sulle pensioni, Cgil, Cisl e Uil le mettono in fila in un duro documento unitario e con l’occasione respingono al mittente le profferte di dialogo che rimbalzano da un ministro all’altro dopo che l’esecutivo ha già deciso e lo ha fatto unilateralmente. Allo stato dei fatti Maroni può star tranquillo, il confronto negato per mesi alle organizzazioni sindacali viene da queste ora rifiutato a meno che il governo non blocchi tutto e rinunci alla sua controriforma.
La sfida dei sindacati arriva nel giorno in cui il ministro del Welfare
si esercita nell’ultima provocazione: dice che dall’approvazione della delega c’è un anno e mezzo di tempo per sostituire la sua riforma con un’altra "che le parti dovessero proporre". Ovviamente il presupposto da cui parte Maroni è che la riforma si debba necessariamente fare pena l’insostenibilità dei conti previdenziali e poi perché ce lo chiede l’Europa. Sono due delle otto falsità, ribattono Cgil, Cisl e Uil, la verità è che il governo è mosso dalla necessità di "coprire le sue
incapacità nel determinare una corretta politica economica, caricando
interamente sulle pensioni l’onere di ridurre il deficit pubblico".
La controriforma si fa dunque per questo, ed è "inaccettabile", "iniqua, inutile e dannosa". E al Fondo monetario internazionale
che sulla base dei dati del Tesoro ha definito la riforma "un passo
avanti", i sindacati rispondono che "è un passo nella direzione sbagliata" (Guglielmo Epifani), "che si potrebbero riformare gli assegni degli esperti di Washinghton" (Savino Pezzotta), che l’Fmi "non ha motivo di esistere " (Adriano Musi).
Il governo dice che il sistema previdenziale non regge ed è la prima
falsità per Cgil Cisl e Uil: con le riforme del decennio scorso si sono risparmiati circa 100 miliardi di euro e considerevoli risparmi di spesa sono previsti fino all’andata a regime del sistema. Il sistema tiene "al punto tale che l’Italia, che avrà il maggior invecchiamento demografico tra tutti i paesi europei, nel 2050 sarà, comunque, anche
il paese con il minor incremento di spesa previdenziale. Spesa che va,
peraltro, correttamente calcolata visto che ancora oggi si computano in essa prestazioni assistenziali. Quanto a farsi scudo da una richiesta "europea", Cgil, Cisl e Uil fanno notare che l’Europa ci raccomanda piuttosto di intervenire contro il lavoro nero, di ridurre i prepensionamenti e di allungare la permanenza al lavoro ma su base volontaria. Per non parlare dell’obiettivo di garantire pensioni ai giovani, sarebbe nobile solo fosse veritiero: con la decontribuzione concessa dal governo a Confindustria "si determinerà un ulteriore abbassamento dei loro trattamenti, e nello stesso tempo si metterà veramente a rischio il sistema pubblico". Senza contare che la riforma del governo coinvolge anche i giovani lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 1996, per i quali si cambia del tutto la normativa attuale che prevede un’età minima di 57 anni e una contribuzione minima di 5
anni per andare in pensione, prevedendo, anche per loro, un’età minima di 60 anni per le donne e di 65 per gli uomini o 40 anni di contributi. "Le pensioni di anzianità saranno di fatto cancellate"; e per coloro che decideranno dopo il 2008 e, sperimentalmente fino al 2015, di lasciare il lavoro prima della vecchiaia, "avranno una pensione tagliata a metà". Le bugie del governo continuano con la
necessità del passaggio obbligatorio del Tfr ai fondi pensione e sull’armonizzazione delle aliquote contributive mentre si vogliono colpire i dipendenti pubblici e di peggiorare i trattamenti di quelli esposti all’amianto. Il dibattito romano rimbalza a Bellaria dove sono riuniti i delegati dello Spi-Cgil: l’ultima bugia del governo riguarda proprio gli attuali pensionati "del tanto sbandierato aumento
delle pensioni a un milione di lire hanno beneficiato solo 1 milione e
400mila soggetti a fronte di una platea di 6 milioni". E lo Spi aggiunge
che i pensionati hanno pagato con grossi sacrifici il risanamento dei conti. Con l’indicizzazione delle pensioni, legate ai prezzi e non ai salari, il valore dei trattamenti previdenziali in dieci anni è calato del 4% rispetto alle retribuzioni. Un dato che fa dire allo Spi-Cgil, che la "questione del valore reale delle pensioni non è più rinviabile".
Si propone dunque l’equiparazione delle deduzioni dei pensionati
a quelle dei lavoratori dipendenti; l’introduzione di un nuovo profilo
di detrazioni per età; una estensione della detrazione a favore degli incapienti. Misure che porterebbero benefici per 11 milioni di persone e costerebbero circa il 40% in meno degli sgravi fiscali generalizzati concessi con la Finanziaria dello scorso anno.