Quest’anno niente premio La Fiom scrive al Lingotto

15/07/2010

Ormai è guerra aperta tra la Fiat e i suoi lavoratori: l’azienda, nonostante le fortissime tensioni degli ultimi giorni, ha deciso di gettare ulteriore benzina sul fuoco, dichiarando ieri che quest’anno non erogherà il premio di risultato. «Neanche un’euro», dice uscendo dal tavolo riunito a Roma, Enzo Masini, responsabile Auto della Fiom Cgil. «Questo vuol dire che le buste paga di luglio avranno una decurtazione di 600 euro rispetto all’anno scorso, e di 1.100 euro rispetto al luglio 2008». È certamente la goccia che fa traboccare il vaso: i salari dei lavoratori Fiat sono già pesantemente decurtati dalla cassa integrazione. E poi ci sono i recenti licenziamenti a Torino e aMelfi. Tanto che anche i sindacati più «dialoganti», Fim, Uilm e Fismic – gli stessi che qualche giorno fa hanno firmato a Pomigliano – ieri hanno indetto due ore di sciopero (per oggi) per il premio di risultato. Anche la Fiom si mobilita: domani
sarà sciopero di 4 ore, mentre la manifestazione lucana è stata spostata da Potenza a Melfi, in solidarietà con gli operai licenziati che da ieri occupano la Porta Venosina. Il 21 luglio, poi, la Fiom ha deciso di manifestare a Termini Imerese, contro la chiusura. Intanto ieri hanno scioperato anche a Mirafiori, e dopo il corteo è intervenuto Pino Capozzi, l’impiegato messo alla porta perché ha usato la mail aziendale per comunicazioni sindacali: «Quello chemi ha colpito – ha detto – è un provvedimento ingiusto che limita la libertà di espressione e di opinione ». Il rappresentante Fiom ha poi esortato i colleghi a «non mollare per qualunque battaglia, quella sul premio di risultato e altre in futuro». Sulla decisione Fiat di negare il premio di risultato, è intervenuto il segretario della Fiom Piemonte Giorgio Airaudo:
«A Torino, per esempio, tutti gli addetti del gruppo hanno come minimo già fatto 10 settimane di cassa integrazione, con una perdita salariale di mille euro che sommata alla cassa che si farà nel secondo semestre e al mancato conguaglio comporterà una riduzione di circa due mensilità». E proprio dai lavoratori e dai delegati Fiom di Mirafiori ieri era venuto un invito al dialogo: una lettera aperta indirizzata all’ad Sergio Marchionne è stata volantinata davanti alla fabbrica. «Nel 2004, quando lei da poco era in Fiat – scrivono i lavoratori a Marchionne – dichiarò che il problema della competitività dell’auto non dipendeva dal costo del lavoro, che valeva circa un 8% per unità di prodotto. Oggi ci è difficile credere che, improvvisamente, tutto dipenda solo ed esclusivamente dalla nostra disponibilità ad adeguarci a condizioni di lavoro che, a nostro avviso, ci faranno fare un salto indietro nel tempo».
«Non abbiamo quindi una visione personalistica e tantomeno semplicistica, ci sforziamo al contrario di tenere insieme il tutto – continuano – È fin troppo noto come i lavoratori siano stati fondamentali, nel corso di anni difficili, per fare in modo che la Fiat continuasse a rimanere sul mercato. Abbiamo fatto, facciamo e faremo molti sacrifici con la cassa integrazione». «Ed è difficile pensare di farne altri quando l’azienda distribuisce dividendi ai soci per diverse centinaia dimilioni di euro e incrementa i compensi dei topmanager da un anno all’altro tra il 39% e il 53%. Parallelamente sul nostro premio di risultato incombono voci, non smentite, che potrebbe essere nullo o di una cifra pressoché simbolica » (la lettera è stata scritta prima che arrivasse la notizia, dalla stessa Fiat, che non erogherà un euro, ndr).
«Noi vogliamo preservare i nostri posti di lavoro, salvare i nostri redditi e guardare al futuro con più serenità per le nostre famiglie. Non si tratta di contrapporre lavoratori e imprenditori, ma di prendere atto delle differenti condizioni e delle diverse responsabilità collaborando per il futuro con condivisione e non per coercizione». «È importante mettersi in gioco, come dice lei, se si tiene veramente alle persone a cui ci si rivolge – concludono i lavoratori e delegati Fiom – ma è altrettanto importante riconoscersi reciprocamente e non sarà certo con i licenziamenti di lavoratori e delegati della Fiom Cgil o di altri sindacati che questo avverrà. Per questo la invitiamo a venire in mezzo a noi per confrontarci e approfondire i temi trattati, senza filtri e finzioni comunicative». La lettera è stata apprezzata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «È un non stare più sull’Aventino e un voler riprendere un dialogo, e questo è importante. Credo – ha aggiunto – che sarà impossibile cambiare le condizioni di quell’accordo perché è stato firmato da altri sindacati, ma giudico positivo il fatto che la Fiom decida di ricominciare a fare il suo mestiere, quello di trattare».