«Questa volta non ci dividerete»

06/10/2003

    domenica 5 ottobre 2003

    «Questa volta non ci dividerete»
    Oltre 250mila lavoratori dicono al governo e all’Europa che diritti, lavoro e pensioni non si toccano

    Felicia Masocco
    ROMA In Europa soffia un vento contro-riformista, in Italia tira più forte ma il governo Berlusconi questa volta si ritroverà di fronte un sindacato unito. Dal palco di piazza del Popolo una sfida, un impegno pubblico dei tre leader di Cgil, Cisl e Uil, la battaglia né facile né breve per fermare la riforma delle pensioni e modificare la legge Finanziaria verrà condotta unitariamente, «qui nessuno è scemo, non ci faremo dividere di nuovo», ha avvertito Epifani. E al termine del suo intervento Pezzotta va a stringergli la mano, si unisce Angeletti, non sembra una posa ad uso e consumo dei fotografi e neanche un gesto di pura cordialità. Sembra piuttosto un momento di discontinuità con quanto finora è stato, se divergenze ancora ci sono – e probabilmente ci sono – in questa fase saranno tenute lontano dalla ribalta.
    È una risposta dura, un muro contro il muro alzato da un governo bifronte, che da un lato decide da sé facendo calare la scure sugli interessi di chi lavora, dall’altro ripete la litania del dialogo ancora possibile con chi quegli interessi rappresenta. Anzi, con una parte di essi.
    «Ci riprovano – continua il leader della Cgil – riprovano a dividerci, ma abbiamo capito e non lo permetteremo. Non vi illudete – aggiunge all’indirizzo del ministro Maroni – il treno non passa mai due volte sugli stessi binari e per la stessa stazione». Un dialogo alla maniera della
    destra, quello di Maroni, «Un monologo sociale» taglia corto Savino Pezzotta, «Non lo conosciamo e non lo vogliamo perché non porta rispetto ai lavoratori», dice Epifani ricordando che da sei mesi il sindacato italiano aspetta un confronto, «il governo non ci ha voluto parlare, salvo poi decidere da solo e contro di noi».
    L’unità è ritrovata contro gli interventi sulla previdenza e per una Finanziaria più efficace ed equa, ed era quello che i 250mila riuniti nel catino di piazza del Popolo volevano ascoltare, da loro un mandato per ovazione a continuare su questa strada, «Su questi temi non esistono
    differenze tra Cgil, Cisl e Uil», assicura Luigi Angeletti, «È la realtà della bandiere che si sono mescolate», conferma Savino Pezzotta. Di bandiere in effetti se ne sono viste diverse, quelle di Cgil, Cisl e Uil in ordine sparso, senza «orgoglio» d’appartenenza, e quelle di molte delle 37 sigle europee che hanno aderito alla manifestazione del Ces. Colori e loghi
    differenti e una comune preoccupazione, contrastare quello che Pezzotta ha definito il «vento controriformista» che tira nell’Unione. Prima di lui il segretario della Ces, John Monks, aveva parlato dell’attacco delle «forze della conservazione». «Vogliono far tornare indietro
    l’orologio della storia, intendono riaffermare la subalternità dei lavoratori e assecondare gli interessi della grande proprietà e delle grandi ricchezze». L’attacco è al welfare, ai diritti dei lavoratori, ai sindacati, è «un attacco all’eguaglianza, allo sviluppo sociale, ai diritti degli immigrati e alla loro integrazione». Con un «giù le mani» scandito con un italiano malfermo, Monks conclude il suo intervento iniziato con l’«offerta» del sostegno della Ces a Cgil, Cisl e Uil per la «campagna unitaria» appena iniziata «contro la politica del governo Berlusconi».
    Non solo la «controriforma» delle pensioni. «Avevamo chiesto una Finanziaria di sviluppo e il governo premia chi evade e chi abusa mentre sui prezzi che continuano ad aumentare e
    sui salari che continuano a diminuire non fa nulla». Di questo si doveva discutere per Pezzotta «e invece non si rispettano gli impegni e si attacca il sindacato».
    E a Bossi che continua a ripetere di aver salvato le pensioni di anzianità: «Non è vero, sono state abolite». Un provvedimento «iniquo e ingiusto e non risolve i problemi del Paese – incalza Luigi Angeletti -. Una riforma sgangherata. La nostra battaglia proseguirà fino a
    quando il governo non cambierà politica». La sintesi a Candido Mendez, il presidente
    della Ces che ha preso la parola per ultimo sul palco: «È una riforma né saggia, né necessaria, è ingiusta e frutto dell’ignoranza» ha detto Mendez in spagnolo replicando a Berlusconi che l’ha definita «saggia e giusta».
    Dalle prossime settimane il governo dovrà fare i conti con un interlocutore «che sarà scomodo, ma pesa ha avvertito Guglielmo Epifani – perché 12 milioni di lavoratori, giovani e pensionati (tanti sono gli iscritti alle confederazioni) non sono un accidente della democrazia, ma sono la democrazia». L’obiettivo è far cambiare strada all’esecutivo. «Non sarà
    facile, non abbiamo i media del presidente del Consiglio, né dirette televisive. Ma
    abbiamo la forza straordinaria della ragione, siamo gente seria». Dall’Europa all’Italia, dall’Italia all’Europa: Cgil, Cisl e Uil chiedono una Ue che metta la pace e l’equità sociale al
    centro del suo futuro. E una Costituzione che ne garantisca il fondamento democratico. «Ogni europeo ovunque abitante deve avere stessi diritti e stessi doveri – ha spiegato Epifani – l’Europa che vogliamo deve avere cittadinanza uguale, un cuore democratico, non tecnocratico». L’Europa che abbiamo ora, invece, si culla nell’illusione di una maggiore «dinamicità», «ma sarà solo più povera, con più esclusi, con cittadini senza identità e senza speranza».