Questa vita (migliore?) ad aria condizionata

28/06/2001

Corriere della Sera





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Assediati dai rigetti di calore e dal rumore: forse si stava meglio quando si sudava di più

Questa vita (migliore?) ad aria condizionata

      «E vedete infatti che la perfetta comodità dell’aria e del tempo è cosa tanto rara che quando si trova, anche nelle migliori stagioni, tutti, come naturalmente, sono portati a dire: che bel tempo! che buon’aria dolce…». Così scriveva Leopardi nel 1828. Ripensarvi non è forse gran conforto per chi vaghi d’estate al centro di Milano, tra l’aria condizionata. Ma almeno quando pietre e asfalto s’infuocano, estraniarsi giova, proprio come il passo più lento, per non lasciarsi snervare dal calore. Per quanto si cerchi il più possibile l’ombra, ci assediano, però, improvvisi rigetti di calore. Bollori dell’aria sovente pompati dai condizionatori, ronzanti come enormi zanzare. Inevitabili esiti dell’aria più fredda respirata da chi intanto lavora in banca o guida. Il sollievo d’alcuni evolve in fastidio per altri.
      Come sperimenta pure chi s’industri a crearsi in casa d’estate corridoi di ombre e correnti, per non sentire il caldo. E invece trovi all’improvviso scombinato ogni atavico espediente dalla rumorosa alitata che emana dalla casa del vicino che ha installato l’aria condizionata. Sicuro avvio di un litigio. Come quelli di quanti nei loro uffici lamentano torcicolli, raffreddori estivi, mucose disidratate. Biasimati a loro volta dai colleghi, anche se poi un guasto dell’impianto rivela a tutti l’inconveniente di vivere sigillati.
      Tuttavia a Milano d’estate chi non brama l’aria condizionata? Come recita una poesia di Porta: «Milan l’è un paes che mett ingossa, che l’aria l’è malsana, umeda, grossa». E inoltre adesso con l’effetto serra, quali azioni possono dirsi migliori di quelle dell’imprese di condizionatori d’aria? Altro che Internet. Per raffreddare l’aria si sono spesi in Italia 1.900 miliardi l’anno scorso, con un aumento del 26%. Tanto che entro tre anni il picco dei consumi di energia elettrica si verificherà in estate, e non più a dicembre. Notizia che non è un bene per l’ambiente. E però le fabbriche italiane di condizionatori si sono dichiarate per l’uso di idrocarburi invece dei gas refrigeranti più nocivi. E chi può negare che l’aria condizionata in tutto il mondo ha giovato e giova a lavorare meglio? Appunto nell’operosa Lombardia si concentra metà del fatturato delle industrie che imbalsamano l’aria per refrigerarla.
      Verrebbe da rassegnarsi. Non pare esservi altro rimedio se non adeguarsi all’aria condizionata. Come del resto vi spiegherà pure il vicino che ha installato il condizionatore accanto alla finestra della vostra camera da letto. Dicendovi che per evitare rumori e calori c’è l’unica soluzione di installarne uno pure voi. In effetti ormai torcicolli, rumori, raffreddori, consumi elettrici, fiatate di calore sono sentiti dal senso comune come minimi difetti. E però per quanto camminando nell’afa ci si rassicuri con questi ragionamenti, qualcosa non torna. Ma perché le case costruite coi materiali di una volta erano più fresche? Perché non si ricorre alle piante, se basta appoggiare il palmo di una mano su un prato per sentire fresco? Perché non si favoriscono quelle architetture che inducono correnti d’aria interne, senza condizionatori? Perché le banche italiane che sono le maggiori consumatrici di aria condizionata non imitano la sede della ING Bank ad Amsterdam, meraviglia ecologica di torri a ventilazione meccanica? Domande ingenue da medioadriatico accaldato per le strade di Milano, che di Amsterdam è certo più calda.

      Eppure consimili dubbi nelle grandi città dovrebbero ormai venire a tutti. Il male originario non sono i condizionatori d’aria: ma il modo in cui città, e case, e vie sono fatte. Peggio di formicai e termitai, che sono invece capolavori per come mantengono al loro interno la temperatura costante. In conclusione è tempo di chiedersi se per alleviare il calore dell’aria e mantenerla sottile non sarebbe tempo di ripensare le architetture e le città. Questo è il difetto originario, a cui l’aria condizionata non rimedia. Né andrebbe trascurato Leopardi che scriveva: «Ne’ luoghi d’aria sottile, gli ingegni sogliono essere maggiori e più svegliati e capaci, e particolarmente più acuti e più portati e disposti alla furberia. I più furbi per abito e i più ingegnosi per natura di tutti gli italiani sono i marchegiani: il che senza dubbio ha relazione colla sottigliezza della loro aria. Similmente gli italiani in generale a paragone delle altre nazioni». Leopardi peccava di campanilismo. Ma nell’anima di tutti gli italiani v’è, a ben pensarvi, una leggerezza mai così a suo agio come quando si bea e si compiace dell’aria.
di GEMINELLO ALVI


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