Quell’omissis di D’Alema

04/07/2002

4 luglio 2002



Quell’omissis di D’Alema
Nel suo intervento in aula non dice mai né Cgil né Cofferati. I deputati del correntone escono furibondi e «sconcertati». Il sindacato fa sapere polemicamente di aver apprezzato Rutelli

COSIMO ROSSI


ROMA
«In certi casi il silenzio vale più di mille parole». Anche perché, se dovessero dar fiato al loro «sconcerto», tanti deputati della Quercia lo descriverebbero con frasi impronunciabili. Perché schiumano letteralmente rabbia per quello che ha detto Massimo D’Alema durante il dibattito parlamentare sulle dimissioni di Claudio Scajola dal Viminale. Anzi, per quello che il presidente della Quercia «non ha detto». Ovvero il nome di Sergio Cofferati, bersaglio insieme alla Cgil della campagna del governo. E infatti «non l’ha presa bene» nemmeno il sindacato di corso Italia: in questo caso non per la dimenticanza di Cofferati – quello è uno, anche se è il segretario – ma per l’omissione della sigla che raccoglie 5.634.415 iscritti, si ricorda per la precisione; tutti più o meno irritati nei confronti della smemoratezza dell’ex premier. Un nome, solo un nome, una parola, una sigla di meno in dieci minuti di intervento. Ma una doppia omissione che non può essere stato solo «una svista», si mormora nel plotone della minoranza diessina uscito scuro in volto e con la bocca cucita dall’aula di Montecitorio. E nemmeno può essere stato che, nella foga oratoria, a D’Alema siano sfuggiti di mente la sigla della Cgil e il nome del suo segretario. «E dire che aveva fatto tutta la tirata sul conflitto sociale», lamenta l’errore anche qualche deputato di provata fede dalemiana.

Invece macché, il nome di Cofferati e quello della Cgil si sono seccati sulle labbra di D’Alema prima che il presidente della Quercia riuscisse a pronunciarli. «Li ha lasciati fare a quell’anima morta di Rutelli», si sfogano i deputati della minoranza ds. E di questo si è accorto anche il sindacato di Corso Italia. Che anzi ha fatto diramare alle agenzie una nota che suona come la censura più dura nei confronti dell’intervento del presidente Ds. «La Cgil ha apprezzato l’intervento del leader della Margherita, Francesco Rutelli, durante il dibattito parlamentare sul caso-Scajola». Punto. Come dire: D’Alema, invece, non lo abbiamo apprezzato per niente.

Del resto, in casa Cgil pare che se lo sentissero che andava a finire così. Già il fatto che – di fronte al caso Scajola e ai ripetuti attacchi a Cofferati – il segretario dei Ds Piero Fassino avesse dato la preferenza al congresso dei laburisti israeliani anziché al dibattito parlamentare era stato interpretato come un pessimo presagio dai vertici del sindacato. Dall’intervento di D’Alema, poi, non ci si aspettava certo la presa di posizione auspicata.

E infatti, alla fine è stato Rutelli a prendere in parlamento – e in diretta televisiva di fronte al paese – le difese della Cgil e del suo leader. Una difesa che è stata tanto più apprezzata quanto era stato il leader della Margherita, nelle scorse settimane, a muovere critiche nei confronti dell’atteggiamento di Cofferati nella trattativa sull’articolo 18. Perciò ieri tra i banchi parlamentari dei sostenitori della linea di Cofferati c’era di che essere soddisfatti dell’andamento della seduta. Finché non ci si è messo D’Alema con la sua dimenticanza. «Adesso incassiamo Rutelli e domani vediamo», dicono dunque i diessini tra un« non me lo spiego» e un «senso di amarezza». Non senza qualche sprizzata di veleno per alcuni «toni bipartisan» dell’ex premier che fanno sentire odore di «inciucio» anche sulla nomina di Beppe Pisanu: che manterrebbe inalterati gli assetti interni al Viminale (cioè De Gennaro) come gradirebbero alcuni esponenti dlela maggioranza Ds.

Ma di «amarezza» si parla anche per D’Alema. «Lui ci è rimasto male – dice chi ci ha parlato pur da posizioni diverse all’interno dei Ds – Era convinto di aver detto quello che doveva». E per farlo capire, l’ex premier ci tiene a precisare in Transatlantico quello che non ha detto in aula: «Anche questa sera Berlusconi non ha rinunciato a fare un accostamento moralmente disgustoso e politicamente inaccettabile – detta D’Alema alle agenzie – La situazione resterà difficile fino a quando si continuerà ad accostare in modo strumentale il terrorismo alle lotte sociali e alle iniziative legittime di una grande organizzazione sociale, come la Cgil, e il suo leader».

Una correzione tardiva e che soprattutto non consente di riparare il danno. Perché l’irritazione della Cgil resta forte e con essa si acuisce il clima di tensione tra sindacato e Ds. Perché il sospetto che gli omissis di D’Alema siano stati volontari resta ad alimentare il clima già avvelenato all’interno dei Ds e con la Cgil. Perché se invece dolo non c’è stato da parte del presidente Ds, il suo intervento tutto rivolto all’emiciclo politico anziché agli italiani in diretta tv fa sospettare anche agli osservatori interni ai Ds che «se uno pensa sempre di essere a cavallo e di menare i giochi, vuol dire che è bollito».