Quello scudo parlamentare da garanzia a privilegio

13/05/2003
           
          MARTEDÌ, 13 MAGGIO 2003
           
          Pagina 7 – Interni
           
          l´immunità
           
          Quello scudo parlamentare da garanzia a privilegio
           
           
           
          Dieci anni fa il Senato cambiava la Costituzione
          Fu il risultato della campagna morale dopo Tangentopoli
          Berlusconi scende in campo e lancia la campagna anti-magistrati Lo scontro in Parlamento, la polemica sul lodo Maccanico
          In Europa esiste un quadro legislativo articolato su autorizzazione a procedere e garanzie a tutela dei parlamentari
           
          SILVIO BUZZANCA

          ROMA – L´autorizzazione a procedere e l´immunità parlamentare, come le avevano previste i padri costituenti, scomparvero nel pomeriggio del 28 ottobre 1993 al Senato. Sei mesi dopo che la Camera aveva detto no alle richieste dei magistrati milanesi che volevano procedere contro Bettino Craxi. Un no che aveva scatenato il finimondo in un´Italia già abbastanza sconvolta dal ciclone Mani Pulite e aveva convinto molti che la parola immunità era diventata sinonimo di impunità.
          La parola d´ordine era cancellare quello che veniva considerato un privilegio del ceto politico. Ma anche in Europa tirava lo stesso vento. Nel novembre del 1993 in Francia si stabiliva che i membri del governo erano penalmente responsabili dei loro atti. Ovunque scemavano le garanzie. In Gran Bretagna, per la prima volta, si poteva procedere per diffamazione contro un deputato. Altrove non cambiava nulla. Ma perché c´era poco da cambiare. In Germania non c´erano protezioni particolari per il cancelliere i i suoi ministri.
          Il pomeriggio del 28 ottobre ben 224 senatori votarono in seconda lettura le modifiche all´articolo 68 della Costituzione, cancellando la norma che prevedeva un voto della camera di appartenenza prima di poter avviare un´indagine contro un parlamentare. Quel pomeriggio votarono tutti a favore: si astennero in tredici, nessuno ebbe il coraggio di dire no. E del resto alla Camera, pochi giorni prima, non era successa cosa diversa. I voti a favore erano stati 542, i contrari 5, fra cui Vittorio Sgarbi, un solo astenuto. Votarono tutti a favore: i piedissini di Achille Occhetto, i leghisti di Umberto Bossi, i democristiani, gli stessi socialisti, i missini di Gianfranco Fini. Dissero sì tutti gli altri.
          Altri tempi. La questione morale era il cavallo di battaglia di molti. E che i magistrati potessero finalmente indagare senza passare prima dalla mannaia della Camera o del Senato, che in ogni indagine vedeva il "fumo della persecuzione", apparve un buona mossa per soddisfare un´opinione pubblica prima stupita e poi esaltata da Mani pulite. Certo, restava in piede la necessità di richiesta di autorizzazione per l´arresto, restava in piedi la norma dell´insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell´esercizio delle loro funzioni. Ma senza una legge di attuazione, e con grande confusione in materia di intercettazioni.
          Di immunità non si parla più per un po´. Ma non c´erano ancora il Berlusconi e le sue campagne contro le toghe rosse. Negli anni successivi ci saranno i voti parlamentari su Dell´Utri, Previti, tanto per citare alcuni casi in cui si tornerà a parlare di immunità. Intanto anche i magistrati cambiano strategia. Si appellano sempre più frequentemente alla Corte Costituzionale, si solleva il conflitto di attribuzione contro i no del Parlamento.
          Si tratta ancora delle prime schermaglie.Poi, sotto l´incalzare dei procedimenti giudiziari contro Berlusconi, Francesco Nitto Palma pensa di presentare un emendamento al progetto di attuazione dell´articolo 68. Il deputato forzista vuole stabilire per legge, ordinaria, che premier e ministri, il presidente della Repubblica e i giudici costituzionali una volta eletti non si possano processare. Fino a quando restano in carica. Il resto è cronaca, con la polemica sul lodo Maccanico e il nuovo assalto ai magistrati.

           
           
          GRAN BRETAGNA
           
          Attenuate le protezioni
           La Gran Bretagna prevede l´immunità per gli atti parlamentari e i voti espressi fin dal 1689. Una storia lunghissima confermata dalla prassi parlamentare e dalle convenzioni costituzionali. Nel passato il divieto di intrusione nella sfera parlamentare era tanto assoluto che non si poteva accedere neanche ai lavori preparatori per procedere all´interpretazione legislativa. Una rigidità superata all´inizio degli Anni ’90 nel senso di permettere la citazione in giudizio del parlamentare per le cause di diffamazione. E per estensione anche per altri reati comuni. I parlamentari non possono essere arrestati, ma sono sottoposti a i poteri sanzionatori della Camera di appartenenza. La regina è insindacabile e gode di immunità assoluta. Non è così per i membri del governo che possono essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente anche degli atti compiuti nell´esercizio delle loro funzioni.
          FRANCIA
           
          Per i ministri niente barriera
           La Costituzione francese prevede, articolo 26, che un parlamentare non è responsabile «per opinioni o voti espressi nell´esercizio delle sue funzioni». L´immunità vale sia in sede civile sia in sede penale. Sono esclusi però tutti gli atti e le dichiarazioni che non hanno un nesso diretto con l´attività parlamentare. Dunque non sono coperti dall´immunità articoli sui giornali, dichiarazioni fatte in riunioni private o pubbliche. Restano fuori dall´immunità anche atti compiuti per incarico del governo. Non è necessaria autorizzazione della Camera per l´esercizio dell´azione penale – modifica costituzionale del 1995 – ma l´assemblea può sospenderla, come per l´arresto, per la sessione in corso. Il presidente della Repubblica è totalmente irresponsabile, ma Chirac ha creato una commissione ad hoc per studiare modifiche. I ministri possono essere indagati qualsiasi momento.
          GERMANIA
           
          Politici uguali ai funzionari
           A Berlino i parlamentari godono dell´immunità per tutto quello che fanno nella loro veste di deputati. Non possono essere arrestati o privati in altro modo della libertà senza l´autorizzazione del Bundestag. E il Bundestag si deve pronunciare anche in merito ad ogni procedimento penale che interessi un parlamentare. Il Cancelliere e i suoi ministri sono sottoposti alla normativa generale dei funzionari pubblici. Per i loro atti di governo non godono quindi di immunità, ma sono sottoposti al diritto comune dei funzionari. E per gli atti estranei all´attività di governo non godono di alcuna forma di immunità. Il presidente della Repubblica tedesca è perseguibile solo per violazione premeditata della Legge Fondamentale. Neanche i giudici della Corte costituzionale godono di immunità e anche loro sono sottoposti al regime dei dipendenti pubblici.

          STATI UNITI
           
          Comitati etici per gli eletti
           Gli Stati Uniti prevedono l´immunità per tutti i voti e le dichiarazioni politiche dei parlamentari. Senatori e deputati non possono essere quindi arrestati a meno che per «alto tradimento, reato grave e violazione dell´ordine pubblico». I parlamentari possono essere però perseguiti dai comitati etici di Camera dei rappresentanti e Senato per violazione dei codici etici dei due rami del Congresso. La Costituzione americana non prevede immunità particolare per il presidente e gli altri membri del governo. La Corte suprema ha stabilito però che il presidente gode di un´ampia immunità funzionale legata alla sua doppia carica di capo dello Stato e di capo dell´esecutivo. Nonostante questo negli ultimi 30 anni magistrati e autorità indipendenti hanno aperto inchieste contro i presidenti Nixon, costretto poi alle dimissioni per il Watergate, Reagan e Clinton.
           
           
           SPAGNA
           
          C´è il filtro del Foro speciale
           
           La Spagna ha una costituzione che prevede la "immunidad" per i parlamentari per tutta la durata del loro mandato. Non possono essere arrestati o sottoposti a processo penale senza l´autorizzazione a procedere della Camera. L´immunità prevede il principio del foro speciale: le azioni contro i parlamentari, come contro il presidente del Consiglio e i membri del governo, sono filtrati dalla Sezione penale del Tribunale supremo, l´equivalente della nostra Corte di Cassazione, che decide se rinviare la richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera o bloccare tutto. Per i membri del governo non esiste alcuna forma di immunità particolare, ma solo la riserva del solito foro speciale: il Tribunale supremo. Un quarto dei membri di un´Assemblea possono chiedere la messa in stato d´accusa del membro del governo e questa richiesta deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei parlamentari.