Quell’incontro segreto tra Pezzotta, Angeletti, Maroni e il premier

15/03/2002



DIETRO LE QUINTE


Quell’incontro segreto tra Pezzotta, Angeletti, Maroni e il premier
      ROMA – Ora c’è chi vuole approfittare dello strappo per regolare i conti. E chi, invece, punta a salvare quel poco che c’è ancora da salvare nel rapporto fra governo e sindacati, soprattutto la Cisl. Nel Consiglio dei ministri di ieri il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini ha difeso energicamente questa linea contro quella manifestata dall’economista liberista Antonio Martino, ministro della Difesa. Una polemica che è anche traccia del nervosismo lasciato nella maggioranza dalla decisione (sofferta da molti, come il ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno) di scegliere la linea dura. E che non è certamente l’unica. Come testimonia un altro episodio accaduto durante la riunione di governo di ieri, quando a un certo punto ha fatto capolino una proposta del ministro del Lavoro Roberto Maroni che puntava ad allargare ulteriormente le maglie dell’articolo 18. L’idea era quella di abolire completamente le garanzie di quella norma per tutti i neoassunti nelle regioni meridionali. Rocco Buttiglione, esponente di quell’area cattolica più favorevole alla trattativa con il sindacato, che nei giorni scorsi aveva dovuto mandare giù molti bocconi amari, è andato su tutte le furie. «Questo governo non è la Confindustria», ha protestato. E la proposta è finita nel cassetto. Come Fini, Buttiglione non crede sia il caso di inasprire i toni dello scontro in atto con il sindacato, destinato comunque a lasciare segni profondi dopo la rottura con Cisl e Uil. Maturata in circostanze davvero singolari. Qualche giorno prima dell’incontro fra governo e parti sociali a Palazzo Chigi, ci fu una riunione notturna e riservatissima fra Maroni, i leader della Cisl Savino Pezzotta e della Uil Luigi Angeletti, e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: riunione che avrebbe spianato la strada alla ripresa della trattativa. Durante il colloquio Pezzotta e Angeletti avrebbero infatti assicurato disponibilità a una trattativa a tutto campo, ferma restando la contrarietà alle norme sui licenziamenti. Una disponibilità che sarebbe però sfumata soltanto poche ore dopo l’incontro del 20 febbraio a Palazzo Chigi.
Sergio Rizzo


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