Quelli della Vinyls a Montecitorio «E ora Berlusconi ci dia delle risposte»

21/07/2010

Racconta con un fil di voce Antonello, 54 anni che da quando è in cassa integrazione ha dovuto ritirare il figlio grande dall’università. Per la più piccola, quindicenne, spesso nonci sono neppure i soldi per la merenda a scuola. «Andiamo avanti con i prestiti di amici e parenti, capisce fino a che punto mi sono dovuto umiliare?». Per questo l’unica polemica di dignità che gli è rimasta, parafrasando De Andrè, è quella di essere uno dei cinque “duri e puri” che imperterriti da oltre146giorni occupano l’isola dell’Asinara. I cassintegrati della Vinyls, il colosso della chimica ora fermo, stanno ottenendo solidarietà soprattutto sul web con la loro pagina Facebook (più di 30mila “amici”) e con il loro blog, nel quale raccontano giorno dopo giorno la dura vita di chi ha scelto di occupare pacificamente due luoghi simbolo della Sardegna (oltre all’isola dell’Asinara, la Torre Aragonese di Porto Torres) per vedere rispettato il basilare diritto al lavoro. Ieri un centinaio di rappresentanti degli stabilimenti di Marghera, Ravenna e Porto Torres sono giunti a Roma, sotto Montecitorio, per la mobilitazione organizzata dalla Cgil e dalla Filctem per dare una scossa alla vertenza della Vinyls. Il loro interlocutore naturale sarebbe il ministro allo sviluppo economico che però, come dice Pinuccio, «non c’è per problemi di casa». La questione è, quindi, tutta in mano a Berlusconi al quale si rivolge Alberto Morselli, segretario generale della Filctem-Cgil: «Se la chimica è strategica, come più volte detto a parole, il presidente del Consiglio lo dimostri una volta per tutte. Innanzitutto, chieda ad Eni di salvare Vinyls e di istruire un piano industriale di rilancio nel settore; faccia rispettare l’impegno di riavvio degli impianti assunto dai commissari straordinari; salvi i posti di lavoro e l’integrità del ciclo del cloro ». «La previsione è che si ripartirebbe,- dice Morselli –dopo che anche gli arabi della Ramco hanno gettato la spugna, da un nuovo bando internazionale annunciato dal sottosegretario Saglia nell’incontro del 15 giugno scorso. Ma la gara sembra ancora tutta da scrivere. Ogni giorno che passa c’è il rischio che i commissari non abbiano neppure i soldi per pagare gli stipendi». Intanto gli operai restan oin cassa integrazione e non mollano le occupazioni. A Porto Torres hanno piantato delle croci per terra, «perché la chiusura dell’azienda rappresenta la morte economica del territorio», spiega Pinuccio e gli fa eco Emanuele, «nel sassarese c’è una disoccupazione giovanile del 42%, se viene chiuso anche il nostro stabilimento sono altri giovani a spasso, esperti in chimica, mi dite dove si ricollocano?». «Cappellacci si deve prendere le sue responsabilità – dice Massimiliano – la Regione Sardegna ha il suo ruolo da giocare nella vertenza». Intanto mettono sul tavolo un dato: l’Italia l’anno scorso ha acquistato da Francia, Belgio, Inghilterra e Germania (paesi con il costo del lavoro uguale o superiore al nostro) 750 mila tonnellate di Pvc. Il mercato quindi per il prodotto della Vinyls c’è. «Ma com’è – si chiedono gli operai cassintegrati – che questo paese non ha una politica industriale? »