Quelli che rivogliono la scala mobile

17/03/2006
    venerd�, 17 marzo 2006

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    PASSATO
    COBAS, SINISTRA CGIL, PDCI, SALVI E RIFONDAZIONE

      Quelli che rivogliono la scala mobile
      La gauche torna a raccogliere firme

        Vogliono una �nuova scala mobile� e per raggiungere il loro scopo hanno anche fatto partire la pi� classica raccolta di firme per una legge d’iniziativa popolare sull’argomento. Come si sa, di firme ne servono 50 mila ma i banchetti sono partiti a spron battuto dal 10 marzo e in molte citt� italiane. Obiettivo, reintrodurre un meccanismo automatico di rivalutazione delle retribuzioni ma per �tutti� i lavoratori: recita infatti l’articolo 1 che si tratta di adeguare automaticamente alla crescita dell’inflazione registrata dall’Istat sia le retribuzioni dei lavoratori dipendenti pubblici e privati che dei cococo, cocopro e dei soci di cooperative. Se non � l’uguaglianza salariale in un solo paese poco ci manca ma quello che pi� colpiscono, in calce alla proposta, sono le firme. Fin quando si tratta di quelle della galassia del sindacalismo di base – peraltro in via di ristrutturazione e parziale riunificazione – dalla Cib-Unicobas (presente nelle scuole) alle mitiche RdB Cub, dal Sincobas (vicino ai no global) al Sult (forte nei trasporti) fino alla Confederazione dei Cobas, come dire?, nulla quaestio. Ma accanto a loro compaiono, unite come un solo uomo nella lotta, anche la “Rete 28 aprile” della Cgil (quella alla cui testa c’� il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, che ha firmato le tesi alternative a quelle di Epifani al congresso della Cgil con il suo segretario generale Gianni Rinaldini) e gran bei pezzi di partiti, movimenti e associazioni della sinistra. Dal Pdci, il partito pi� scatenato nel sostegno della proposta (il settimanale del partito, la Rinascita della sinistra ha dedicato alla richiesta di una nuova scala mobile la sua copertina proprio in occasione del congresso della Cgil di Rimini) a Rifondazione, dai Verdi alla componente guidata da Cesare Salvi nei Ds, “Socialismo 2000”. Fino, naturalmente, a movimenti antiliberisti come Attac e associazioni di difesa dei consumatori e degli inquilini (Asia, Unione inquilini).

        I promotori, dunque, puntano ad avere salari in grado di reggere i colpi del caro-vita, difendere il potere d’acquisto e restituire ai contratti la funzione di redistribuzione della ricchezza prodotta. Alla faccia non solo dell’accordo del 1992 stipulato tra il governo Ciampi, la Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che elimin� la scala mobile e perfezion� poi, nel 1993, l’accordo centrato sulla politica dei redditi e sulla contrattazione, inaugurando il meccanismo dell’inflazione programmata, ma anche del decreto di San Valentino del 1984 (e del referendum contro, organizzato dal Pci, che ne segu�, con relativa sconfitta) voluto dal governo Craxi e firmato da Cisl e Uil (ma non dalla Cgil) dell’abolizione di quel meccanismo automatico di difesa dei salari dall’inflazione rappresent� l’inizio della fine.

        �La campagna elettorale – sostiene Pierpaolo Leonardi (Cub) – tiene fuori i temi del lavoro, ma noi ci vogliamo entrare dentro, combattendo il carovita�. E a proposito di elezioni, Paolo Sabatini del Sincobas promette battaglia: �Troveremo forze consistenti contro di noi ma andremo in tutti i singoli posti di lavoro. Contiamo di raccogliere ben pi� di 50 mila firme. Le nostre proposte partono dal basso, ma devono avere un riscontro parlamentare�.

          Ed eccolo, il riscontro. Paolo Ferrero, esponente della segretaria nazionale del Prc, a dire la verit�, � guardingo e spiega che se il programma dell’Unione �va nella direzione giusta� per la redistribuzione del reddito, �questa campagna aiuter� ancora di pi� perch� ha una valenza sul piano sindacale oltre che politico�. Ma il partito dell’Unione pi� scatenato nel sostegno alla campagna � il Pdci: dal segretario Oliviero Diliberto (che ne parlato solo per le pensioni minime) al suo secondo in comando, Marco Rizzo, la richiesta � un coro pressante rivolto direttamente a Prodi. Mente politica e sindacale dell’operazione, il responsabile del dipartimento lavoro del Pdci (ed ex sindacalista della Cgil) Dino Tibaldi: �Rivedere il meccanismo di rilevazione dei prezzi di consumo dell’Istat, avendo un paniere che rispecchia i consumi reali dei lavoratori, � importantissimo visto che dal ’93 ad oggi dieci punti di Pil sono passati dalle tasche dei lavoratori e dei pensionati ai redditi da capitale e alla speculazione finanziaria�. Chiaro, dunque, l’obiettivo: non solo tutelare il potere d’acquisto di salari e pensioni, ma anche �redistribuire la ricchezza prodotta nel Paese�. Che � come dire “guai ai ricchi”.