Quelle colf dall’Est per assistere gli anziani

29/11/2001

Giornale di Brescia
Mercoledì 28 novembre 2001




 LETTERE AL DIRETTORE
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Quelle colf dall’Est per assistere gli anziani
     Sono moldave, bielorusse, ucraine, bulgare e di altri Paesi dell’Est oppure filippine e singalesi. Sono le collaboratrici familiare straniere ormai indispensabili nella nostra società. Assistono gli anziani soprattutto, ma anche gli ammalati cronici, i portatori di handicap, i bambini e svolgono i lavori domestici. Non se ne può fare a meno, soprattutto perché costano circa la metà della manodopera italiana e, si sa, molte famiglie, pur avendone fondata necessità, non sarebbero in grado di pagare una collaboratrice domestica che lavora «in regola» soprattutto per l’elevato coso dei contributi connessi al salario. Così la collaborazione delle donne extracomunitarie che lavorano in nero e che si accontentano di una remunerazione medio-bassa risolve molti problemi. Queste donne – va ancora precisato – in genere sono brave, affidabili, lavoratrici, non guardano all’orario e, particolare sottaciuto ma che ha la sua importanza, hanno la pelle bianca. Sono clandestine: fanno comodo alla nostra società, ma vogliamo metterci in testa che sono clandestine? Vogliamo ricordarci che è reato assumere un lavoratore clandestino? Un duplice reato, per il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e poi per la violazione delle norme che regolano l’avviamento al lavoro. Allora decidiamoci, perché lasciare le cose così significa fare del male a tutti, al datore di lavoro italiano che rischia il processo penale e pesanti ammende, al lavoratore straniero che, essendo in stato di clandestinità, è privo di ogni diritto sociale e legale e, anche per questo motivo, è soggetto a tutti i ricatti delle mafie che operano in questo settore, al lavoratore italiano e all’immigrato regolare che subiscono una inammissibile concorrenza in forza della quale spesso scelgono di lavorare in nero, danneggiando così il sistema nazionale della previdenza. Cosa fare? Bisogna evitare il più possibile la clandestinità, che quasi sempre significa schiavitù, ultimo anello di potenti organizzazioni, specializzate nel traffico di clandestini destinati alla prostituzione, alla compravendita di organi, di minori, oltre che a fornire lavoratori in nero. Se c’è richiesta di lavoratori stranieri bisogna farli entrare regolarmente e regolarizzare quelli che già sono qui senza inutili burocrazie come il farli tornare prima al Paese d’origine. Proviamo ad analizzare i vari aspetti del problema: il lavoratore in regola costa di più e molte famiglie non potrebbero permet-terselo? Sappiamo che nella maggioranza dei casi il bisogno di questa collaborazione è un vero e proprio stato di forza maggiore. L’assistenza ad un malato o ad un anziano equivale, tanto per fare un paragone, alla necessità di avere un farmaco e se, per certi farmaci, è giusto che chi ha un reddito alto li paghi in proprio e chi ha un reddito basso li abbia gratuiti o a un costo minimo, basta applicare la stessa regola per l’assistenza a domicilio, in particolare per il pagamento della parte contributiva. Ci guadagnerà il lavoratore che finalmente sarà regolarizzato, la famiglia benestante che può pagare, che non avrà più il pensiero di andare contro la legge, la famiglia più povera che non avrà da sostenere oneri aggiuntivi e per la quale è giusto che intervenga la collettività, lo Stato che, incassando i contributi da parte di chi li può pagare, potrà pareggiare o coprire parzialmente i costi dei contributi non versati dalle famiglie più povere. Ci guadagnerebbero tutti sia sotto il profilo economico, che legale, che sociale. Attenzione alle scorciatoie: sarebbe sbagliato autorizzare l’entrata del lavoratore quando c’è bisogno di lavoro e quando il lavoro non c’è più rispedire il lavoratore stesso al Paese d’origine, con tanti saluti. Ho riassunto ovviamente, ma questo sarebbe proprio un comportamento barbaro, perché vorrebbe dire considerare il lavoratore non come persona ma come merce che compero quando mi serve e che butto via quando non mi serve più. Se regolarizzo un lavoratore straniero, me ne devo far carico e mio dovere sarà considerarlo componente di questa società che al lavoratore stesso si è rivolta al momento del bisogno, ma che non lo dimentica quando il bisogno non c’è più e magari ne ha bisogno lui. Ultima considerazione per chi pensa che tutto si possa risolvere con sanatorie per i lavoratori che già sono qui. I problemi bisogna prevenirli e non sanarli a posteriori con provvedimenti che, nella sostanza, sono l’opposto delle norme in vigore. Si potrà discutere se la legge è giusta o sbagliata, si potrà cambiare se necessario, ma la legge che c’è va applicata. Sempre con larghezza di vedute, con magnanimità e coscienza civile ma, ribadisco, la legge va applicata. Altrimenti il comportamento è diseducativo e porta all’anarchia.
AGOSTINO MANTOVANI

presidente Volontari

nel Mondo – Focsiv

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