Quelle cariche con un peso al cuore

28/04/2004


MERCOLEDÌ 28 APRILE 2004

 
Pagina 12 – Economia
 
LE FORZE DELL´ORDINE
Francesco Mobilio, poliziotto e sindacalista, racconta la giornata di scontri a Melfi
Quelle cariche con un peso al cuore "Gli operai sono nostri fratelli"

DAL NOSTRO INVIATO
JENNER MELETTI


      MELFI – File così strane, al self-service vicino ai blocchi, non ne avevano mai viste. Con il vassoio in mano ci sono infatti gli operai della zona industriale – fra loro anche quelli della Fiat Sata – ed i carabinieri del battaglione mobile con la divisa antisommossa. Un´occhiata all´«offerta del giorno» (pasta al forno, spezzatino con patate, frutta a 6,50 euro) poi come ormai succede da una settimana inizia la discussione. «Non è che siete stati tanto bravi. Le botte a noi operai…». «Noi ieri nemmeno eravamo qui. Ma è chiaro che i nostri colleghi hanno fatto quello che dovevano fare: eseguire gli ordini.
      Non è facile nemmeno per noi. Un conto sono gli ultrà allo stadio, un conto siete voi operai, lo sappiamo bene. A Riano Irpino, un mese fa, dopo due giorni che eravano lì la gente ci portava da mangiare.
      Ma una carica, alla fine, abbiamo dovuto farla».
      Non si vedevano da trent´anni, le manganellate agli operai. Ma gli scontri sono stati davvero singolari. Un colpo di sfollagente, poi lo stesso agente aiuta l´operaio a rialzarsi. «Ve l´avevamo detto mille molte, di liberare la strada. E voi lì a insistere». Un poliziotto manda via il collega che ha picchiato troppo forte. Quattro ore di «intimazioni» e di trattative, per sgomberare i blocchi «senza fare male a nessuno». Poi una sola vera carica, ordinata da Roma.

      Anche la «Celere» sembra un ricordo degli anni ?60. Gli agenti in trasferta oggi sono ospitati in hotel a tre e anche quattro stelle, e nella hall leggono le pagine di cronaca e politica dei quotidiani nazionali.
      «Noi sappiamo che fra i manifestanti ci sono i nostri fratelli, i parenti e padri di famiglia, che rivendicano diritti fondamentali». Francesco Mobilio è il segretario provinciale del Silp (sindacato italiano lavoratori di polizia) della Cgil. Lavoratori con la stessa tessera da parti opposte della barricata. E´ ovvio che certe operazioni, dice il segretario, «si fanno con cuore rammaricato». «Ma noi siamo lo strumento attraverso il quale lo Stato garantisce i diritti dei cittadini, anche quello di manifestare. E´ un diritto che rispettiamo e che rivendichiamo anche per noi. Ma se chi manifesta, come succede qui, compie un´illegalità come il blocco stradale, noi siamo chiamati a ripristinare i diritti».
      Lo scontro arriva quando la mediazione fallisce. «Spesso siamo noi i veri mediatori, mettendo in contatto politici, manifestanti, l´azienda di turno. Spendiamo tutto il nostro peso sempre nell´ombra. Questo nostro lavoro non appare mai e non vogliamo che appaia. Ci abbiamo provato a lungo anche qui a Melfi. Ma quando la nostra opera fallisce e il livello dello scontro si alza, noi siamo messi da parte». Se arriva l´ordine di usare la forza, non ci possono essere obiezioni. «Verso questo tipo di manifestanti, proprio perché sono lì a chiedere il rispetto dei diritti, occorre usare la massima cautela. Certo, ci ripetiamo che noi siamo lo strumento per ripristinare la legalità, ma certe giornate sono davvero dure».
      Dagli altoparlanti del furgone Spi Cgil, davanti al blocco principale, arriva anche oggi la protesta «contro il vergognoso attacco ai lavoratori inermi». Si grida contro il governo «che ha usato la violenza per colpire gli operai». A trenta metri – finalmente rilassati dopo giorni di tensione – ci sono un centinaio fra carabinieri, poliziotti e finanzieri. «Ieri ero qui – dice uno degli uomini in divisa – e ho preso parte alla carica. Si sta male, quando sei obbligato a intervenire così. Ma il peggio è arrivato dopo, quando sono tornato a casa. Mia moglie aveva visto le botte in tv, mi ha detto che se i soldi li devo guadagnare così, lei non sa cosa farsene».