Quell’avvicinamento al piano Rutelli

23/02/2004



      Venerdí 20 Febbraio 2004


      Quell’avvicinamento al piano Rutelli


      ROMA – Miglioramenti sensibili ma non sufficienti. È questo il giudizio del Centro sinistra sull’ultima proposta del Governo per riformare le pensioni. Un «no» che arriva anche dalla Margherita che nelle scorse settimane aveva presentato un’ipotesi di riforma del welfare. E sulla bocciatura della proposta governativa l’opposizione ritrova (almeno momentaneamente) la propria unità. Le critiche all’ipotesi avanzata da Fini, Tremonti e Maroni sono sostanzialemnte due: la riforma del Governo è finalizzata esclusivamente a fare cassa e non interviene sul sistema del Welfare; la scelta dell’obbligatorietà a 60 anni è sbagliata perché toglie ai lavoratori la possibilità di calibrare l’uscita dal mondo del lavoro. Apprezzate invece le decisioni dell’Esecutivo sull’accantonamento della decontribuzione e sul silenzio-assenso del lavoratore per l’utilizzazione del Tfr. «Si deve agire con gradualità e consenso – ha commentato ieri il leader della Margherita, Francesco Rutelli – la nostra proposta non impone misure obbligatorie ma punta alla volontarietà e affronta la questione non per fare cassa, ma per trovare le risorse per risolvere i problemi crescenti dei giovani precari, che non riescono a costruirsi una pensione e degli anziani autosufficienti, la soluzione prospettata dal governo mantiene invece queste iniquità». Nella proposta della Margherita è prevista l’accelerazione della riforma Dini che, come è noto, prevede una verifica nel 2005. Per Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro dei Governi Dini e Prodi e tra gli autori della proposta della Margherita, quella verifica poteva anche essere anticipata tenendo conto dell’aumento della prospettiva di vita. In sostanza il partito di Rutelli propone di portare l’attuale quota 92 (35 anni di contributi e 57 di età) a quota 94 contro quota 95 della proposta del Governo. Ma la differenza tra le due ipotesi non è in quell’anno di scarto. «Pur essendo meno assurda di quelle presentate precedentemente – osserva Treu – anche quest’ultima ipotesi impone l’obbligatorietà dell’età. La nostra proposta, invece, lascia libertà di scelta nel senso che il lavoratore può decidere di smettere di lavorare anche a 57 anni sapendo però che se non raggiungerà quota 94 il minore versamento di contributi comporterà un abbassamento della pensione». Inoltre, sempre secondo l’ipotesi della Margherita, l’allungamento della vita lavorativa dovrebbe essere incentivato non con bonus ma aumentando il rendimento della pensione futura. La posizione degli esponenti della Margherita è in buona parte condivisa anche dai Ds. «Non va sottovalutato che all’obbligatorietà dei 60 anni di età si somma anche il dimezzamento delle finestre che nel 2008 passeranno da quattro a due – sottolinea Renzo Innocenti – e questo significa che il momento dell’uscita si allunga di un ulteriore anno». Per il deputato diessino, inoltre, «il vincolo dell’età anagrafica rischia di pesare su coloro che vengono espulsi dal mondo del lavoro e che – spiega – non avendo raggiunto i 60 anni di età non avranno maturato il diritto alla pensione». Quanto alla decontribuzione Innocenti, pur giudicando positivamente l’accantonamento, sottolinea che «occorre diminuire l’onere contributivo che grava sulle imprese» utilizzando, ad esempio, le risorse del fondo di disoccupazione e di quello per gli assegni familiari che permetterebbero una riduzione di circa lo 0,8 per cento. «Stiammo assistendo allo sfogliamento del carciofo – commenta Nicola Rossi, l’economista Ds che collaborò attivamente a Palazzo Chigi con Massimo D’Alema – i cui esiti sono tutt’altro che chiari anche sul fronte dei risparmi annunciati». Rossi sostiene che «l’intervento sulle pensioni andava fatto subito accelerando la Dini e mantenendo la flessibilità prevista da quella riforma ovvero la libertà di scelta per il lavoratore». Il rischio è che di qui al 2008 si assista a una corsa al pensionamento che potrebbe rivelarsi pericolosa sul fronte della spesa. Più cauto Clemente Mastella. Il leader dell’Udeur, oggi all’opposizione, nel primo Governo Berlusconi guidava il ministero del Welfare: «È fondamentale che qualunque scelta avvenga con il concorso delle parti sociali – dice – la proposta del Governo è certamente migliorata, la valuteremo in Parlamento senza nessun preconcetto».

      BARBARA FIAMMERI