Quell’asse Pezzotta-Epifani per frenare i riformisti dell’Ulivo

15/10/2003




mercoledì 15 ottobre 2003

RETROSCENA

Quell’asse Pezzotta-Epifani per frenare i riformisti dell’Ulivo
Bersani pronto a discutere con la Cgil proposte alternative, senza diritti di veto del sindacato
      ROMA – Il riformismo previdenziale ha ballato per un solo week end? Non c’è dubbio che i vertici dei Ds, dopo le aperture capresi di Piero Fassino, in queste ore stiano rinculando. Lo sciopero del 24 ottobre si avvicina e la Quercia non può mettersi contro la piazza. Ma il centrosinistra sulle pensioni non farà il bis della battaglia sull’articolo 18. Non andrà a rimorchio del sindacato. La pensano così e lo hanno ampiamente fatto capire negli ultimi giorni Francesco Rutelli ed Enrico Letta, Piero Fassino e Pierluigi Bersani – tutti non casualmente presenti a Capri -, ai quali vanno aggiunti i «tecnici» Tiziano Treu e Nicola Rossi. Solo Massimo D’Alema, tra i capi dell’Ulivo, non è uscito ancora allo scoperto ma al momento opportuno lo farà. Spiega Letta: «Abbiamo innanzitutto un problema di coerenza. Se fossimo al governo avremmo programmato la verifica della riforma Dini per il 2005 e avremmo discusso con Cgil-Cisl-Uil come accelerarne gli effetti». Un peso importante ce l’ha anche il fattore P, come Prodi. Da Bruxelles la commissione Ue chiede all’Italia di adottare riforme strutturali e l’Ulivo non può sconfessare il suo prossimo leader rassegnandosi alla pura protesta. Non va dimenticato, inoltre, che la battaglia contro l’articolo 18 è nata nella prima fase della legislatura quando era prioritario recuperare il rapporto con la base. Di previdenza invece se ne discute alla vigilia di un ciclo elettorale che porterà alle politiche del 2006 e la priorità è allargare i consensi. E magari lanciare un segnale agli imprenditori che sceglieranno il successore di Antonio D’Amato.
      Fassino, dunque, a Capri può aver fatto un errore di timing, ma dopo lo sciopero del 24 i riformisti torneranno in campo. C’è già chi sta lavorando a quella che dovrebbe essere la proposta dell’Ulivo. Ci potrà essere un allungamento dell’età lavorativa anche se gestito in maniera flessibile e sulla base della riforma Dini, ma ci sarà anche un comma per venire incontro seriamente ai giovani che rischiano di non avere pensione. Insomma quella che si prospetta è una versione soft di «meno ai padri, più ai figli». Naturalmente si tratterà di una proposta aperta e, come ha promesso Bersani alla Cgil, sarà discussa con loro. Ma stavolta senza poteri di veto. Nel gruppo dirigente ulivista c’è chi è convinto che «se politica e sindacato parlano due lingue diverse non è detto che sia un male».
      Anche nel sindacato ci sono delle novità. Questa volta Cgil e Cisl non si divideranno. Savino Pezzotta ha rotto con il governo. Aver firmato il patto per l’Italia gli basta e gli avanza.
      In più tutto il mondo cattolico moderato è in movimento e a questi umori la Cisl è sensibilissima. Nell’ultima segreteria unitaria Cgil-Cisl- Uil però è stato proprio Pezzotta ad affermare la necessità di costruire, dopo il 24, una proposta di merito.
      Guglielmo Epifani non ha detto no, ma ha tirato su la posta. Ha parlato di una proposta «alta» su tutti i temi del welfare. Si tratta di vedere cosa uscirà fuori, se le confederazioni partoriranno un testo efficace per condurre la trattativa con il governo o si limiteranno a metter giù una piattaforma da volantinare nei cortei. Epifani comunque sa di essere legato a doppio filo con Pezzotta, stavolta non ci sarà spazio né per l’accordo separato né per far scendere in piazza le sole bandiere della Cgil.
      Riuscirà l’Ulivo a quadrare il cerchio? A presentarsi responsabile e a non rompere con il sindacato? I pontieri dell’uno e dell’altro campo sono al lavoro, ma sono anche in tanti a pensarla diversamente. La battuta di Pezzotta («le pensioni sono questione del sindacato e non della politica») è piaciuta al gruppo dirigente della Cgil. E il segretario Paolo Nerozzi ha commentato le ultime novità dicendo che «se la politica è il Fassino di Capri, Savino ha ragione».
      La cosa singolare è che mentre il ritorno all’unità sindacale era fino a qualche mese fa una parola d’ordine del Botteghino in polemica da destra prima con Sergio Cofferati e poi con Epifani, ora l’asse Cgil-Cisl si è ricostituito ma con un posizionamento a sinistra dell’Ulivo. E con una cultura che attinge più al pansindacalismo di matrice cattolica che alla tradizione cigiellina, storicamente rispettosa delle prerogative della politica.
Dario Di Vico


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