Quella voglia di andare alla guerra

21/04/2004

21 Aprile 2004


    IL MIRAGGIO DEI SOLDI FACILI
    QUELLA VOGLIA DI ANDARE ALLA GUERRA

    Francesco Grignetti

    C’E’ un’Italia che trattiene il fiato per i tre ostaggi in mano ai terroristi iracheni. E c’è un’altra Italia che osserva quanto accade a Baghdad con occhi diversi, attenti, interessati. Incredibile a dirsi, c’è un boom di aspiranti vigilantes che si dicono pronti ad andare in Iraq. «La nostra casella postale – racconta Riccardo Mazzara, titolare di quella scuola di Livorno, la ‘’Epts’’, che ha acquistato notorietà internazionale per avere addestrato due degli italiani sequestrati – è invasa dai messaggi di gente che ci chiede di aiutarli a trovare un ingaggio. Io getto tutto nel cestino. Non è il nostro campo. Noi qui a Livorno prepariamo operatori per fare da “bodyguards”, niente di particolarmente pericoloso. L’Iraq è un’altra storia. Ecco, se avessi pochi scrupoli, adesso avrei potuto aprirmi una piccola società all’estero, una Srl, e buttarmi nel business. Ma la mia coscienza non me lo permette».
    Carlo Biffani è uno del mestiere. La sua società, la «Start», è in procinto di chiudere contratti di «security» con imprese italiane che vogliono espandersi in Iraq. «C’è un effetto mediatico pazzesco. Da una settimana ricevo cinquanta curriculum al giorno. Nel mio ufficio non si fa altro che esaminare e vagliare gente che si propone. Nella stragrande maggioranza dei casi, non sono all’altezza. E’ inimmaginabile che si possa passare dal portone di una discoteca, con tutto il rispetto per quel tipo di lavoro, e anche i rischi che comporta, ad una scorta armata a Baghdad. Comunque qualcosa di buono arriva». Intende dire: dal suo punto di vista. «Sì, certo. Parlo di giovani, ex militari, che offrono una base umana su cui lavorare».
    Terza voce, e a questo punto è la conferma di un trend, Maurizio Orienti. La sua società si chiama «Bulldog Servizi» e ha due squadre (una appena rientrata) al lavoro in Iraq. «Si è aperta una pericolosissima corsa all’ingaggio, frutto di una disinformazione che ha trasformato gli esperti della sicurezza privata in rambo. Ci scrivono ragazzi tra i 22 e i 28 anni attratti dall’idea di guadagnare mille dollari al giorno e trovare un’occupazione adrenalinica».
    Miracoli (o meglio: disgrazie) del miraggio di un guadagno facile. Sembra essersi risvegliata un’armata di buttafuori palestrati, maestri di arti marziali, accompagnatori di Vip, ex caporali. Gente che per aver fatto una missione con l’esercito in Kosovo, si sente pronta a sfidare il mondo. Che cosa hanno in mente? E’ questione di soldi o sete di avventura? «Io in Iraq ci andrei. Anzi, mi sono già proposto. C’è da guadagnare bene. Ma è soprattutto una grande occasione. Se si è instradati verso questa professione, lì c’è da diventare grandi». Augusto Bucci, romano, 29 anni, ha fatto il servizio di leva tra i paracadutisti nel 1996. Da allora s’ingegna facendo le serate in discoteca. Buttafuori alla porta. «Per meno di settanta euro non vado». Non ha esperienze alle spalle e lo dice. Guarda i tg e rabbrividisce. «Li ammazzano a mazzi. Pure quelli addestrati dell’esercito. Il momento non è dei migliori. Ma se mi chiamano…». E lo direbbe in famiglia? «Boh. Con i miei sarebbe dura».