Quella tentazione né-né – di F.Merlo

26/03/2003



          26 lunedì 2003
          QUELLA TENTAZIONE NE’-NE’

          di FRANCESCO MERLO

              Mai prima d’ora il sindacato, la grande Cgil, era stato Né-Né. Anzi, fu proprio grazie al sindacato e al suo contributo di sangue, che i vari Né-Né d’Italia vennero sconfitti, perché il sindacato, per sua stessa natura, è lotta, è conflitto istituzionalizzato, è uno stare al di qua e mai al sopra delle parti, sempre contro e mai Né-Né. E invece ieri Guglielmo Epifani ha rivendicato apertamente d’essere Né-Né, ha sostenuto che «non bisogna più avere paura di dirlo: né con Bush né con Saddam». Dunque davvero adesso ci aspettiamo che si scusi e che ci spieghi, visto che stiamo parlando del sindacalista socialista e riformista Guglielmo Epifani. Stiamo parlando di Epifani e non di uno di quegli intellettuali che, non riuscendo a mettersi contro «i compagni che sbagliano», dicevano di stare «né con lo Stato né con le Br», i soliti ignavi che, per opportunismo, sceglievano di non scegliere, e Dante condannava a essere offesi per l’eternità dai mosconi e dalle vespe. Al contrario Epifani è l’eccellenza del conflitto sociale. Non è un Né-Né qualsiasi. Davvero è possibile che il segretario della Cgil ieri abbia lasciato l’Occidente e sia diventato il signor Abdul Né-Né di Bagdad? Insomma Epifani rischia davvero di snaturare la Cgil immaginandola equidistante tra la civiltà occidentale e quella di Saddam, tra il nazismo islamico e la drammatica fatica di Tony Blair e dei laburisti inglesi, che sono uno degli elementi costitutivi dell’antropologia della classe operaia di tutto il mondo, e dunque anche dei sindacati italiani, certamente della Cgil. Epifani li tradisce se si fa Né-Né: né con il Labour né con Saddam. Il pacifismo non c’entra: così Epifani, magari involontariamente, si fa furiere e portatore d’acqua (politica) del terrorismo internazionale, del fondamentalismo islamico, a fianco del glorioso popolo iracheno, proprio come gli utili idioti di una volta.
              Davvero nulla di peggio potrebbe accadere al sindacato italiano, in questo terribile momento. Nulla di peggio che smarrirsi, perdere la bussola, abbandonare la grande funzione di civilizzazione che sempre ha avuto, e nulla di peggio potrebbe fare all’Italia Epifani che mettere a rischio l’enorme contributo dei lavoratori italiani alla grande lotta per rendere migliore questo mondo.
              E’ vero che c’è, più in generale, qualcosa di curioso in questo sindacato di Epifani-Cofferati, che non è più sindacato ma non è ancora partito. C’è una vocazione Né-Né che già si svela in un piccolo dettaglio, e lo raccontiamo senza ironia, che regolarmente va a ingentilire i cartoncini di invito alle manifestazioni politiche dello stesso Cofferati. Immancabilmente su quegli inviti Cofferati è «il segretario uscente della Cgil», segretario che dunque esce ma non è uscito, perché uscire è una formula progressiva purché si compia in fretta. Altrimenti diventa regressiva. L’uscire, infatti, troppo somiglia all’entrare. Il segretario uscente è come quell’impiegato che in ufficio indossa sempre il cappotto e perciò nessuno capisce se sta entrando o se sta uscendo. Insomma un segretario che non esce e non entra è soltanto un Né-Né.
              E poi questo snaturamento della Cgil sarebbe davvero il peggio che Epifani potrebbe fare ai pacifisti, e non solo al pacifismo del Papa, che è il pacifismo di tutti, speranza ecumenica internazionale nobilmente dettata, anzi troppo nobilmente dettata, perché deve misurarsi con gli uomini, con la loro ignobiltà. Il Papa ci ricorda che esistono astrazioni nobilissime che faremmo bene a frequentare. Ma i Né-Né che ne approfittano e marciano dietro la sua luce somigliano alle auto che si mettono sulla scia delle ambulanze ottenendo quella strada alla quale non hanno certamente diritto.
              Ma, alla fine, il danno maggiore questa svolta della Cgil verso l’ignavia, se non si esaurisse solo in una sbandata, lo arrecherebbe a tutti gli altri pacifisti, a quelli che erano contro la guerra ma ora stanno comunque con l’Occidente di Blair, e mai potrebbero scegliere di non scegliere tra gli americani di Bush, di Kissinger e di Clinton da una parte, e la guardia repubblicana di Saddam e i terroristi dall’altra.
              Il danno maggiore Epifani lo fa ai nostri generosi e appassionati ragazzi che manifestano in tutta Italia, con il cuore candido e puro. Ebbene, da questo momento, i nostri figli rischiano di diventare nelle piazze d’Italia gli scudi umani del signor Né-Né.
          Francesco Merlo