Quel vertice mancato e l’isolamento della Cisl

03/05/2001

Corriere della Sera

Giovedì 3 maggio 2001





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RETROSCENA

Quel vertice mancato e l’isolamento della Cisl


Sui contratti a termine probabilmente non si arriverà a un accordo separato

      ROMA – La partita dei contratti a termine si conclude per abbandono del campo. Non c’è un vincitore, né un punteggio finale. Ma ciascuno dirà di aver vinto e tutti daranno l’interpretazione che più fa comodo di una trattativa durata oltre un anno. Di certo, la direttiva europea sui contratti a tempo determinato non verrà per il momento attuata perché, appunto, imprese e sindacati non hanno raggiunto un «avviso comune» cioè un accordo. Neppure un «accordo separato», cioè fra alcune delle 20 organizzazioni che iniziarono il negoziato. Non verrà infatti sottoscritto alcun documento tra i due sindacati (Cisl e Uil) e le associazioni imprenditoriali rimaste al tavolo (circa la metà, Confindustria e Confartigianato in testa), nonostante ci sia intesa sul testo. È stata la Uil, alla fine, a far saltare questa possibilità: lunedì scorso ha riunito la segreteria e ha deciso di non andare all’incontro fissato per domani, quello che doveva sancire l’accordo. E la Cisl, l’ha seguita a ruota. «Per noi – dice il segretario confederale Raffaele Bonanni – non c’era problema a firmare l’accordo con gli altri. Ma la Uil non ha voluto. Preferisce che ogni organizzazione mandi il proprio testo, anche se questo è identico. A noi va bene anche così. E a questo punto, se la Uil non va all’incontro, non ci andrà neppure la Cisl. Tanto per noi il lavoro è concluso e allora che senso ha trovarsi venerdì solo per vedere chi c’è e chi non c’è?». Al leader della Confindustria, Antonio D’Amato, non è rimasto che prendere atto della situazione: l’incontro non ci sarà, ha detto ieri sera, tanto «l’accordo c’è e non c’è altro da dire e da fare». In effetti il testo dell’accordo è pronto da settimane: gira sui computer portatili dei protagonisti della trattativa. È composto di 11 articoli che discliplinano le modalità di ricorso ai contratti a termine e di una lettera con la data in bianco che le associazioni imprenditoriali e quelle sindacali, distintamente, come chiede la Uil, inviano al ministro del Lavoro.
      Ma la Uil non ha ancora deciso se e quando spedire questa lettera. «Aspettiamo – dice il segretario Luigi Angeletti – perché non è indifferente quello che succede nel fronte imprenditoriale, cioè se la lettera viene inviata da 5, da 10 o da 15 organizzazioni». E in ogni caso, secondo la Uil, nel testo concordato restano ancora da chiarire due punti, come spiega il comunicato diffuso dopo la segreteria di lunedì. Sembrerebbe quindi di capire che la trattativa non è chiusa. E invece no. La Uil ha deciso di far saltare l’incontro di domani perché considera «chiusa l’attuale trattativa». L’esercizio di equilibrismo sta tutto nell’aggettivo «attuale». Il sindacato di Angeletti, pur dando una «valutazione positiva» del risultato raggiunto finora, ha deciso di mettere fine al tavolo con la Confindustria e le altre e di promuovere invece «specifiche iniziative nelle prossime settimane per ristabilire accettabili condizioni di dialogo tra Cgil, Cisl e Uil». E non a caso la Cgil ha immediatamente «apprezzato» la decisione della Uil di «sfilarsi da una formalizzazione della rottura». Una scelta coraggiosa, per la Cgil. Un improvviso abbandono del campo e una mancanza di coraggio per chi invece voleva chiudere la partita sconfiggendo il sindacato di Sergio Cofferati.
Enrico Marro


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