Quel «segnale» ai farmacisti e la delusione dei commercianti

07/11/2002





7 novembre 2002

RETROSCENA

Quel «segnale» ai farmacisti e la delusione dei commercianti

Giorgetti (An): serve un gesto anche verso i medici. Sul varo della pornotax è lite in Parlamento, le pressioni delle pay tv

      ROMA - La parola chiave è «segnale». Voto dopo voto, emendamento dopo emendamento, la Finanziaria comincia a piegarsi di qua, ad allungarsi di là, a stringersi da quell’altra parte. Alberto Giorgetti, deputato di An, uno di quelli che, come si dice in questi casi, ha «il quadro di insieme», riepiloga: «Daremo un "segnale" ai farmacisti, assecondando più o meno le loro richieste sulla percentuale che incassano sulle medicine. Faremo qualcosa anche per le case farmaceutiche, rafforzando il "premium price" per chi investe nella ricerca. Mostreremo attenzione anche ai medici, riprendendo in esame la questione dell’attività in esclusiva per gli ospedali». Così i «segnali» diventano risorse, vantaggi, agevolazioni che si spostano da una categoria all’altra, spesso nel giro di pochi, convulsi minuti. Attenzione: difficile scovare qualche categoria davvero soddisfatta. Anche se sono molti quelli che hanno «preso» o che comunque «prenderanno». Breve elenco: la lobby dei costruttori sta per incassare la proroga della detrazione Irpef del 36% sulle ristrutturazioni edilizie e la conferma dell’Iva agevolata; i Comuni dovrebbero spuntare l’allentamento del blocco delle spese; Farmindustria pare essere riuscita a stoppare in extremis un emendamento «taglia-prezzi», messo a punto dal ministro della Salute Girolamo Sirchia. E ancora: Confindustria esce con qualche ammaccatura, ma alla fine «salva» gli incentivi a fondo perduto della 488, che il governo voleva trasformare in prestiti. Nella lista colpisce l’assenza dei commercianti. Alessandro Cè, capogruppo della Lega Nord, allarga le braccia: «Inutile negarlo, nella Finanziaria sono state fatte altre scelte». Ma come, i leghisti e i deputati di Forza Italia si sono «dimenticati» proprio del cuore della loro base elettorale, i «bottegai», le ormai celebri «partite Iva del Nord»? In realtà qualcosina ci sarà. La maggioranza potrebbe votare un lieve ritocco alla tassa sulle insegne. Briciole, comunque, certo non un bel «segnale» come si attendeva, forse più di tutti, il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Il leghista Cè torna ad allargare le braccia: «Francamente non ho capito che cosa chiedono i commercianti. Con questa Finanziaria noi riduciamo le tasse. Vista oggi ci sembra quasi un atteggiamento ideologico, come se la Confcommercio volesse rimarcare il "segnale" (di nuovo, n.d.r.) che il governo ha concesso agli industriali».
      Ma lo sgomitare delle «lobbies» produce, talvolta, effetti spettacolari. Ieri, per esempio, è stato anche il giorno della «porno-tax»: si vota l’emendamento presentato dal deputato di Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta. Il testo fa discutere. Qualche deputato dà il peggio con battutacce da night club in liquidazione. Molti, a cominciare dalle pay tv Telepiù e Stream, invece, fanno sul serio. Motivo? La proposta Falsitta, sottoscritta da una cinquantina di parlamentari (compreso qualche esponente dell’opposizione), prevede una stangata fiscale per i produttori di film, videocassette, riviste e altro materiale pornografico. Compresi, e qui arriva la polpa, gli abbonamenti alle televisioni a pagamento che trasmettono anche film «hard-core». Sull’emendamento si accende una mezza rissa nella maggioranza. Prima comincia Giancarlo Giorgetti (Lega), presidente della Commissione Bilancio: «E’ una norma un po’ rozza». Poi si sparge la voce che un deputato di Forza Italia sta preparando un contro-emendamento per escludere le pay-tv dalla «porno-tax». Tanto che a un certo punto il capogruppo di Forza Italia Elio Vito affronta a muso duro Falsitta: «Non posso alzare il pollice per dare via libera al tuo emendamento. Non so quanti dei nostri sono d’accordo». La discussione si accende. Davanti al banco della presidenza si forma la calca vociante dei grandi scontri. Qualcuno giura che il litigio più avvincente sia stato quello tra due deputati azzurri, Giorgio Lainati (contrario) e Guido Crosetto (favorevole). Alla fine si inalbera anche Falsitta. Lascia di corsa la Camera e si fionda a Palazzo Chigi, nello studio del sottosegretario Gianni Letta. E’ quasi notte quando l’accordo sembra raggiunto. La «porno-tax» si voterà stamani. L’esito, però, non è affatto scontato. Un’altra notte di pensieri per la lobby a luci rosse.

      Francia e Germania mettono a punto gli strumenti per contare di più in Europa. I ministri economici dei due Paesi intendono presentarsi ai prossimi vertici dell’Ecofin con una posizione comune già definita. «Siamo d’accordo – ha spiegato ieri il responsabile delle Finanze di Parigi, Francis Mer – per coordinare la nostra posizione prima di ogni incontro Ecofin in modo che ci sia il più sistematicamente possibile una posizione franco-tedesca». Mer ha poi ribadito l’impegno della Francia al rispetto del Patto di stabilità e crescita: «Non è in discussione alcuna modifica del Patto», ha dichiarato. Sulle nuove regole di coordinamento delle politiche economiche e di applicazione del Patto il presidente della Commissione, Romano Prodi avrà mercoledì prossimo un primo confronto in seno all’esecutivo comunitario.
Giuseppe Sarcina


Economia