Quel popolo di Grillo che vota a sinistra

14/09/2007
    venerdì 14 settembre 2007

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      Quel popolo di Grillo che vota a sinistra

        IL SONDAGGIO
        Una ricerca condotta da Demos-Eurisko per Repubblica. L´evento e il ruolo dei media

          Ma il 60% dei "grillanti"
          si trova tra gli elettori del Pd

            D´accordo col comico il 43 per cento degli italiani

              Ilvo Diamanti

                Si è discusso molto intorno alla manifestazione promossa da Beppe Grillo. Il V-day, come viene definito ora, con una prudenza lessicale perfino patetica, visti i tempi. Il dibattito è stato, sin qui, sovrastato da preoccupazioni politiche più che analitiche. I "giudizi" hanno prevalso sulle "spiegazioni" e ancor più sulle "descrizioni".

                D´altronde, si tratta di un fenomeno emerso in modo rapido e al contempo inatteso. Ha spiazzato. Tuttavia, "misurare" aiuta, sicuramente, a "comprendere". A ciò può contribuire un sondaggio condotto, nei giorni scorsi, da Demos-Eurisko per la Repubblica. Se ne può ricavare, infatti, un primo profilo sociale e politico dei sostenitori della manifestazione promossa da Beppe Grillo e dei frequentatori del suo blog.

                Coloro che dicono di avere firmato le proposte di legge elaborate da Grillo o di essere, comunque, d´accordo con esse, sono circa il 43% degli italiani (intervistati nel sondaggio). Mentre il 27% è contrario e il 30% non ne sa nulla. Il V-people, ispirato da Beppe Grillo, comprende tutti i settori sociali e politici, ma con un grado di densità molto diverso.

                a) I suoi sostenitori sono maggiormente concentrati nel Centronord e, per quel che riguarda le componenti più attive, nelle grandi città.

                b) Dal punto di vista sociografico, incidono di più fra le persone di età "centrale" (35-55 anni), con titolo di studio elevato. Inoltre, fra i lavoratori autonomi, ma soprattutto fra i tecnici, gli impiegati, i dirigenti.

                c) Dal punto di vista politico, sono presenti anzitutto fra gli elettori di centrosinistra (58%), in particolare nella base del PD (60%). In misura minore, fra i "disincantati" (43%); quelli che non hanno un partito o una coalizione di riferimento; quelli che "se ne fregano della politica". Mentre la loro incidenza è più modesta fra gli elettori della CdL (32%). Ma non tra i leghisti, che sembrano molto attratti dal verbo del V-day.

                I dati relativi a coloro che frequentano il blog di Grillo sono, in parte, diversi. E´ lo stesso "mezzo", d´altronde, a delimitare e a specificare questa componente. Comprende circa l´1,5% del campione, per quel che riguarda i "frequentatori assidui". Quelli "saltuari" e "occasionali", invece, costituiscono un ulteriore 10% (si tratta di dati, comunque, molto indicativi e probabilmente sovrastimati dal metodo di rilevazione). I "frequentatori assidui" del blog, in particolare, hanno un profilo molto definito, rispetto al V-people. Sono più giovani (25-44 anni), molto istruiti; fanno i liberi professionisti, oppure i tecnici, gli impiegati; svolgono, perlopiù, attività "intellettuali. Votano, largamente, a centrosinistra. Ma più a "sinistra" che al "centro".

                Comunque, quattro su cinque, tra i firmatari e i sostenitori dell´iniziativa di Grillo (il V-people), non frequentano il blog. Il 20% di essi, peraltro, non usa internet.

                Ciò suggerisce che il V-people sia stato "mobilitato" da canali diversi e non solo dalle nuove tecnologie della comunicazione. Certo, internet, gli sms costituiscono mezzi di comunicazione e di organizzazione importanti, sperimentati, con successo, da altri attori politici (i nuovi movimenti, in particolare). Coinvolgono, però, una cerchia di persone "competenti", ma ancora delimitata. Per "costruire" un evento di successo, che assuma dimensioni di massa, è necessario il concorso dei media "tradizionali". Il V-day, in particolare, è stato "lanciato" dal blog di Beppe Grillo. Poi, però, è stato propagandato dai giornali di informazione e d´opinione, da radio e televisioni. In un crescendo divenuto irresistibile nelle ultime settimane. Anche perché i contenuti e il protagonista dell´iniziativa sono apparsi, fin dall´inizio, dotati di un appeal assolutamente straordinario. La protesta contro la "casta" e i privilegi della politica, oggi, è un genere mediatico e letterario di grande successo. Beppe Grillo: uno straordinario comunicatore, che riempie, da anni, piazze, teatri-tenda, arene e perfino stadi. Al tempo stesso attore, predicatore, fustigatore, comico, tragico, dissacrante e moralista.

                Il "messaggio" del V-Day, peraltro, è stato ulteriormente amplificato "dopo" l´evento. Di nuovo: televisioni, radio, giornali. Ma soprattutto, le polemiche. I principali leader politici, molti intellettuali e opinionisti. Importanti cariche dello Stato. Nell´aria, la parola magica: Antipolitica. Gridata come un insulto. Mentre oggi ha assunto, presso l´opinione pubblica, un significato del tutto opposto. Se la "politica" coincide con i partiti, con questi partiti; con i politici, con "questi" politici. Allora, "ma vaffa…": la politica e i politici. Allora, "antipolitica" diventa una virtù; un elogio.

                Per questo, oggi, i propagandisti più efficaci del "verbo" di Beppe Grillo sono quei leader che ripetono, fino all´ossessione, la parola "antipolitica". Nell´intento di stigmatizzarla. Oppure, al contrario, per giustificarla… Perfino Umberto Bossi ha messo in guardia contro la "minaccia antipolitica" rappresentata da Grillo. Rivelando – da professionista politico dell´antipolitica – qualche timore nei confronti di un concorrente pericoloso…

                Ma il problema riguarda, soprattutto, il centrosinistra. E in particolare il Partito Democratico. La cui base elettorale sembra, in larga parte, d´accordo con lo "spirito" del V-day. Il che, alla vigilia delle primarie, assume un significato inequivocabile. Sottolinea una domanda di rinnovamento "radicale". Di idee, uomini, comportamenti. Riflette, ancora, la delusione – irriducibile – degli elettori di centrosinistra, dopo un anno di governo.

                I leader del PD e della sinistra, per questo, oggi si muovono incerti. Fra due percorsi altrettanto insidiosi. Perché quando attaccano il V-day, quando deprecano, con parole sprezzanti, la cosiddetta "antipolitica", se la prendono, direttamente, con la propria base.

                Ma quando – per "giustificarlo" – definiscono il V-day una "risposta al vuoto della politica", senza accorgersene, senza volerlo, parlano di se stessi. Perché quel "vuoto" non possono che averlo "scavato" loro, da tanto tempo al centro della politica. Dovrebbero, onestamente, prenderne atto. E agire di conseguenza.