Quel fondo pensione comincia a perdere

15/04/2003




              15 Aprile 2003
              Quel fondo pensione comincia a perdere

              Patta (Cgil) lancia l’allarme sulla previdenza complementare e il Tfr. Giovedì l’incontro con Maroni

              PAOLO ANDRUCCIOLI


              Giovedì il governo incontrerà i sindacati confederali per discutere di pensioni. La riunione non si preannuncia facile visto il tema e viste soprattutto alcune dichiarazioni del sottosegretario al welfare Maurizio Sacconi, che ha ribadito il carattere non decisionale della riunione stessa. Andremo a sentire le ragioni dei sindacati – ha dichiarato Sacconi – ma la legge delega non sarà cambiata dalla concertazione. Solo il parlamento, caso mai, può farlo. A che servirà dunque l’incontro? Lo abbiamo chiesto a Gian Paolo Patta, segretario confederale della Cgil e leader della minoranza. «Sacconi conferma – dice Patta – l’impostazione di una politica che questo governo ha già abbondantemente praticato. Anche per altre questioni (come per l’orario di lavoro per esempio), il governo o ha ignorato le nostre richieste di incontro, oppure ci ha convocati per poi rimandare le decisioni ad altre sedi parlamentari». C’è dunque uno svilimento evidente della concertazione, nonostante le dichiarazioni dello stesso governo Berlusconi.

              «Ma sulle pensioni – dice ancora Patta – il governo rischia di commettere un errore clamoroso. Le pensioni non sono infatti un tema come un altro. Interessano sia i lavoratori attivi, che gli attuali pensionati. Il tema interessa dunque almeno 35 milioni di italiani e le loro famiglie. La delega previdenziale in discussione al senato interviene su problemi che interessano dunque la maggioranza del paese. Non si possono trattare perciò come temi sindacali, o come temi esclusivamente sindacali». In più il sindacalista della Cgil ci tiene a ricordare le prossime elezioni e dunque il peso politico di eventuali scelte sociali del governo in particolare a proposito del trasferimento del Tfr.

              «Il governo deve fare molta attenzione perché questi sono temi molto sentiti – dice Patta – lo scambio tra il Tfr trasferito ai fondi pensione in modo obbligatorio con la decontribuzione rischia di favorire solo le imprese. Se non c’è una garanzia per i lavoratori, questi perché dovrebbero spostare i propri soldi nei fondi pensione? In più il taglio dei contributi si tradurrà in futuro nel taglio delle pensioni, con un doppio danno che si manifesta ora e si manifesterà nel futuro. Serve dunque una trattativa vera con il governo».

              Il giudizio negativo sulla delega previdenziale del ministro Maroni ha riavvicinato Cgil, Cisl, Uil. Il problema quindi, ammettendo che si possa riaprire una trattativa vera come chiede Patta, sarà il «punto di caduta». Le riforme degli anni novanta hanno infatti ridotto il grado di copertura delle pensioni. La via della pensione integrativa è quindi obbligata? «Io non ne faccio un discorso ideologico – spiega ancora Patta – ne faccio un discorso concreto. I dati ufficiali parlano infatti molto chiaramente. Dal 31 dicembre 1998 al 31 dicembre 2002 il Tfr si è rivalutato del 14%. La rivalutazione dei fondi pensione contrattuali è stata invece pari a zero. Questo vuol dire che se non ci sarà una inversione di tendenza da quest’anno il capitale accumulato dai lavoratori comincerà ad essere eroso. Non solo i fondi non rendono, ma i lavoratori cominceranno a vedere svalutare il loro capitale. Per questo ci vogliono garanzie molto serie, soprattutto se la legge rende obbligatorio il trasferimento di tutto il Tfr ai fondi pensione».

              Il sindacalista della Cgil ribadisce perciò di non essere ideologicamente contrario ai fondi, ma chiede garanzie precise. Ci sono? Ci saranno? Nel frattempo ci sono almeno 600 mila lavoratori che hanno aderito ai fondi pensione dopo il `98 che hanno perso in media tra lo 0,5% e il 3,9% del loro capitale. Non parliamo dei fondi pensione aperti, ovvero quelli a cui tutti possono aderire a prescindere dalla categoria di appartenenza. Sono andati anche peggio dei fondi contrattuali dei sindacati.