Quei malumori nel regno di Billè

26/09/2005
    sabato 24 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

      DIETRO LE QUINTE

      Quei malumori nel regno di Billè

      Le Ascom settentrionali criticano la strategia di Confcommercio

        VINCENZO CHIERCHIA

        La fronda dei commercianti non poteva che nascere al ristorante. Culla della protesta, nei giorni scorsi, il Listun di Verona. «La sofferenza delle imprese e delle associazioni dei negozianti sul territorio ha superato il livello di guardia e così abbiamo deciso di scendere in campo». Parla pacato e misura le espressioni Gianni Bort, storico presidente ( da 15 anni) dell’Ascom di Trento, ma le sue parole hanno l’effetto di un fuoco che porta l’acqua ad ebollizione e fa scoperchiare la pentola. «Non ce la facciamo più — sottolinea Bort —. Roma ormai deve decidersi ad ascoltarci. Non è possibile che ci sia uno scollamento vertiginoso tra le associazioni dei negozianti che operano sul territorio e si confrontano giorno per giorno con una crisi drammatica dei consumi — aggiunge accorato— e le Federazioni di categoria o la Confederazione stessa distanti mille miglia. Ci sentiamo abbandonati in casa nostra » .

        E così è partito un confronto fitto di telefonate e incontri, per far sentire a Roma, una volta e per tutte, la voce dei commercianti di base che si sentono «emarginati » dalla grande Confcommercio guidata da Sergio Billè da oltre un decennio.

        La si potrebbe chiamare come la «Lega di Verona» , l’intesa che già unisce una ventina di associazioni territoriali dei negozianti che hanno deciso di puntare i piedi e di formalizzare con un documento il proprio marcato dissenso sulle scelte di Roma e il proprio cahier de doleance. Un po’ come ha fatto la grande distribuzione (Faid) dopo l’ingresso in Confcommercio della Confimprese guidata da Mario Resca. «Ci siamo ritrovati una decina di giorni fa nel capoluogo scaligero — raconta Brot— e c’è stato spontaneo il riconoscimento, diffuso e sincero, del malessere della categoria e del fatto che non ci vediamo più rappresentati a dovere da questa Confcommercio» .

        Presidenti e dirigenti di Ascom sono giunti dalle altre città del Veneto, dall’Emilia Romagna, del Piemonte, della Liguria e perfino dalla Lombardia che ha tra i propri punti di riferimenti Carluccio Sangalli, leader dell’Unione commercianti di Milano e vicepresidente vicario di Confcommercio.

        Ma qualcuno ha osservato con attenta partecipazione anche da quella Roma sotto accusa, dove Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio capitolina e laziale da tempo — si dice — studia e tesse le fila per una possibile alternativa a Sergio Billè. E così nel corso di una cena— che Brot assicura «spartana » — al Listun, nel cuore di Verona a pochi passi dall’Arena e da Piazza delle Erbe, è stato sancito ufficialmente l’avvio della marcia di protesta delle Ascom. Che non potrà non avere una qualche eco nella Giunta di Confcommercio e nel summit dei direttori in programma entrambi la prossima settimana.

          «Stiamo mettendo nero su bianco tutte le nostre contestazioni alle scelte della Confederazione affinchè la svolta sia radicale ed efficace — assicura Bort —. Il dialogo con Roma deve ripartire » . «Sono sei anni che ragioniamo — sbotta il presidente dell’Ascom diModena, Pietro Blondi —. E adesso è ora di cambiare » .