Quattro tavoli per rilanciare l´industria

26/02/2003





        Quattro tavoli per rilanciare l´industria
        Prove di dialogo ma anche toni accesi fra D’Amato e Cgil, Cisl e Uil

        26/2/2003

        ROMA
        Discussione vera, anche molto vivace, ma le «prove generali di dialogo» abbozzate ieri da sindacati e imprenditori nella sede di Confindustria qualche risultato positivo lo hanno dato. In termini di inizialissimo disgelo del clima, ma anche dal punto di vista del metodo. Al termine del confronto, così, Cgil-Cisl-Uil e Confindustria hanno concordato di dare vita a quattro tavoli di lavoro, che da lunedì prossimo affronteranno il problema della crisi industriale italiana. Il primo tavolo affronterà il tema delle infrastrutture e dell’energia, il secondo quello della ricerca e dell’innovazione, il terzo si occuperà della formazione mentre il quarto sarà dedicato al Sud e a come attrarre gli investimenti. Da questi tavoli di lavoro dovrebbero poi scaturire proposte da presentare al governo, curioso «convitato di pietra». Detto questo, non è certo possibile farsi eccessive illusioni sulle possibilità che il negoziato sindacati-imprenditori possa effettivamente decollare, una volta risolti i problemi di metodo e dunque abbordati i contenuti veri e propri delle possibili risposte alle gravi difficoltà del sistema industriale italiano. È vero che un po´ a sorpresa ieri tutti i convenuti si sono detti molto preoccupati dello stato di salute dell´industria italiana: il presidente di Confindustria D´Amato ha scioccato Epifani esprimendo valutazioni molto vicine alle tesi cigielline del «declino industriale», molto allarmate e pessimistiche. Tuttavia, non c´è dubbio che prima o poi si rischia di rivedere il ben conosciuto contrasto sulle ricette da applicare. Un contrasto che ieri i protagonisti hanno più o meno cercato di non riproporre, per evitare di tornare sulle esplosive divergenze sulla flessibilità del mercato del lavoro, la struttura della contrattazione, il contrasto al sommerso e molto altro ancora. Senza riuscirci, si direbbe. Mentre la Cisl di Savino Pezzotta, e con qualche enfasi in meno anche la Uil di Luigi Angeletti, si attendono dal futuro confronto la ripresa di una «classica» concertazione in grado di aprire la strada – con il successivo intervento del governo – a un «patto sociale sulla competitività», Cgil e Confindustria parteciperanno con lo stesso scetticismo su un possibile esito condiviso. Del resto, durante la discussione Epifani e D´Amato hanno duramente duellato, con toni particolarmente aspri, quando si è parlato del sommerso, del «Patto per l´Italia», del mercato del lavoro, del ruolo della Cgil e dell´atteggiamento nei confronti dell´impresa. A fungere da paciere è stato Pezzotta, che ha fortemente spinto nei giorni scorsi per aprire il confronto iniziato ieri. Al termine, è stato proprio Pezzotta il più soddisfatto. «È ripartito il confronto tra imprese e sindacati – ha detto il leader cislino – i risultati dipenderanno dalla buona volontà di tutti. Il confronto comunque può essere interessante visto che abbiamo affrontato i problemi della competitività del nostro sistema produttivo». Positivo anche il commento di Luigi Angeletti: «Abbiamo finalmente ripreso il dialogo su sviluppo e innovazione». Angeletti evidenzia la valutazione comune delle tre confederazioni sulla crisi del sistema produttivo italiano, ma dice che «per una proposta unitaria è presto». Agrodolce, invece, il commento di Guglielmo Epifani: «Abbiamo trovato un riscontro alle nostre proposte. L’importante ora è trovare risposte per i settori in crisi perché ci sono lavoratori che aspettano. Ma non si cancellano le divisioni in una serata. Questo vale per la Confindustria da cui ci separa l’attacco ai diritti, ma anche per la Cisl». Insomma, «l’incontro è servito a confermare la nostra impostazione. Se sarà utile, lo vedremo nel lavoro che faremo, perché pesano ancora le divisioni e le lacerazioni». Infine, il leader di Confindustria: «C’è stata una larga convergenza sull’analisi dell’assoluto declino competitivo del paese», una convergenza da cui D’Amato spera di far discendere «riforme competitive e incisive». D´Amato sollecita «una nuova stagione di relazioni industriali che veda la partecipazione della Cgil», ma chiarisce anche che «come sempre faremo accordi con chi ci sta. Il paese ha bisogno di competitività, le imprese di crescere, i disoccupati di trovare lavoro».

        Roberto Giovannini