«Quarant’anni di contributi per ottenere la pensione»

25/07/2001
La Stampa web



 


Mercoledì 25 Luglio 2001

LA RICETTA PER LA PREVIDENZA
«Quarant’anni di contributi per ottenere la pensione»
La proposta
GianCarlo Fossi

ROMA

SUBITO la riforma delle pensioni con l’innalzamento dell’età pensionabile e 40 anni di contributi in media per tutti; e, se si vogliono aumentare quelle minime, occorre tagliare quelle alte. E’ la ricetta che il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio suggerisce, nel corso di una audizione davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato, per riassorbire nell’arco di 6 anni l’indebitamento netto valutato in via «prudenziale» al 2,7 per cento. «Non è che mi preoccupo – precisa – perché la gente vive di più e il progressivo invecchiamento ha fatto saltare i conti, ma non si può ignorare che i 65 anni per la pensione furono introdotti da Bismarck quando l’età media era di 45 anni. Oggi è salita a 80 anni, di conseguenza…». E qui, con tono scherzoso, un riferimento personale: «Io lavoro da 40 anni e conto di lavorare per altri 10. E’ possibile, ovviamente se qualcuno vuole farlo. Ma questo lo decidono le parti sociali».
Un fatto è certo per il governatore: è necessario avviare «prontamente» una riforma che comporti un graduale contenimento della spesa previdenziale attestata ad oltre un terzo della spesa primaria complessiva. Ma, a suo avviso, per non incidere negativamente sul tenore di vita dei futuri pensionati, non si deve far leva su una riduzione delle prestazioni, bensì sul contenimento della crescita del numero delle pensioni in rapporto al numero dei lavoratori attraverso un progressivo innalzamento dell’età media dell’effettivo pensionamento. «Penso – aggiunge – ad una costanza del reddito per chi è già in quiescenza e ad un incremento del numero dei pensionati non superiore alla crescita del pil». Fazio sottolinea di non avere in mente misure drastiche, però non giudica sufficiente – pur essendo un «punto forte» – la proposta del governo di ritoccare l’età pensionabile. Urgenti pure tagli alla sanità.
Comunque, la nuova sortita del governatore scatena immediate reazioni negative. La Confederazione dei dirigenti di azienda (Cida) esprime un dissenso «netto e forte» sull’ipotesi di finanziare l’aumento delle pensioni minime con tagli alle pensioni medio-alte. «Sorprende – rileva la Cida – che Fazio riproponga misure già sperimentate in passato. Non è con la logica Robin Hood che si risolverà il problema delle pensioni minime». Walter Cerfeda, segretario confederale della Cgil, attacca: «Vedo con grande sconcerto che, essendo trasferita la titolarità della moneta a livello europeo, abbiamo dei disoccupati «nobili» che sono diventati delle mine vaganti. E’ preoccupante quando intervengono su terreni che non gli competono». Il segretario generale della Uil-pensionati Silvano Miniati alza il tiro anche contro il governo: «No al passaggio immediato al contributivo pro-rata, no all’accelerazione della fase transitoria della riforma Dini per le pensioni di anzianità, no a ipotesi di scambio tra aumento delle pensioni minime e sacrifici per lavoratori prossimi alla pensione o riduzioni delle future pensioni, no a ipotesi di scambio tra la riforma degli ammortizzatori sociali e tagli alle pensioni, no al taglio delle aliquote contributive». I messaggi che si susseguono in modo disordinato, secondo Miniati, hanno un solo risultato certo: disorientamento e paura tra i cittadini e corsa alla pensione anticipata, cioè «proprio il contrario di quello che servirebbe».
Intanto Aldo Smolizza, presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps rassicura: nessun allarme nella verifica delle pensioni reddituali dei pensionati per usufruire o no di alcuni benefici e, senza traumi, si procederà ai necessari aggiornamenti. Attualmente, spiega, sono 284.628 le posizioni pensionistiche che presentano un conguaglio «a debito», cioè con somme da restituire all’Inps, pari all’11,23% delle 2.534.352 pensioni finora elaborate. Alle ore 9 del 23 luglio, si legge nel comunicato del CIV Inps, sono state riscontrate per gli anni 1996-98 le seguenti posizioni pensionistiche: 7.480.645 modelli reddituali emessi; 7.177.626 rientrati, pari al 95,9%. Smolizza conferma pertanto che prima di assumere iniziative, e prospettare idonee soluzioni alle parti sociali ed al Governo occorre conoscere e valutare il fenomeno, ribadendo che le cifre riportate nei giorni scorsi dalla stampa «sono stime e proiezioni che, peraltro non debbono destare allarme o preoccupazione».
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