Quanto vale la Rinascente: 1,8 o 4,2 miliardi?

28/11/2003
      28 Novembre 2003

      CONFLITTI DI INTERESSI.
      QUEL CHE SI RACCONTA AI PICCOLI AZIONISTI E I SILENZI DELLA CONSOB
      Quanto vale la Rinascente: 1,8 o 4,2 miliardi?

      La Consob, in teoria, servirebbe a tutelare gli azionisti, vigilando sulle società quotate, assicurando comportamenti trasparenti e garantendo che la sollecitazione del risparmio avvenga nelle forme corrette. Eppure molte, troppe operazioni attuate in Italia dai grandi gruppi a danno degli azionisti di minoranza, riescono a passare sotto silenzio. L’ultimo esempio? Un anno fa La Rinascente è stata cancellata dalle quotazioni alla Borsa di Milano tramite un’Offerta pubblica di acquisto volontaria e totalitaria (Opv) effettuata da Ifil e Auchan, che insieme controllavano il 56% del capitale ordinario de La Rinascente. L’operazione è stata condotta valutando l’intera società 1,8 miliardi di euro. Sulla valutazione ci furono polemiche e mugugni poiché era ritenuta largamente inferiore al valore finale della società. Ma l’operazione riuscì ed oggi La Rinascente appartiene a Ifil e Auchan (per il tramite di Eurofind, una società di partecipazioni lussemburghese).
      Pochi giorni fa si è appreso che La Rinascente ha venduto a Simon Properties, una importante società immobiliare inglese, il 20% del suo patrimonio immobiliare, ovvero 240 mila metri quadrati circa di superficie, ad un prezzo medio pari a 3.500 euro al metro quadrato. Il controvalore dell’operazione è di circa 860 milioni di euro. Ora, senza stare a fare troppi numeri e calcoli complessi, se il 20% del patrimonio vale 860 milioni di euro, il 100% dovrebbe valere circa 4.2 miliardi di euro, cioè circa due volte e mezzo il valore pagato un anno fa agli azionisti. Perché si lascia che accada una cosa del genere? Se la società aveva intenzione di vendere una tale quantità di immobili, perché non lo ha dichiarato subito, invece di sostenere che ogni bene, mobile e immobile era strumentale all’attività commerciale?
      Come si fa a credere che un tale cambiamento di rotta sia stato deciso in questi mesi e non fosse già nelle menti degli amministratori quando hanno offerto agli azionisti di minoranza solo 1,8 miliardi? Questo numero, cioè 4,2 miliardi di euro di valore teorico dei soli immobili dell’azienda, precauzionalmente possiamo ridurlo del 30%, del 50% anche del 60%: resta comunque il fatto che agli azionisti di minoranza è stato raccontato in un prospetto datato novembre 2002 che la società nel suo intero valeva 1,8 miliardi di euro e pochi mesi più tardi si scopre invece che la società stessa vende un piccola quota del suo patrimonio alla metà del valore dell’intera società. Come se i grandi magazzini, che poi sono l’attività vera de La Rinascente e le sue riserve di cassa fossero gratis.
      Non crediamo che gli amministratori de La Rinascente siano riusciti oggi a strappare un prezzo così vantaggioso ad uno tra i più importanti operatori del settore immobiliare senza ben sapere al momento dell’Opv quale fosse il vero valore di tali beni. Semplicemente, abbiamo il sospetto che abbiano dipinto una situazione non veritiera ai piccoli azionisti al fine di strappare di mano per due soldi i titoli in loro possesso e poter concludere l’operazione in questione in santa pace (e magari anche altre in divenire) e senza dover spartire i proventi con nessuno. Questo però si chiama conflitto d’interessi e forse anche peggio. La Consob deve intervenire, visto che la società aveva dichiarato pubblicamente e formalmente di non avere intenzione di alterare gli assetti proprietari e di controllo del gruppo. Altrimenti, fino a che l’organo di vigilanza accetterà supinamente questo genere di scippi a vantaggio di gruppi (Fiat in questo caso) in dissesto e bisognosi di cassa, non potremo sperare di avere un vero mercato azionario e un’economia forte e sana