Quanto rompe Confcommercio

02/07/2004


        venerdì 2 luglio 2004



              Quanto rompe Confcommercio
              «Inaudito», dicono i sindacati che confermano lo sciopero. Sabato astenersi dalla spesa. Epifani rincara: «La grande distribuzione vuole la guerra, l’avrà»

              MANUELA CARTOSIO

              «Senza l’apporto dei sindacati il paese non va da nessuna parte». Parole del presidente Sergio Billé ieri mattina all’assemblea di Confcommercio, smentite qualche ora prima dalla rottura della trattativa per il rinnovo del contratto, la seconda nell’arco di una settimana. A puntare i piedi è stata di nuovo la Faid, l’associazione della grande distribuzione. Si è rifiutata di firmare un’ipotesi di accordo che all’alba sembrava fatto e Billé si è adeguato. La Faid ha preso tempo fino a lunedì per riflettere. In mezzo c’è lo sciopero, confermato dopo la rottura da Filcams, Fisascat e Uiltucs. Oggi si fermano gli impiegati, domani tocca a supermarket, ipermercati, discount, grandi magazzini. I nostri punti vendita, annuncia la Faid, saranno aperti «per non penalizzare i consumatori». Come sempre quando c’è sciopero, le grandi catene spediranno dietro i banchi e alle casse capi, manager e precari. La riuscita dello sciopero non si misurerà dal numero delle serrande abbassate, ma dall’incasso a fine giornata. Per questo i sindacati (ieri si è aggiunta la Cgil Funzione pubblica) invitano i consumatori ad attuare lo sciopero della spesa. In Lombardia, dove questo fine settimana iniziano i saldi, il «fioretto» andrebbe prolungato fino a domenica. Oggetto della rottura, il recepimento della legge Biagi in un settore che potrebbe farne a meno, avendola in gran parte anticipata. L’altro ieri Maroni aveva «caldamente» invitato Confcommercio a non firmare un accordo che tenesse fuori la legge 30, a non darla vinta al veto della Cgil. Quella del ministro è stata una mossa politico-ideologica. La bozza d’accordo, infatti, su part time, apprendistato e assunzioni a tempo determinato peggiora il contratto vigente (con il placet anche della Filcams Cgil). E non contempla clausole che «tengono fuori» la legge Biagi. Maroni, evidentemente, pretende un peggioramento più consistente. E la Faid, che sta giocando una partita interna per pesare più del commercio tradizionale rappresentato da Billé, non ha voluto smentirlo.

              I sindacati invece di approfittare della spaccatura della controparte ne sono diventati ostaggio. Hanno proclamato scioperi con il retropensiero di non farli, seminando incertezza e disorientamento tra il milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori che aspettano il contratto da 18 mesi. Ora lo sciopero è obbligato e «per fortuna» – arriva a dire qualche delegato – l’intervento a gamba tesa di Maroni e l’arroganza della Faid «oscurano» gli errori del sindacato al tavolo della trattativa.

              Filcams, Fisascat e Uiltucs definiscono «inaudito» il secondo voltafaccia di Confcommercio e promettono «ripercussioni gravi e pesanti» in supermarket e grandi magazzini. «Se la grande distribuzione vuole la guerra, l’avrà», minaccia Guglielmo Epifani. E’ quella che fa più profitti ma è anche quella dove il sindacato è più presente: si espone ad «azioni mirate». Il segretario della Cgil ricorda che una cosa del genere – due rotture in meno di dieci giorni – non era mai successa nella storia contrattuale del dopoguerra. «Ora basta!». Basta rinvii per strappare sempre di più ai sindacati. Il segretario della Cisl Pezzotta, presente all’assemblea di Confcommercio, usa l’ironia: «Ho ascoltato da Sergio Billé una dotta citazione di Kant sul valore delle promesse. Non abbiamo capito perché questa mattina qualcuno non abbia voluto mantenerle». Dello stesso tenore la battuta del segretario della Uil Angeletti: «C’è chi predica bene e razzola male». Il buon Billé, dopo il peana alla concertazione e la lisciatina all’apporto costruttivo dei sindacati, non ha potuto esimersi dal fare un cenno al contratto. «Dobbiamo mettere tutti sul piatto qualcosa di nuovo e di diverso. Dai sindacati ci aspettiamo qualche sì in più e qualche no in meno. Anche quando si negoziano i contratti, anche quando si parla di flessibilità del mercato del lavoro».

              Nella serata di ieri è proseguita la trattativa per il contratto della distribuzione cooperativa. La bozza d’accordo è simile a quella bocciata dalla Faid. Ultimo scoglio da superare la clausola paracadute che le Coop pretendono di mettere nero su bianco: se il contratto Confcommercio spunterà un costo del lavoro inferiore, il contratto Coop dovrà «adeguarsi» al ribasso. Se entro oggi non si arriverà alla firma, lo sciopero di domani coinvolgerà anche i 60 mila addetti della distribuzione cooperativa.