Quanto ci costa il dollaro debole

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004

      Quanto ci costa il dollaro debole
      Altro record della moneta unica a 1,32. Made in Italy e turismo in difficoltà

        Marco Tedeschi

          MILANO La corsa dell’euro ormai non trova ostacoli, anche se sarebbe meglio dire la discesa del dollaro, e anche ieri, per la terza seduta consecutiva, la divisa europea ha incassato un nuovo record. Raggiunta in mattinata la barriera di 1,32 dollari, l’euro ha accelerato nel finale e approfittando dello scarso spessore del mercato (negli Stati Uniti non si è lavorato per via del giorno del ringraziamento) ha raggiunto un nuovo massimo storico a 1,3245 dollari.

            La situazione valutaria crea grandi preoccupazioni al sistema industriale italiano, in particolare quello del Made in Italy orientato alle esportazioni e del turismo che teme una contrazione sensibile dell’afflusso dei turisti americani a causa della caduta del potere di acquisto del dollaro. Anche l’industria europea nel suo complesso ha fatto pressioni sui governi nazionali e sulla Commissione europea per una politica più aggessiva nei confronti degli Stati Uniti che, nonostante le affermazioni della Casa Bianca sulla politica del «dollaro forte», stanno lasciando cadere il biglietto verde senza alcun timore e rispetto per le rimostranze europee.

              La tendenza alla debolezza del dollaro si è accentuata dopo la vittoria di Bush alle elezioni presidenziali americane di novembre e l’amministrazione Usa sembra voler far pagare all’Europa l’enorme debito commerciale del Paese.

                Del resto, non bisogna dimenticare come la discesa del dollaro abbia ottenuto quasi un via libera ufficiale la scorsa settimana quando il presidente della Fed, Alan Greenspan, ha dichiarato che la correzione del disavanzo di parte corrente americano deve passare per un cambio più debole. Da allora il mercato ha aumentato la pressione, ha rotto importanti soglie tecniche e ogni pretesto è diventato buono per forzare le tappe e spingere l’euro/dollaro verso il prossimo obiettivo, da molti pronosticato, di 1,35.

                  Ieri, la “scusa” che ha spinto l’euro al nuovo record nelle battute finali è stato proprio un intervento del capo economista della Banca Cenrale Europea, Otmar Issing, che non ha parlato di euro ma ha solo sottolineato l’impotenza della Banca centrale «di fronte all’impatto a breve termine degli choc esogeni» come il rincaro del petrolio e l’aumento delle imposte indirette.

                    Intanto, l’apprezzamento della valuta continentale suscita crescenti allarmi in Italia, dove si teme soprattutto per l’andamento delle esportazioni. Il calo della fiducia delle imprese italiane ai minimi dal mese di maggio, accompagnata da una analoga caduta in Germania, testimonia di un clima di grande preoccupazione per le conseguenze delle tensioni valutarie tra euro e dollaro.

                      E c’è apprensione anche nel settore del turismo, con prospettive e parametri differenti per ciascun operatore. Se i tour operator vedono nella moneta forte un vantaggio per l’outgoing in queste aree, le agenzie di viaggio e turismo sono più caute o si schierano sul fronte opposto.

                        Un’associazione come Assotravel, poi, punta l’attenzione sul discorso “incoming”. I turisti americani, secondo una stima emersa al World Travel Market, non hanno ridotto la loro attività nel 2004, incrementando anzi i viaggi esteri con un aumento dell’8%. «Quello che gli analisti non chiariscono – specifica il presidente di Assotravel, Andrea Giannetti – è se tale aumento si riverserà anche l’anno prossimo in Europa nonostante la perdita di valore del dollaro». Una preoccupazione giustificata in questo momento.