Quando la sinistra aiuta il Cavaliere (M.Franco)

10/10/2007
    mercoledì 10 ottobre 2007

    Pagina 11 – Politica

      LA NOTA

        Quando la sinistra aiuta il Cavaliere

          di Massimo Franco

            S ilvio Berlusconi ringrazia: anche se per ora silenziosamente. La scena di un centrosinistra che si azzuffa sulle elezioni per il Pd e sul referendum sul Welfare, ipotizzando per entrambi dei brogli, è una manna per il Cavaliere. Sembra dar ragione a posteriori alla polemica ingaggiata dal centrodestra dopo il voto del 2006 su sospette irregolarità perpetrate dall’Unione; e decisive per far vincere Romano Prodi invece di Berlusconi. Con una pulsione litigiosa e suicida irrefrenabile, la maggioranza di governo inserisce il dubbio che altri risultati possano essere falsati: sia nella consultazione degli operai; sia domenica, per la scelta del segretario del Pd.

            I motivi sono diversi. Nella denuncia delle irregolarità, fatta da Marco Rizzo del Pdci contro i sindacati, c’è il calcolo di contestare un’eventuale vittoria del «sì» al Protocollo del governo, che l’estrema sinistra combatte. È un tentativo di delegittimare il responso delle fabbriche, nel timore che sia molto negativo per l’area comunista dell’Unione. Il metodo è spregiudicato, e perfino Fausto Bertinotti e il resto del Prc ha cercato di ridimensionare le accuse. Si tratta di «nei», ha affermato. Ma il Pdci sembra insistere sapendo che sono in gioco i rapporti fra sinistra e sindacato.

            Le ombre proiettate sulle urne del Partito democratico sono forse ancora più insidiose. Ad evocare per prima i brogli è stata Rosy Bindi, candidata alla segreteria e avversaria dichiarata della leadership di Walter Veltroni. Parlando di un «peccato originale», ha raffigurato un centrosinistra quasi condannato alla tentazione di «correggere » il responso del 14 ottobre. Poi ha ridimensionato, ma solo in parte, le sue affermazioni. E ieri un altro ministro prodiano, Arturo Parisi, ha invitato a «proteggere con la massima verifica e trasparenza il risultato delle primarie». La conseguenza è stata quella di ridare fiato alle accuse dell’opposizione sul 2006.

            Le reazioni degli alleati sono sbigottite e imbarazzate. L’invito accorato è a «non inseguire Berlusconi» sui brogli. Il danno, però, è fatto. Se l’obiettivo era di sminuire un successo del sindaco capitolino, che tutti danno per scontato, forse può riuscire parzialmente; ma ad un prezzo politico altissimo per l’intero centrosinistra. Se anche i brogli non si verificheranno, il sospetto ormai è stato insinuato. La polemica potrà magari essere di qualche consolazione per gli sconfitti, che cercheranno di giustificare e attenuare la portata del proprio magro risultato. Renderà tuttavia più difficile la riconciliazione nel Pd dopo il 14 ottobre.

            Sono veleni difficili da smaltire. E offrono al fronte berlusconiano un’arma con la quale vivere di rendita per il resto della legislatura. Dietro rimane, apparentemente senza soluzione, il rapporto fra il governo e il Pd veltroniano. Il sindaco di Roma aveva detto che se cade Romano Prodi, non bisogna andare al voto ma fare riforme elettorali e costituzionali. Ieri, Parisi e la Bindi gli hanno risposto: «Incerta è la durata della legislatura, non del governo. E non tutte le legislature durano cinque anni». Traduzione: se c’è la crisi, si deve tornare alle urne. Olimpico, il premier invita a non fare «piccole polemiche».