Quando la finanza è vietata alle Coop (N.Cacace)

09/10/2007
    martedì 9 ottobre 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 27) – Commenti

        Il caso italiano

          Quando la finanza è vietata alle Coop

            Nicola Cacace

            Il padrone di Esselunga, Bernardo Caprotti, ha attaccato le Cooperative di consumo della Lega con un libro Falce e carrello infarcito di accuse, favori fiscali, inefficienza, prezzi più alti. Coop ha già risposto con azioni concrete, tra cui un processo vinto in primo grado contro un dirigente di Esselunga condannato per utilizzazione impropria di documenti riservati delle Coop in trattative con i fornitori ed un’azione legale contro Esselunga per danni. Quest’articolo non nasce dall’esigenza di ulteriori commenti a vecchie accuse.

            Nasce per riflettere su una analisi sui bilanci delle società di grande distribuzione (GD) che Massimo Mucchetti ha condotto sul Corsera economia, analisi seria come suo costume. Partendo dalle diversità strutturali dei due gruppi, le Coop presenti in tutta Italia, dal Nord alla Sicilia, Esselunga presente solo nelle aree più ricche del paese, Mucchetti riconosce che l’utile netto dell’insieme delle Coop è simile a quello di Esselunga, 4% circa delle vendite, anche se nelle Coop la componente finanziaria, i prestiti dei 6 milioni di soci, è più importante della componente operativa, prevalente in Esselunga.

            Mucchetti parla infatti di finanza «povera» delle Coop. Mucchetti ha centrato il problema, le cooperative delle Lega sono un aggregato che, a differenza delle consorelle europee e della stessa Confcooperative o Lega bianca italiana, conta nella finanza nazionale meno di zero. I dati europei per le altre centrali cooperative sono: Confcooperative, lega bianca italiana con le Bcc, banche di credito cooperativo, detiene l’8% del mercato bancario nazionale, in Germania la DZ bank e altre banche cooperative hanno il 19% del mercato bancario tedesco, in Francia con Credit agricole e altre banche, le cooperative hanno il 28% del mercato nazionale, in Olanda con Rabobank le coop hanno il 39% del mercato, in Europa la quota media di mercato detenuto dalle banche cooperative è del 17% (www.eurocoopbanks.coop).

            Il fenomeno della corposa presenza delle cooperative nella finanza ha molte spiegazioni storiche, sociali ed economiche. In paesi come Francia, Austria, Germania, Olanda e Finlandia le banche cooperative sono addirittura ai primi posti del mercato. Storicamente queste banche nascono come vere e proprie cooperative, con migliaia di soci proprietari, ma quando superano certe dimensioni ed hanno bisogno di accedere al mercato dei capitali esse assumono la forma di Spa di proprietà di cooperative. Questo capita in tutti i paesi, Italia compresa, dove ad esempio Granarolo ed Unipol sono Spa e come tale soggette allo stesso regime fiscale delle società di capitale.

            Quando nel 2001 il Credit agricole, o Banque verte, banca cooperativa con più di 5 milioni di soci, acquistò il Credit Lyonnaise diventando la prima banca francese solo allora andò in Borsa. Lo stesso accadde in Olanda quando Rabobank diventò la prima banca così come in Austria e in Finlandia. Cito questi dati memore delle critiche «alla purezza della razza cooperativa», o a «deviazioni dagli obiettivi della cooperazione» o a «favori fiscali», rivolte alle azioni delle società della Lega ogni volta che, come le Coop di consumo, realizzano obiettivi signifacativi come il controllo del 20% del mercato della grande distribuzione.

            I dati europei sulla finanza cooperativa dimostrano che sbagliava chi contestava l’Opa Unipol-Bnl come operazione in sé, ignorando i motivi storici, sociali ed economici per cui un mondo articolato e complesso come quello della cooperazione non può stare fuori dalla finanza. La globalizzazione ha significato soprattutto finanziarizzazione, per questo un conglomerato con milioni di soci e migliaia di imprese che deve per di più osservare vincoli mutualistici, territoriali (le coop non possono delocalizzare) ed intergenerazionali (le coop non distribuiscono dividendi ma li investono in azienda), riconosciuti dalla Costituzione (art. 45) non può stare sul mercato senza una spalla finanziaria.

            Quanto al legame ideale e politica tra coop e forze di sinistra è una conseguenza della storia europea. Ciascuno è libero di criticare la finanza «povera» delle Coop, resta il fatto spesso ignorato dai media italiani, che l’Italia è il paese europeo dove la Finanza delle cooperative è la più striminzita d’Europa e la Lega Coop resta un gigante coi piedi d’argilla, la più grande associazione di cooperative di produzione e consumo d’Europa senza finanza. Questa è la verità, al di là delle speculazioni dei Media e degli attacchi di Caprotti e soci.