Quando il turismo sale in cattedra

24/10/2003

ItaliaOggi (Focus)
Numero
252, pag. 4 del 24/10/2003
Pagina a cura di Piergiorgio Cozzi


Quasi tutti gli atenei si sono buttati a pesce sul nuovo trend. Ma non è tutto oro ciò che luccica.

Quando il turismo sale in cattedra

Corsi e master a volontà. Il lavoro poi non è così automatico

Il turismo va all’università. Anzi, guardando all’offerta didattica nel suo complesso, si potrebbe dire che è l’università italiana ad aver scoperto il turismo. Se infatti, fino a qualche anno fa, si poteva sostenere che l’offerta di formazione professionale turistica rappresentasse una presenza marginale nei corsi di laurea delle università italiane (solo qualche facoltà a indirizzo economico prevedeva inizialmente corsi di laurea specifici sul turismo), oggi il rapporto si è rovesciato. Sono più di 40 gli atenei pubblici e privati (vedi tabella) che in 19 regioni (fa eccezione la Basilicata, assente) organizzano corsi di laurea di primo e secondo livello aventi per argomento il turismo nelle sue varie specializzazioni.

Probabilmente, la spinta maggiore a questa radicale innovazione didattica è venuta dalla nascita dei sistemi turistici locali, che hanno aperto prospettive inedite per l’istituzione di corsi di laurea (triennale e quinquennale) in un’ottica assai differenziata di indirizzi accademici: essi spaziano dal management variamente orientato (del turismo territoriale, dell’impresa turistica) all’apporto linguistico culturale (esperto linguistico per il management e il turismo; dall’indirizzo in lingue per il turismo culturale), a quello geografico (informazione geografica e cultura turistica), o a indirizzo ambientale: ecoturismo; dall’economia dell’ambiente e turismo sostenibile a corsi di laurea in discipline di stringente attualità: strategie, gestione e comunicazione dei beni e degli eventi culturali.

Il percorso formativo post diploma

Per tutte le matricole gli studi universitari iniziano con un corso di laurea di durata triennale, il titolo di 1° livello. Successivamente, gli studenti possono, a scelta, accedere al corso di 2° livello per ottenere la laurea specialistica, oppure ai master di specializzazione. L’offerta di formazione turistica, dunque, è molto ampia e in grado di rispondere alle specifiche esigenze professionali del comparto, colmando almeno in parte la lacuna denunciata dal Libro bianco Occupazione e formazione nel turismo in Italia, pubblicato dal Tci nel 2000. Esso denunciava la scarsa presenza di personale altamente qualificato nelle aziende turistiche nazionali. Insieme ai corsi di laurea, infatti, l’offerta formativa propone anche una serie di corsi specializzati post diploma e post laurea (i master), che, grazie a una formazione più mirata alle funzioni aziendali di quadro e operatore delle aziende turistiche (tour operator, agenzie di viaggi e incentive, alberghi e catene alberghiere, organizzatori congressuali e di eventi ecc., in aggiunta a incarichi tradizionali quali direttori d’albergo o d’agenzia di viaggi), preparano a nuovi e più attuali profili professionali: tour operator dell’incoming, animatori socio-culturali del territorio, esperti di marketing territoriale con finalità turistiche, responsabile di convention bureau, progettisti di sistemi turistici, organizzatori di eventi aggregativi.

La professione

Va tuttavia tenuto conto delle piccole dimensioni (sovente a struttura familiare) della maggioranza delle imprese turistiche italiane: viene quindi il sospetto che l’abbondanza di questa offerta formativa, soprattutto di 1° livello, sia superiore all’effettiva domanda e alle reali esigenze del mondo imprenditoriale. Secondo Fausto Gardini, direttore del master in gestione e sviluppo dei servizi turistici dell’università di Bologna, il tasso di occupazione della laurea in economia del turismo è ancora uno dei più bassi della facoltà di economia, anche se un buon 40% dei circa 250 allievi licenziati dal master post laurea in dieci anni ha trovato lavoro nel settore pubblico: regioni, province ed enti vari. La formazione turistica intesa come risorsa per il territorio è l’auspicio di molti amministratori pubblici come Susanna Cenni, assessore al turismo della regione Toscana, che nell’individuazione e preparazione di ´figure professionali turistiche nuove e attualizzate’ scorge forme efficaci di sostegno e collaborazione con gli imprenditori operanti nel suo territorio. La formazione professionale, tuttavia, secondo i responsabili dell’università e delle aziende turistiche, si completa sul campo, cioè in azienda; lo strumento ideale di questo percorso è lo stage. ´La formazione è un’esperienza che impresa e scuola devono costruire insieme’, sottolinea Aldo Li Castri, responsabile comunicazione di Federturismo-Confindustria, secondo cui il pubblico impiego, con l’aiuto delle nuove normative sul lavoro, ora è in grado di aprirsi a iniziative con il privato, per poter utilizzare le risorse umane a progetto.

Secondo il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, il proliferare di corsi di laurea e di perfezionamento in materie turistiche è un segnale positivo, che manifesta l’esigenza di perfezionamento culturale da parte di chi aspira a intraprendere la carriera della gestione di imprese ricettive alberghiere. Dunque, un innalzamento della qualità. Tuttavia, ancora numerosi aspiranti manager scelgono di studiare e specializzarsi nelle università straniere. Ciò conferma, secondo Bocca, che da noi mancano ancora risorse formative di quel tipo. Per questa ragione, Federalberghi è impegnata nell’elaborazione di un progetto per dare vita a un istituto di formazione ispirato al modello americano (Cornell university) e svizzero (Glyon).

I costi

Una laurea triennale prelude, di solito, a un lavoro di tipo impiegatizio, ovvero a una funzione di livello intermedio nell’organigramma dell’amministrazione pubblica o, più probabilmente, nel settore privato dell’industria dell’ospitalità. I costi variano da ateneo ad ateneo (spesso le tasse universitarie sono legate al reddito) e in genere sono abbordabili per studenti e famiglie: 1.000-2 mila euro di media l’anno. Diverso il discorso per le lauree specialistiche di secondo livello e per i master turistici. Questi ultimi, soprattutto, che preparano ad attività di top management, possono superare facilmente i 5-7 mila euro. In tutti i casi, suggerisce Nicolò Costa, professore associato di sociologia del turismo presso l’università Milano Bicocca, un costo d’iscrizione alla laurea triennale che si aggiri attorno ai 1.200 euro l’anno e un percorso didattico raccordato con il mondo imprenditoriale dovrebbero garantire che l’università non vuole solo fare profitti ma dare un servizio accessibile alle famiglie italiane.