Quando il ragioniere era sindacalista Cgil

14/01/2004



14 gennaio 2004

IL PERSONAGGIO
Quando il ragioniere era sindacalista Cgil
Il direttore amministrativo del gruppo di Collecchio fino all’85 era dirigente sindacale
      DAL NOSTRO INVIATO
      PARMA – C’è anche un passato da sindacalista, nella movimentata vita del ragionier Tonna: periodo breve, piccola carica di delegato Cgil, settore impiegati. Il vice di Tanzi, all’epoca contabile in carriera, certo non sbatteva i pugni sul tavolo nelle trattative con il padrone. Come avrebbe fatto, poi, da capo. Ne sanno qualcosa i suoi sottoposti. E lo sa bene anche Antonio Mattioli, segretario degli alimentaristi-Cgil, che fu minacciato di querela per diffamazione, perché nel 2000 si permise di contestare al direttore del gruppo di Collecchio l’operazione Eurolat.
      Gran brutto carattere, è il ritornello di tutti. Irascibile, perfino violento. Ma Fausto, nel ruolo di rappresentate sindacale della Parmalat, gli ordini li riceveva. La sua elezione a delegato era stata favorita dai vertici locali della Cgil.
      Che gli dicevano «fai questo, fai quello». E lui eseguiva senza battere ciglio. Tonna, che allora nutriva simpatie per il Pci (ma per la politica non ha mai provato grandi entusiasmi), doveva vedersela, sindacalmente parlando, con il collega coetaneo Angelo Ugolotti. Delegato dirimpettaio, con targa Cisl. Sì, proprio lui, balzato agli onori delle cronache come il primo dei prestanome. Per volere di Tonna, naturalmente. Presidente (o consigliere) di una trentina di società fantasma italiane e straniere, utili a tenere in piedi la grande truffa Parmalat. Per inciso, quattro delle società amministrate da Ugolotti risultano aver erogato i 400 milioni di finanziamenti legali per la campagna elettorale di Forza Italia nel 2001.
      Tant’è. Il duo Tonna-Ugolotti, nel ruolo di sindacalisti, ha breve durata. Calisto Tanzi decide, infatti, di chiamare il ragioniere a più alti incarichi. E, successivamente, Tonna porterà l’affidabile Luigi, diplomato perito aziendale, nel suo ufficio come impiegato-factotum. Siamo attorno agli anni Ottanta. Nell’azienda guidata dal cavaliere bianco, l’attività sindacale è segnata da una certa effervescenza. Cgil e Cisl sono le componenti forti (con la spartizione di circa l’80% dei consensi tra operai e impiegati), ma anche la Uil ha degna rappresentanza. Calisto Tanzi si confronta; raramente si scontra con la «triplice». Anche nei rapporti con i sindacati, l’imperatore della Parmalat esercita con profitto la sua granitica aspirazione a mettersi d’accordo con chiunque. Pur di ottenere la pace sociale, scende a patti con facilità. Succede allora che, durante gli autunni caldi, a Collecchio i connotati della protesta sono decisamente più morbidi, rispetto alla Barilla, dove gli scioperi imperversano. Di più: la Parmalat si segnala come «laboratorio sindacale». Nel novembre del 1985 – epoca in cui conta un organico di 1.600 persone – viene firmato un accordo all’avanguardia, con una riduzione d’orario di 88 ore.
      Due anni dopo, il ragionier Fausto Tonna assume le carica di direttore amministrativo. Nel ’91 passa alla finanza internazionale del gruppo, fino a diventarne il gran capo. Prima di lui, c’è solo «san Calisto», come lo chiamano a Collecchio. Sono i tempi in cui negli uffici «blindati» va formandosi il pool dei falsari.
      Angelo Ugolotti factotum, Gianfranco Bocchi e Claudio Pessina, contabili. E Luciano Del Soldato (ragioniere con laurea) – secondo alcuni il vero «genio» delle spericolate operazioni finanziarie – braccio destro del capo. Piccolo dettaglio: Del Soldato era entrato in Parmalat, raccomandato dalla sua fidanzata Fabrizia Balestrieri, segretaria di Tonna. Sodalizio d’affetti e di professione. La signora resterà in azienda come impiegata (cambiando, poi le mansioni) fino all’anno scorso.
      Quando si è dimessa, sussurrano i beneinformati, ha incassato una superba liquidazione.
Marisa Fumagalli