«Puntiamo a un nuovo patto sociale»

04/06/2002




        Per il ministro del Welfare Roberto Maroni «si riapre una grande stagione di trattative e anche la Cgil deve portare il suo contributo»
        «Puntiamo a un nuovo patto sociale»
        Parisi (Confindustria): «Un errore lo sciopero, l’obiettivo è un accordo avanzato con un sindacato maturo grazie alla politica dei redditi»
        ROMA – Un nuovo patto sociale su lavoro e welfare. Roberto Maroni delinea gli obiettivi del Governo, dopo l’intesa di venerdì sulla ripresa della trattativa. E si augura che la Cgil decida di sedersi anche al tavolo su lavoro, flessibilità e ammortizzatori sociali. Ma Sergio Cofferati continua a dire di no, sancendo la spaccatura con le altre due confederazioni e minacciando lo sciopero generale: nel direttivo dell’11 e 12 giugno verranno decise le iniziative politiche e le forme di mobilitazione. Una posizione che per Stefano Parisi, direttore generale della Confindustria, mette in evidenza la natura tutta politica delle mosse di Cofferati: «Questa novità è emersa in modo netto, Cofferati ha assunto una posizione politica mentre gli altri hanno fatto i sindacalisti», commenta Parisi, soddisfatto dell’intesa raggiunta venerdì tra il Governo e le due confederazioni, Cisl e Uil. Da martedì riprenderà il negoziato, con quattro tavoli: fisco, Mezzogiorno, sommerso e mercato del lavoro. La Cgil sarà seduta insieme a Cisl e Uil nei primi tre, mentre diserterà quello sul mercato del lavoro. Secondo l’intesa di Palazzo Chigi, le norme che sospendono in alcuni casi l’obbligo di reintegro nelle aziende con più di 15 dipendenti per i lavoratori licenziati senza giusta causa saranno tolte dalla delega in discussione al Senato ed inserite in un diverso disegno di legge su ammortizzatori sociali, incentivi e arbitrato. Se entro il 31 luglio ci sarà un accordo, il Governo modificherà il provvedimento per recepire le indicazioni delle parti. La Confindustria è soddisfatta: «Ora si può tornare al tavolo della trattativa dove noi possiamo fare le nostre proposte che hanno come obiettivo la crescita delle imprese e dell’occupazione, grazie alla politica dei redditi. Il nostro desiderio non è quello di licenziare», commenta Parisi. «Certo, sarebbe meglio avere al tavolo ancher la Cgil – continua il direttore generale della Confindustria – ma non potevamo continuare a stare fermi, abbiamo già perso sei mesi: l’intesa di venerdì poteva essere raggiunta anche prima». Quanto allo sciopero generale, per Parisi è inutile e sbagliato: «Aumenterebbe la spaccatura nel sindacato e non darebbe grandi risultati, come dimostrato dallo sciopero precedente». Uno sciopero che, dice Parisi, non ha spostato la posizione del Governo «perché lo stralcio non c’è stato». Parisi si augura che la Cgil «rimuova le sue pregiudiziali che ormai prescindono dal merito e ritorni al tavolo della trattativa, per fare un accordo che guardi allo sviluppo del Paese». Ma la linea della Cgil continua ad essere di netta opposizione. «Non ci sarà nessun patto sociale che porti la firma della Cgil», ha rimarcato ieri Cofferati. «Il Governo ha scelto la strada della drammatizzazione, della rottura con i sindacati. Se ne prenda la responsabilità: la Cgil non starà con le mani in mano», commenta Cofferati. Che se la prende con i colleghi di Cisl e Uil accusandoli di aver rotto il patto con i lavoratori: «Rispetto la loro decisione, ma la considero una scelta grave, lesiva del patto che avevamo fatto con chi abbiamo chiamato a scioperare». Il numero uno della Cgil non condivide nemmeno le considerazioni degli altri leader secondo i quali il movimento sindacale avrebbe ottenuto dei risultati: «Basterebbe leggere ciò che dicono Berlusconi e Confindustria, cioè che non c’è stato alcuno stralcio, contrariamente a ciò che affermano i segretari di Cisl e Uil». Per Cofferati, la mossa del Governo è solo tattica: dal punto di vista parlamentare non è cambiato nulla. La vera novità è che Cisl e Uil hanno deciso di cambiare l’articolo 18: il primo incontro che avranno è su questo tema e non capisco, continua Cofferati come si fa a dire che questo è un successo del movimento sindacale. Dal Governo la lettura è diversa: «Abbiamo dimostrato senso di responsabilità, dopo una fase di scontro si può riaprire il dialogo per arrivare ad un patto sociale al quale mi auguro partecipi anche la Cgil», dice Maroni. E il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno, sottolinea che il Governo non punta ad isolare la Cgil: «Se la trattativa andrà avanti, Cofferati sarà costretto a partecipare anche al tavolo pr la riforma del lavoro». Infine anche per il sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi, la posizione di Cofferati è solo politica: «Faremo del nostro meglio per ristabilire i contatti, ma sarebbe un errore se l’Esecutivo, ogni volta che il sindacato dice no, si tirasse indietro». Sulla questione, scende in campo anche Francesco Cossiga: «Approvo Cofferati, rende un servizio al Paese difendendo le conquiste dalla classe lavoratrice»

        Nicoletta Picchio

        Domenica 02 Giugno 2002