PULIZIE SCUOLE: DA SETTEMBRE A RISCHIO 40MILA POSTI DI LAVORO

10/12/1999

FILCAMS-Cgil FISASCAT-Cisl UILTRASPORTI-Uil
Federazioni lavoratori commercio turismo servizi

10 dicembre 1999

PULIZIE SCUOLE: DA SETTEMBRE A RISCHIO 40MILA POSTI DI LAVORO

Da settembre dell’anno prossimo, se il ministero della Pubblica Istruzione non modificherà le disposizioni, 40mila lavoratori delle pulizie rischiano di perdere il proprio lavoro per effetto della legge 124/99 di riordino dell’autonomia scolastica. Una manifestazione si è svolta davanti al ministero della Pubblica Istruzione e una delegazione di lavoratori e di sindacalisti ha esposto al sottosegretario Nadia Masini i motivi della protesta. “La legge di riordino dell’autonomia scolastica – spiegano Luigi Corazzesi, della Filcams, e Giovanni Pirulli, della Fisascat – riporta nell’ambito delle competenze scolastiche anche le pulizie degli edifici scolastici che finora erano stati assicurati dai comuni. In questo modo i servizi di pulizie e manutenzioni, svolti in appalto o attraverso le imprese multiservizi costituite in alcune grandi città, saranno riassorbiti da nuovo personale che l’autonomia scolastica può dedicare a questi compiti. Il ministero ha assicurato che a gennaio, al passaggio di competenza previsto dalla legge, la scuola prenderà in carico gli attuali appalti. E’ del tutto oscuro ciò che capiterà a settembre, all’inizio del nuovo anno scolastico, periodo di assegnazione del servizio di pulizia. Già ora si può prevedere che in questa insensata operazione i 40mila lavoratori che attualmente assicurano questi servizi si troveranno privati di un lavoro che, sia pure a tempo parziale, è parte importante della propria giornata lavorativa e spesso rappresenta per molti di loro le uniche ore giornaliere di lavoro. Con il sistema del conferimento a ditte esterne il servizio di pulizia delle aule scolastiche ha consentito un risparmio di 2/3 sui costi precedenti. Non si può dall’oggi al domani buttare alle ortiche un sistema che funziona ed è economicamente valido per un sistema che costerà certamente molto di più e metterà in crisi molte aziende e così tanti lavoratori”.