Pulizie per delinquere

03/04/2001
   
Pulizie per delinquere
LAVORO Catanzaro, arrestata una banda di imprese sfruttatrici. Le denunce partite da 100 lavoratori
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

"O accetti metà della paga indicata nella busta, o te ne vai. Ma stai attento, le altre imprese non ti assumeranno, funziona così dappertutto". Queste parole se le sentono ripetere quotidianamente molti operai delle pulizie calabresi, ricattati dai loro datori di lavoro, strutturalmente "mafiosi". Il comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro ha ordinato ieri l’arresto di 14 titolari d’impresa, o loro collaboratori e familiari, che gestivano una rete di sfruttamento organizzato. Le accuse, associazione per delinquere ed estorsione aggravata.
"Squali 3", è il nome con cui è stata indicata l’operazione dei carabinieri. E di questi squali, in Calabria, ce ne sono tantissimi. A Catanzaro, per esempio, l’organizzazione delinquenziale delle imprese di pulizia funziona ed è consolidata da anni. Gli arrestati fanno capo a sei ditte. "Erano legate tanto strettamente tra loro da formarne quasi una sola", spiegano al comando dei carabinieri. "Tutti parenti, familiari, collaboratori. Sotto di loro lavorano circa 400 operai. Da anni sono sottoposti a queste angherie, che sopportano perché qui c’è una disoccupazione altissima. Cento di loro non ce la facevano più e hanno sporto denuncia". Tra gli appalti gestiti, uno molto grosso al Comune di Catanzaro, e poi altri enti pubblici e privati. "In molti si chiedono – continuano al comando – come potevano alcune ditte aggiudicarsi appalti con ribassi anche del 30%, visti i costi della manodopera. La risposta oggi è chiara: dietro tali ribassi si sottintendevano soprusi e vessazioni nei confronti del personale".
La minaccia, come si è detto, era diretta: o ci stai o ti licenzio. I lavoratori dovevano sottomettersi e rinunciare a buona parte delle proprie paghe, spesso anche la metà, alle tredicesime e quattordicesime, ai tfr, ai giorni di ferie e al loro relativo pagamento. In busta paga, naturalmente, era tutto più che regolare. Il sistema è infallibile: gli imprenditori sono legati tra loro. Il ribelle è licenziato e non può sperare di venire assunto da altre ditte. Una vera e propria mafia delle pulizie, insomma.
Prima di "Squali 3", ci sono state le operazioni "Squali" 1 e 2. Non i film di Spielberg, ma altre indagini e arresti a tappeto in un tessuto del lavoro quasi completamente corrotto. Già nel 1998 erano stati rinviati a giudizio diversi imprenditori che operano nel settore delle pulizie, tutti presenti come indagati nell’operazione "Squalo 3", che avevano organizzato una vera e propria associazione per delinquere dedita alla turbativa d’asta e alle estorsioni per aggiudicarsi gli appalti pubblici.
Anche i sindacati denunciano da anni queste situazioni. "Continuamente – dice Claudio Chiarella, segretario generale della Filcams Cgil di Catanzaro – registriamo casi di lavoratori che percepiscono la metà di quanto appare sulla loro busta paga. Molti prendono dalle 600 alle 800.000 lire al mese, per un orario che sfiora le dieci ore al giorno e spesso senza neanche la domenica libera. E’ una condizione comune anche ai lavoratori del commercio e del turismo. Vengono assegnati appalti con altissimi ribassi, che non tengono conto del costo reale del lavoro. E’ ovvio che con ribassi del 30-40%, i dipendenti dovranno fare le ore dichiarate dall’impresa in sede di gara, ma verranno pagati di meno".
I conti sono presto fatti: ai carabinieri il dovere di sgominare i delinquenti. Ai sindacalisti, quello di sostenere i lavoratori contro lo sfruttamento. Agli enti pubblici – il Comune di Catanzaro è solo uno tra i tanti – il dovere di non aggiudicare gli appalti quando gli imprenditori presentano ribassi talmente scandalosi.