Pulizie: Miliardi e lavoro nero

14/03/2001

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Quelle api operaie invisibili
vittime di gare al gran ribasso

Nel Lazio 50 mila occupati, 1000 aziende. Miliardi e lavoro nero
LE VERTENZE

CARLOTTA MISMETTI CAPUA


Gli impianti sportivi, le stazioni, gli aeroporti, gli uffici dei ministeri, dell’Inps, della Telecom, i depositi degli autobus, le caserme dei vigili, le strutture ospedaliere, quelle dell’Esercito, le Asl, le Poste, le scuole: chilometri di stanze, corridoi, scrivanie, uffici. Migliaia di cestini da svuotare, vetri, bagni, scrivanie da pulire. Chi fa tutto questo? Le api operaie delle pulizie: cinquantamila invisibili nel Lazio, quattro centocinquanta mila in tutta Italia. Tutti da ventiquattro mesi senza contratto, e secondo le stime Cgil, con una buona metà che lavora e viene pagato in maniera irregolare, e un altro 25per cento di lavoro nero.
Per protesta i pulitori delle ferrovie, 2000 nel Lazio, nelle scorse settimane si sono presentati con tanto di scopettone e secchio, al binario uno della stazione Termini, per fare quello che fanno ogni giorno: pulire, pulire, pulire.
Pulizia straordinaria e simbolica: intorno alle ramazze avevano avvolto le bandiere delle manifestazioni sindacali, per un contratto che per loro manca da sei anni e con la paura per il prossimo appalto: «che già si sa sarà una gara, l’azienda sceglierà sicuramente quelli che offrono i costi più bassi, e noi saremo tagliati fuori».
I problemi di queste lavoratori nascono infatti alle scadenze degli appalti: come nel clamoroso caso dei sette pulitori delle scuderie papali del Quirinale, che la cooperativa Cis non voleva rilevare dal precedente appalto, come invece impone la legge, riassunti a febbraio dopo una vertenza all’ufficio del lavoro. «Troviamo grande difficoltà ad evitare gli appalti al massimo ribasso anche nelle pubbliche amministrazioni, che a Roma sono i grandi committenti» racconta il sindacalista Luigi Corazzesi.
Nonostante una legge del dicembre del 2000 e un decreto del consiglio dei ministri del ‘97 obbligano ad inserire nei capitolati e il costo del lavoro e quello della sicurezza.
«Stiamo cercando di far arrivare a tutte le pubbliche amministrazioni le informazioni corrette: non è possibile aggiudicare gare con un ribasso del 60 o del 70 per cento, come è accaduto ultimamente nelle caserme» conclude Corrazzesi.
Ma ecco venire al pettine il nodo della questione della corsa al maggior ribasso: senza il costo del lavoro è facile vincere un appalto, e arricchirsi illegalmente, aggiungono al sindacato.
Eppure il settore gode di ottima salute: sono 35 mila le imprese in Italia, e un migliaio nella capitale, la metà delle quali fattura 5 miliardi l’anno, l’altra metà il doppio: si va dalle multinazionali con più di cinquemila dipendenti, alle cooperative fasulle alle imprese familiari con meno di tre persone.
«C’è tanta evasione contributiva» spiega Carmelo Romeo, segretario nazionale della Filcams per le imprese delle pulizie: «E col rinnovo degli appalti le situazioni critiche a Roma sono tante: la Provincia, la Telecom, il Provveditorato, l’Inps, le scuole, i depositi Atac Cotral, la Banca d’Italia… non certo nei grandi enti, ma bisogna dire che nel nostro settore c’è tanta evasione contributiva». Resta questo il nodo della questione da risolvere.

L’occhio va così al futuro, che non è poi così lontano, come si potrebbe immaginare. Futuro vuol dire gare europee, apertura del mercato: «Tra poco arriveranno le grandi multinazionali, giganti da migliaia di dipendenti, alcune sono già qui: non si può stare senza norme, né senza contratto».