Pulizie, il “popolo dell’ombra” in sciopero

14/06/2007
    giovedì 14 giugno 2007

    Pagina 8 – Politica/Società

    I 500mila addetti del settore aspettano da due anni il rinnovo del contratto
    Nel frattempo lavorano in nero, senza giorni di malattia per 400 euro al mese

      Pulizie, il "popolo dell’ombra" in sciopero

        di Lorenzo Tondo

        "Invisibili". È così che si definiscono. "Il popolo dell’ombra". Lavorano all’alba, quando tutti dormono, e al tramonto, quando gli edifici chiudono. Sono i lavoratori del settore pulizie sul piede di guerra.

        Aspettano il rinnovo del contratto da 2 anni, mentre le associazioni datoriali continuano a sottrarsi al confronto. I loro salari oscillano tra i 400 e 500 euro mensili. La maggioranza sono donne, con svariate bocche da sfamare, che per mettere insieme poche ore di lavoro, impiegano una giornata intera, costrette a spostarsi dalle periferie fino al centro delle città.

        Sono in sciopero da 2 giorni e ieri, in Piazza Vittorio a Roma, si sono riunite per raccontare le loro storie e far sentire le loro richieste.

        Antonella ha 51 anni, 30 li ha passati piegata in due a pulire i «cessi degli uffici». «Siamo una categoria ombra – dice – Non contiamo nente, abbiamo i contratti peggiori e 10 padroni sopra le nostre teste». Già, perché oltre ai loro datori, i lavoratori del settore pulizie devono anche soddisfare i capricci di ogni singolo dipendente ed impiegato. «Una volta mi hanno chiesto di pulire i pavimenti con le spugne sotto i piedi per non lasciare le impronte delle scarpe – racconta – Ma ti rendi conto? 3mila mq di pavimento».

        Antonella spiega che i loro contratti non sono controllati. I datori hanno carta bianca. Possono far di loro ciò che vogliono. «Due miei amici rumeni lavorano in 3 hotel a Pomezia per 9 ore al giorno. Prendono meno di 800 euro e dormono nelle stanze degli alberghi 4 ore a notte. Se poi però viene un turista all’ultimo minuto, devono sloggiare. Hanno lavorato in nero e adesso li hanno cacciati».

        Stefania ha 45 anni, da 26 lavora nel settore pulizie. Da 15 anni senza un contratto regolare. 500 euro al mese ed un paio di ernie al disco. Un quarto del salario lo spende per curarsi («Ticket, medicinali. Con un contratto come il mio devo pagarmi ogni singola spesa medica»), l’altro quarto per i mezzi di trasporto («Vivo a Ladispoli, un’ora in autobus per arrivare a Roma»). «Ci pagano in lire – dice – ma compriamo in euro. Siamo il popolo degli invisibili. ma fino ad un certo punto. Se poi però lasciamo una macchiolina o un impronta sui pavimenti, allora ci considerano solo per insultarci».

        Claudio di anni ne ha 58. Vive fuori Roma. Da 38 anni si sveglia «prima dei galli» per pulire i pavimenti. «So’ precario in tutti i sensi» dice, liquidando così la domanda sulla sua situazione contrattuale. «Siamo una categoria declassata. Chiediamo solo più garanzie. Questi qua – i datori – non vogliono pagarci manco i giorni di malattia!». Già, come se i lavoratori del settorepulizie fossero esenti dagli acciacchi fisici. Un settore in cui i problemi di ernie e cervicali sono all’ordine del giorno. «Io so’ comunista! – afferma orgoglioso Claudio. – Da quando so’ nato! Non pretendo che il governo ci dia il 100% delle garanzie. ma quantomeno mi aspetto un minimo di considerazione per una categoria qual è la nostra, la cui situazione contrattuale non è mai stata presa seriamente in considerazione».

        Insieme a loro, in Piazza Vittorio, c’era Concetta Di Francesco, seg.Cgil/Filcams del Lazio, che afferma: «Chiediamo il pagamento degli arretrati e dei giorni di malattia, contratti a tempo determinato e l’attivazione del codice nazionale sugli appalti. Bisogna obbligare gli enti pubblici ad effettuare gare coon l’offerta più vantaggiosa – e conclude – Speriamo di ottenere il nuovo contratto entro la fine del mese».