Pulizia aule, regime misto troppo caro

29/10/2002

ItaliaOggi (Attualità)
Numero
256, pag. 41 del 29/10/2002
di Franco Bastianini

Pulizia aule, regime misto troppo caro

Per assicurare la quotidiana pulizia dei locali delle scuole di ogni ordine e grado, le vigenti disposizioni ministeriali prevedono l’utilizzo sia di personale scolastico che di personale estraneo all’amministrazione. È in essere, infatti, un regime misto pubblico-privato, resosi necessario per effetto delle disposizioni contenute nell’art. 8 della legge 3/5/99, n.124 che hanno posto a carico dello stato tutto il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado e abrogato le disposizioni che prevedevano la fornitura di tale personale da parte dei comuni e delle province, anche se limitatamente alle scuole materne ed elementari, agli istituti tecnici commerciali e per geometri, agli istituti magistrali e ai licei scientifici. Oltre a tutto il personale Ata in servizio nelle scuole, ma alle dipendenze dei predetti enti locali, il ministero dell’istruzione ha ereditato anche i contratti di appalto delle pulizie stipulati dagli enti locali in essere al 31/12/1999. A tali contratti si sono aggiunti quelli stipulati con consorzi di ditte, nel contesto della stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili all’interno delle istituzioni scolastiche prevista dall’art. 78 della legge n. 388/2000. Tutti i lavoratori dipendenti dalle ditte che hanno sottoscritto i contratti di appalto (12.000 quelli ex enti locali e 15.000 quelli ex lsu) sono ora utilizzati in compiti di pulizia delle istituzioni scolastiche anche, in alcune realtà, in coabitazione con il personale in servizio con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato. Una coabitazione non priva di contrasti e di contrapposizioni sia sul piano giuridico che economico. Un regime misto, che non solo non sembra avere conseguito, risultati apprezzabili per l’efficienza, ma che soprattutto si è rivelato molto oneroso. Le risorse finanziarie, contabilizzate dagli organi di controllo, necessarie per i pagamenti relativi al subentro dello stato nei contratti stipulati dagli enti locali e per quelli derivanti dalla stabilizzazione degli lsu presso gli istituti scolastici, ammontano, infatti, annualmente ad oltre 555 milioni di euro. Una somma addirittura superiore a quella che serve per le retribuzioni di 27 mila collaboratori scolastici in servizio nelle scuole statali. Tutto ciò consiglierebbe non solo il superamento del regime misto, ma anche una più approfondita analisi sugli effetti dell’esternalizzazione generalizzata dei servizi.