«Pulisco l’ospedale: paga bassa e considerazione zero»

14/05/2007
    venerdì 11 maggio 2207

    Pagina 9 – CAPITALE & LAVORO

      Belinda, dalle Mauritius a Bergamo, dipendente di un’impresa di pulimento

        «Pulisco l’ospedale: paga bassa
        e considerazione sociale zero»

          Manuela Cartosio

          «Se dici lavoro in ospedale, ti considerano. Quando specifichi faccio le pulizie, allora scadi all’ultimo gradino. Il nostro è un lavoro indispensabile, ma socialmente svalutato». Più della fatica fisica e del basso salario, è questo per Belinda Rabaye «il peso più grande» di un lavoro che «nessuno fa per scelta». Dal 1996 Belinda è dipendente della ditta Markas che ha l’appalto delle pulizie agli Ospedali Riuniti di Bergamo. 38 anni, è arrivata in Italia nel 1989 dalla Isole Mauritius. Ha sposato un operaio bergamasco, è diventata cittadina italiana, ha due figli. Da un paio d’anni è delegata della Filcams Cgil. I lavoratori delle imprese di pulimento (mezzo milione di addetti) oggi scioperano per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da 24 mesi. Fanno altrettanto i lavoratori del turismo (1 milione e 200 mila addetti, per loro il contratto è scaduto «solo» da 17 mesi). Segna il passo anche il contratto del commercio (1 milione e 600 mila lavoratori). Oggi al Palalottomatica di Roma l’assemblea nazionale dei delegati di Filcams, Fisascat e Uiltucs sollecita il rinnovo del contratto per i tre comparti del terziario. L’osso più duro sono le imprese di pulizia. L’intervista a Belinda aiuta a capire perché.

          Come mai il contratto delle pulizie è in assoluto il più ritardoso?

            Le imprese vogliono sfruttarci al massimo. Il settore è molto frammentato e poco sindacalizzato. Questo mestiere è l’ultima spiaggia per tante donne, spesso separate e con figli a carico. E’ il mestiere delle migranti che fanno la classica trafila badante, colf, impresa di pulizie. Questo i padroni lo sanno e ci marciano.

            Quanto lavori e quanto guadagni?

              Faccio 20 ore alla settimana per 480 euro al mese, che diventano 530 con gli straordinari e i festivi. Non abbiamo mensa. All’ospedale di Bergamo Markas ha 260 dipendenti. Oltre il 90% siamo donne, un centinaio non sono italiane. Markas, pur non regalando niente, è l’unica impresa di pulizia che in provincia di Bergamo ha firmato un contratto territoriale di secondo livello. Chi lavora nei piccoli appalti e nelle coopertive più o meno fasulle sta peggio di noi. Ad esempio, chi pulisce gli uffici postali fa un’ora qui, un’ora là. In un turno si deve spostare in quattro, cinque paesi diversi. Con la sua macchina, l’impresa rimborsa la benzina.

              Come sono i rapporti tra lavoratrici italiane e straniere?

                Io sono la delegata di tutte. Però anche in mia presenza le italiane dicono cose poco simpatiche sulle migranti. Siete venute a rubarci il pane, accettate tutto, per colpa vostra abbiamo perso diritti. Per certi versi è vero. Le straniere sono più ricattabili. Ma questo diventa un alibi per le italiane per non scioperare, per non lottare. Invece, dobbiamo ribellarci insieme. Altrimenti le imprese diventano sempre più prepotenti.

                «Non siamo stracci», è il tuo slogan. Da chi ti senti senti trattata come uno straccio?

                  Un po’ da tutti. Medici e infermieri camminano sui pavimenti che abbiamo appena lavato, se ne fregano se sono ancora bagnati. Noi rispettiamo il loro lavoro, loro non rispettano il nostro. I parenti dei ricoverati ti guardano storto quando chiedi di uscire dalle camere. Ma se a chiederlo è un camice bianco, si mettono subito sull’attenti. Poverine, devono mangiare anche loro è la cosa più gentile che dicono sul nostro conto. Eppure io lavoro nelle terapie intensive, nelle sale operatorie dove l’igiene è tutto. Se pulissi con scarsa coscienza, il danno sarebbe per i malati. Come si fa a non capirlo?

                  E’ la svalutazione sociale a determinare la svalorizzazione salariale del tuo lavoro o viceversa?

                    Le due cose si intrecciano. E’ un circolo vizioso. Io percepisco una terza svalutazione, quella dovuta al colore della pelle.

                    Insomma, lavorare in un’impresa di pulizie non è il massimo della vita.

                      Non ci sono soddisfazioni. Sono realista, non ho diplomi, ho dovuto accettare questo lavoro. Il part time, con i figli piccoli, si combina abbastanza con gli impegni familiari. Però io mi guardo intorno, non voglio fare questo mestiere fin che campo. Mi piacerebbe fare la commessa o la cassiera in un supermarket.