Puglia, le divisioni sono politiche

30/01/2003




Giovedí 30 Gennaio 2003
ITALIA-LAVORO


Puglia, le divisioni sono politiche

Tra i confederali spaccature più profonde che a Roma


DAL NOSTRO INVIATO
BARI Il nemico è la politica. È la politica che avvelena le relazioni industriali. La situazione sociale non sarebbe drammatica, perché la disoccupazione è sempre alta (sopra il 13%) ma sta scendendo e si moltiplicano i segnali di ripresa, quanto meno di vivacità produttiva. E con le imprese per lo più esiste una radicata tradizione di confronto e, se possibile, di soluzione dei problemi. Ma la politica divide profondamente i sindacati, più qui che al livello nazionale e li sta allontanando progressivamente, ma ineluttabilmente. La Cgil si fa massimalista, la Cisl si avvicina alla Casa delle libertà, la Uil non riesce a fare da paciere e il risultato è che i sindacati parlano tra loro sempre meno e litigano sempre di più. Non è negativo il bilancio che dei rapporti con il sindacato fa Alessandro Laterza, amministratore delegato della casa editrice vanto di tutta la regione e vicepresidente dell’Associazione degli industriali di Bari. Ma le sue preoccupazioni stanno crescendo. «Non si vedono ancora segnali di guerra – afferma – ma è una ragionevole ipotesi che la frattura tra i sindacati si allarghi e alla fine si traduca in un peggioramento delle relazioni industriali. Pesa il clima di concorrenza che si è instaurato tra le diverse sigle, con la Cisl più vicina al Centrodestra e la Cgil che si sposta progressivamente in senso opposto». Le preoccupazioni sono per il futuro. «Il 2003 non sarà un anno tranquillo – sostiene Laterza – se la situazione peggiorerà i sindacati cavalcheranno le difficoltà, è normale, è il loro mestiere. E poi – aggiunge – pesa il fallimento della lotta contro il sommerso. Sono stati commessi degli errori, non è con gli strumenti messi in campo che si combatte il fenomeno. La verità è che le aziende non ce la fanno a reggere la concorrenza, restare in nero diventa per troppi una necessità». Il deterioramento delle relazioni industriali non dovrebbe comunque interessare le grandi imprese, anche perché per una serie curiosa di avvenimenti e comportamenti nelle aziende più rappresentative dell’industria pugliese privata, la Natuzzi e la Divella, il sindacato in pratica non è presente. «Non per colpa nostra – afferma Enrico Carta, responsabile delle risorse umane alla Natuzzi – il basso tasso di sindacalizzazione è dovuto al fatto che riusciamo ad andare incontro alle esigenze dei lavoratori, al punto che questi non sentono l’esigenza di iscriversi al sindacato. Si fanno gli scioperi nazionali, ma proteste in azienda non ne ricordo». Ma anche nelle aziende sindacalizzate non dovrebbero sorgere problemi. È il caso della Om Pimespo, carrelli elevatori, per anni Fiat, dove pure il sindacato è presente e i problemi durante la gestione torinese sono stati molto forti. Adesso è cambiato il clima, l’azienda è entrata in un grande gruppo multinazionale e in poco tempo ha cambiato tutte le abitudini. Il fatto di far parte di una multinazionale, l’esistenza di un consiglio di fabbrica europeo, l’abitudine al dialogo sembra aver fatto il miracolo. «I sindacalisti – afferma Enrico Bratta, responsabile del personale – non si sentono controparte, la contrapposizione di una volta è spartita». Potrebbe essere il nucleo forte per un rivolgimento generale delle relazioni industriali in tutta la regione, ma la politica è sempre dietro l’angolo. Mimmo Pantaleo, il segretario generale della Cgil pugliese, non fa mistero della trasformazione del suo sindacato. «Il sindacato – spiega – non è avulso dalla politica, non lo è mai stato. Adesso però col bipolarismo è cambiato tutto profondamente. Perché ogni schieramento presenta preventivamente il suo programma, quello che vuole fare nei successivi cinque anni e il sindacato ha il dovere di giudicarlo. Era evidente che il programma del Centrodestra fosse in rotta di collisione con noi, e cosa altro potevamo fare che contrapporci? Non so se questa è politica, ma certo la realtà è cambiata». Questo però non significa che per forza l’unità sindacale debba restare un lontano ricordo. «Noi abbiamo tutto l’interesse a riprendere i contatti – afferma Pantaleo – l’unità ci preme e qualche timido segnale unitario riusciamo anche a darlo, qualche sciopero fatto assieme, un’unità di fatto per i trasporti e per gli Lsu». Poca roba e comunque non sufficiente nell’ottica di Aldo Pugliese, il segretario della Uil della regione. «Proprio la bassa sindacalizzazione in alcune grandi aziende è il segno della nostra incapacità, perché – dice – se solo volessimo in quelle aziende ci saremmo e in forze, quando il sindacato si pone un obiettivo lo realizza. Ma siamo divisi. E lo stesso vale per il sommerso. Assieme potremmo snidarlo, ma dovremmo collaborare strettamente. Io ho provato a fare delle proposte, ma non sono riuscito a infrangere il muro della diffidenza che si è alzato tra noi». Il risultato è questa situazione di crisi del dialogo tra il sindacato che si riflette negativamente sulle relazioni industriali. Mary Rina, segretaria generale della Cisl regionale, indica una data precisa per l’avvitamento dei rapporti tra i sindacati, il 5 luglio dello scorso anno, quando Cisl e Uil hanno firmato con il Governo il Patto per l’Italia e la Cgil non ha voluto farlo. «La Cgil – afferma – ha rinunciato al suo ruolo sindacale e ha assunto un atteggiamento più politico, adesso fa piena opposizione. Non è una situazione nata la scorsa estate, i segnali erano presenti già da molto tempo, ma a quel momento tutto è stato chiaro». E ne hanno risentito anche i rapporti con le aziende. «La Cgil – continua Mary Rina – trasferisce il suo comportamento anche nei rapporti con le imprese, non partecipa nemmeno più alle procedure per la concessione della cassa integrazione alle aziende, crea difficoltà di ogni tipo, spesso ci ha costretto ad accordi separati. Il futuro? «Dipende solo da loro – è il suo giudizio – devono capire che così non fanno gli interessi dei lavoratori. Il pericolo è che questa situazione gli scoppi tra le mani, sarebbero problemi per tutti».
MASSIMO MASCINI