Puglia: Commercio, allarme ipermercati

02/07/2001



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Bari
Pagina 4
Commercio, allarme ipermercati
Ma intanto via ai saldi camuffati

Le organizzazioni di categoria preoccupate dalla decisione della Corte costituzionale: "Sarà il caos totale"


Via libera agli ipermercati. La decisione della Corte costituzionale – come riferito ieri da "la Repubblica" – di considerare illegittima una parte della legge regionale sul commercio mette in allarme le associazioni di categoria dei commercianti. É diffusa la preoccupazione che possa aumentare il numero degli ipermercati, su un territorio dove esiste un conclamato squilibrio fra i centri di grande distribuzione e il numero degli abitanti. «Da questo punto in poi sarà il caos», dice Giuseppe Margiotta, rappresentante della Confesercenti barese. «Confidiamo nella volontà della Regione di mantenere invariato lo spirito della legge nei provvedimenti che prenderà», sottolinea Giuseppe Chiarelli, della Confcommercio. Ma la categoria è alle prese in questo momento con un altro problema. Quello dei saldi. In tutta la città, basta fare un giro per i negozi per vedere esposti cartelli come «Occhio al prezzo!». Messaggi «subliminali» per aggirare l’ostacolo previsto dalla normativa regionale sui saldi.
La legge regionale è stata quindi in parte bloccata dalla Consulta che ne ha considerato incostituzionale un comma dell’articolo uno. Ma ai fini prativi cosa significa? «Non di certo che la Corte costituzionale ha voluto dare il via libera alle 28 domande – dice Giuseppe Chiarelli, della Confcommercio – Adesso toccherà alla Regione dare risposte chiare, dirette e individuali a coloro che hanno presentato le domande. Sarà la giunta regionale a dover emanare provvedimenti diretti. Noi ci aspettiamo che la Regione mantenga un atteggiamento consequenziale rispetto allo spirito della legge 24 e del regolamento sottoscritto dal governatore Fitto. Se ciò non dovesse accadere saremmo certamente molto preoccupati». Ma per cominciare a preoccuparsi non c’è bisogno di aspettare i provvedimenti della Regione, secondo Giuseppe Margiotta di Confesercenti. «Ci sarà il caos – dice Margiotta – perché manca il soggetto che dovrebbe mettere in atto quanto detto dalla Consulta. Manca la commissione consultiva che avrebbe dovuto analizzare le domande entro 180 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione. Quella commissione non esiste più». E allora come andrà a finire? «Finirà – secondo il presidente della Confesercenti – che quelli che hanno presentato le 28 domande si rivolgeranno al Tar che a sua volta nominerà dei commissari ad acta. Preoccupati? Eccome».
E nel magma dei problemi del commercio barese confluisce anche la questione saldi. La normativa regionale prevede che le vendite a costo ribassato debbano cominciare il 15 luglio. I commercianti già da qualche giorno hanno cominciato a tagliare i prezzi. Qualcuno camuffa quest’iniziativa «illegittima» dietro vendite promozionali. Qualcun’altro lancia messaggi come «Occhio al prezzo», ai clienti. E si ripresenta la vecchia questione che aveva tenuto banco fra dicembre e gennaio, quando i commercianti baresi si ritrovarono a dover andare a saldi a metà del mese di gennaio. Gli scontri allora furono, come al solito per la verità, più interni alla categoria, che rivolti verso la Regione. Le associazioni dei commercianti si scontravano proprio sull’opportunità di ritardare o meno le vendite ribassate. «É da dicembre dell’anno scorso che stiamo chiedendo alla Regione di riportare i saldi al 10 di luglio – dice Marcello Signorile, presidente dell’associazione Alt – sono settimane che non s’incassa una lira. Qui non è questione di volersi contrapporre a tutti i costi alle norme fissate dalla Regione. É questione di sopravvivenza. Noi anzi abbiamo bisogno di collaborazione. Lavoriamo noi commercianti e siamo un’enorme fonte economica della città ed è per questo che chiediamo rispetto. Invece ci castigano». E i prezzi diminuiscono del 20, 30, addirittura del 50 per cento. I commercianti chiedono per l’ennesima volta che si apra un tavolo di concertazione con la Regione perché almeno a gennaio 2002 si modifichino nuovamente le date dei saldi. «Quello che vorrei far capire anche a chi si erge come rappresentante della categoria – dice Signorile – che qui non si tratta di uno o due commercianti che vanno a saldo. Ma di un’intera città».

(il.fi.)