Pubblici e scuola in piazza. Cgil verso lo «scioperone»

11/02/2011

La data dello sciopero generale di pubblico impiego e scuola è stata fissata: sarà il 25 marzo. L’annuncio è arrivato ieri da Funzione pubblica e Flc (università e scuola) Cgil, categorie colpite non solo dalla crisi e dal taglio delle risorse deciso dal governo, ma anche dall’accordo separato ordito la settimana scorsa dal ministro Renato Brunetta, Cisl e Uil. Una scelta, quella dello stop dei dipendenti pubblici, che non potrà non pesare sul prossimo direttivo Cgil – il 22 e 23 febbraio – facendo pendere la bilancia a favore di uno sciopero generale di tutti i lavoratori, pubblici e privati. Tra l’altro dalla Flc arriva già il «disco verde» per un’eventuale «conversione»: «Siamo disponibili – afferma il segretario generale Mimmo Pantaleo – a far confluire sul 25 marzo la mobilitazione di tutte le categorie». E va ricordato che anche la Fiom è a favore.
La Funzione pubblica deve ancora passare per il suo Direttivo, lunedì, e poi avrà ratificato lo sciopero. Rossana Dettori, la segretaria della Fp, però ha già le idee molto chiare sulle motivazioni che spingono alla lotta: «L’accordo separato della settimana scorsa è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Hanno bloccato gli aumenti, la contrattazione integrativa, ci vietano l’elezione delle Rsu». Ragioni condivise da Pantaleo: «Abbiamo i contratti bloccati fino al 2013, e il recepimento del modello Brunetta non è altro che l’annuncio che non si farà più contrattazione nazionale. L’accordo separato siglato a Palazzo Chigi è stato organizzato scientemente per tenere fuori la Cgil: Brunetta e gli altri sindacati si sono riuniti per due giorni, facendoci trovare tutto già pronto. Anche i soldi per le performance, il "merito", in realtà sono risorse racimolate tagliando sul nostro stesso settore».
Quanto allo sciopero generale di tutte le categorie, che appunto il Direttivo Cgil sarà chiamato a discutere tra due settimane, Pantaleo ha le idee chiarissime, dice che «i tempi sono maturi», e ha già una bozza di piattaforma in mente: «Se dobbiamo scendere in piazza, dev’essere su punti chiari e la massima mobilitazione possibile. Lo sciopero non basta da solo, non è in sè salvifico, ma dev’essere un momento importante di un percorso. Io lo baserei – spiega il segretario della Flc – su quattro punti: 1) Occupazione e lavoro: il governo non può dare solo ammortizzatori, peraltro insufficienti, ma deve stimolare la crescita; 2) Diritti: no al Collegato lavoro, no al nuovo Statuto dei lavori, sì alla difesa del contratto nazionale, attaccato da imprese come la Fiat e dal governo; 3) Redditi: che vengono aumentati dai contratti, ma anche da un fisco seriamente redistributivo; 4) Welfare: per i pensionati e le fasce deboli, ma anche il reddito di cittadinanza per i giovani, scuola e università pubbliche e non privatizzate, su cui soprattutto si investa».
Dettori ha un altro punto di vista sul Direttivo Cgil: «Non siamo prigionieri del "sono a favore" o "contro", io sono laica e dico che lo sciopero generale è uno dei nostri strumenti: ma siccome è molto importante, deve essere usato solo se riusciamo a sfondare. Per ora lo vedo più diffuso tra gli organismi dirigenti, non tra i lavoratori. E siccome un vero sciopero generale funziona solo se non partecipano solo i tuoi iscritti, ma tanti altri e viene capito nel Paese, allora dico: proclamiamolo quando siamo certi che sarà partecipato in massa e avremo le nostre alleanze, data vicina o data lontana adesso non è il centro del discorso».