«Prove tecniche» di disgelo governo-Cgil

16/07/2002







(Del 16/7/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
«Prove tecniche» di disgelo governo-Cgil
Vicina l´intesa per le modifiche al sommerso. Oggi vertice sulle pensioni minime

ROMA
Prove tecniche di disgelo, potrebbe definirle qualcuno, tra le parti sociali dopo la rottura al tavolo del «Patto per l´Italia». Ma anche se oggi, nel corso di diversi incontri – che avranno per oggetto le norme sul sommerso e le correzioni da introdurre all´aumento delle pensioni minime deciso nel 2001 – alla trattativa parteciperà anche il sindacato di Cofferati, non si può parlare di tregua. Anzi, il conflitto scatenatosi tra la Cgil e Cisl-Uil rischia di produrre una conseguenza pesante: le richieste di aumento salariale nelle prossime piattaforme contrattuali non rispetteranno – come avveniva dal 1993 – i tetti dell´inflazione programmata. Ma cominciamo dal sommerso. Nella giornata di ieri, dopo che nel corso dell´audizione parlamentare sul Dpef il direttore generale di Confindustria Stefano Parisi aveva anticipato la possibilità di un accordo (anche con la Cgil), sono circolate anticipazioni sui contenuti di un possibile «avviso comune» sulle modifiche da introdurre al provvedimento governativo sull´emersione, che ha dato risultati praticamente nulli. Secondo alcune fonti, un´intesa complessiva firmata anche dalla Cgil sarebbe alle porte: stamattina vi sarà un incontro tecnico tra le delegazioni delle parti sociali, in serata un secondo incontro, politico, al ministero dell´Economia con il governo. Pare comunque che senza sostanziali modifiche alle proposte diffuse ieri (elaborate e concordate dagli imprenditori), la Cgil non firmerà. Possibilista la Cisl. Tra le novità, l´estensione da 3 a 5 anni delle agevolazioni previdenziali per le imprese che decidono di emergere; l´estensione da 5 a 10 anni della possibilità per il lavoratore di sanare il pregresso per irregolarità contributive; il varo di programmi di emersione rivolti ai lavoratori immigrati irregolari; la costituzione di appositi comitati provinciali (formati da ministero Lavoro, ministero dell’Ambiente, Comune, Inps, Inail e Asl) che dovranno gestire le procedure di emersione. Secondo la bozza datoriale, dovrebbero essere le parti sociali, a livello locale, a definire i livelli salariali dei lavoratori emersi, anche in deroga ai minimi contrattuali. Ipotesi che non piace alla Cgil, che chiede la modifica della legge e della delibera del Cipe che sanciva la possibilità per i datori di lavoro di tagliare al 70% il salario degli «emersi». Un altro incontro – stavolta al ministero del Welfare – riguarderà la correzione dell´operazione «pensioni minime». Al tavolo, cui parteciperà la Cgil, si dovrà decidere come utilizzare i 500 milioni di e «avanzati» dopo l´aumento a 516 euro delle pensioni di 1,8 milioni di anziani. Il governo, col sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli, ha messo a punto una serie di ipotesi per l´allargamento della platea dei beneficiari, ma i sindacati (unitariamente, in questo caso) chiedono che vengano premiati soprattutto i pensionati che hanno già versato contributi nell´arco della vita lavorativa. Ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni era a Milano a presentare un accordo di collaborazione tra dicastero e Comune su una serie di materie del mercato del lavoro. Per Maroni, l’opposizione al Patto per l’Italia è frutto solo di «sciocchezze ideologiche». Il ministro ha annunciato che tra breve prenderà il via la fase «più critica» di attuazione delle regole del Patto
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Roberto Giovannini