Prove d´intesa tra Prodi e Cofferati

07/06/2002





            retroscena

            Maria Teresa Meli
            Del 7/6/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
            PRODI DA´ RAGIONE AL LEADER CGIL SUI MALI DEL CENTROSINISTRA E INVIA PARISI A INCONTRARLO
            Fassino tenta di ricucire l´alleanza
            Prove d´intesa tra Prodi e Cofferati

            ROMA
            FEDELI a un´ormai consolidata tradizione, gli esponenti dell´Ulivo si esercitano nel gioco del "tutti contro tutti". Ma tra accuse reciproche e sconfessioni da ricuciture temporanee, sotto traccia qualcosa si muove. Romano Prodi e Sergio Cofferati cominciano ad "annusarsi". Il presidente della Commissione Ue, ieri, ha dato ragione all´analisi del leader sindacale sulla crisi della sinistra europea. E pochi giorni fa il prodiano di ferro Arturo Parisi ha incontrato il segretario della Cgil. Un colloquio che è durato oltre due ore e mezzo in cui si è discusso di tutto, dell´articolo 18 come del futuro del Cinese, il quale ha ribadito anche all´esponente della Margherita che tornerà in Pirelli. Poi, alle elezioni europee si vedrà, perché, come ha sempre tenuto a precisare Cofferati per entrare in politica «ci vuole un passaggio elettorale». Dunque l´«inviato» di Prodi ha sondato il leader della Cgil. E non è un caso che Parisi, sull´articolo 18, abbia pronunciato parole ben diverse da quelle di Rutelli. «Cisl e Uil non cedano alla tentazione della solitudine», ha detto e poi ha sottolineato che nella proposta del governo si cela «un´insidia». Del resto, sia Cofferati sia Parisi non hanno buonissimi rapporti con il presidente della Margherita. Di cui il Cinese aveva previsto le mosse – come aveva profetizzato anche quelle di Cisl e Uil – già due settimane fa. Ma mentre Prodi e Cofferati si inviano segnali, seppure ancora timidi, i protagonisti della politica del centrosinistra si lanciano l´uno contro l´altro invettive. Ieri è stato il giorno dell´armistizio ma solo nelle dichiarazioni ufficiali. Nella riunione della segreteria della Quercia Piero Fassino ha rimproverato Gavino Angius per il suo attacco a Rutelli. «Hai fatto un capolavoro: non si fa un´uscita del genere a tre giorni dal ballottaggio senza averla nemmeno concordata con il segretario». Nel merito, però, hanno dato tutti ragione al capogruppo Ds al Senato. Ma non nel metodo. E così ieri a Fassino è toccato ricucire per l´ennesima volta i rapporti nell´Ulivo. Un´opera di mediazione che per il leader Ds diventa sempre più faticosa, stretto com´è tra i vari contendenti dell´infinita guerra del centrosinistra. A ognuno di loro il segretario della Quercia ha qualcosa da rimproverare. A Cofferati: «Si è messo in una posizione scomoda, bisogna stare attenti a non rompere l´unità sindacale. E comunque io non penso che nel movimento sindacale ci siano traditori e avversari», ha confidato ad alcuni colleghi di partito. Come a dire: non è vero quel che pensa il Cinese, e cioè che Angeletti e Pezzotta si siano già messi d´accordo con il governo. A Rutelli: «Avrebbe fatto bene a dire qualche frase in meno, perché non è che sia molto esperto di questioni sindacali, anche se capisco che certe cose possano scappare. Però lui non può fare il "blairiano" appiattendo me su Cofferati», ha spiegato Fassino ai fedelissimi. Ai quali ha anche detto dei dalemiani: «Mi vogliono stringere, vogliono farmi rompere con Rutelli». Sì, perché non è un mistero per nessuno quello che pensa D´Alema. E cioè che «adesso bisogna lavorare per rendere più forte e grande la sinistra», quanto alla coalizione, poi si vedrà. L´idea del presidente della Quercia è quella di rafforzare i Ds e di scompaginare la Margherita. I sondaggi gli danno ragione: secondo le proiezioni del Botteghino i diessini sarebbero intorno al 20 per cento e i loro alleati sotto il 10. Non che Fassino non voglia un partito più forte, ma non intende nemmeno rompere clamorosamente con Rutelli. E soprattutto vorrebbe guidare lui la partita nei Ds, senza doversi accodare a D´Alema o a Cofferati. Perciò pensa di arrivare a una «rifondazione dell´Ulivo» senza traumi. L´obiettivo è il direttorio dei partiti e la nomina di un portavoce della coalizione. Intanto, dall´altro fronte, quello della Margherita, Rutelli non sta fermo. Intende utilizzare l´incontro con Blair anche in chiave interna, nella polemica sull´articolo 18, come punta a riproporre il governo ombra e una ristrutturazione del centrosinistra che gli consenta di tenere in mano le redini della coalizione per giocarsi poi la partita della leadership in vista delle elezioni politiche. Insomma, tanti, troppi progetti personali. Mentre Fausto Bertinotti guarda ciò che succede tra quelli che dovrebbero essere i suoi potenziali alleati, e sorridendo dice: «L´Ulivo è morto. E anche Cofferati sarà perdente se tenterà di rimettere insieme questo centrosinistra».