Prove di intesa su Tfr e fondi

24/06/2005
    venerdì 24 giugno 2005

      NORME E TRIBUTI – pagina 25

        PREVIDENZA COMPLEMENTARE • Disponibilità delle parti sociali sul decreto che dovrà lanciare il secondo pilastro

          Prove di intesa su Tfr e fondi

            Ania: positiva l’estensione dei poteri della Covip Per i sindacati è prioritario il rispetto dell’avviso comune

              MARIA CARLA DE CESARI
              MARCO LIBELLI

              ROMA • La previdenza complementare ha bisogno di un’accelerazione, e le parti sociali offrono la propria disponibilità per agevolare il tragitto del decreto legislativo che dovrà fornire le regole per il passaggio del Tfr ai fondi pensione. Dopo l’allarme lanciato mercoledì dal presidente della Covip, Luigi Scimìa, che, presentando la relazione annuale, ha fatto emergere una situazione di sostanziale stallo, arrivano le reazioni dei protagonisti. Confindustria mette l’accento sulla necessità di una maggiore concorrenzialità tra le varie tipologie di fondi e di un adeguato meccanismo per le compensazioni ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri).

              Positivo il giudizio dell’Ania sull’impianto complessivo del decreto legislativo, dopo le ultime modifiche apportate. « Bene nella struttura d’insieme — afferma il direttore generale Giampaolo Galli — condividiamo che siano previste regole omogenee e un’unica autorità di controllo per trasparenza, comparabilità e portabilità » .

              Proprio il ruolo degli organismi di controllo è però uno dei nodi fondamentali da dirimere: « Solo esaminando l’ultima versione del testo — continua Galli — potremo capire se viene indicata correttamente la distinzione tra competenze della Covip e dell’Isvap per quanto riguarda stabilità e intermediari » . Ma non è l’unico problema: « Ci risulta — dice Galli — che venga mantenuto il divieto per i fondi pensione chiusi e aperti a investire le risorse nelle tradizionali gestioni assicurative di ramo primo e quinto. Se questa ipotesi fosse confermata, ciò sembrerebbe un grave pregiudizio per gli interessi dei lavoratori » .

              L’Abi, pur non volendo trarre conclusioni prima della versione definitiva del provvedimento, non ha preclusioni. « Non abbiamo esaminato il testo del decreto — spiegano all’Associazione bancaria italiana — ma se rispetterà i principi della delega saremo favorevoli » . Di certo l’introduzione di una previsione specifica per il Fondo di garanzia agevolerà il superamento dei problemi con gli istituti di credito.

              I sindacati insistono perché il provvedimento rispecchi le linee dell’avviso comune, che le parti sociali hanno raggiunto a metà febbraio. Questo sul piano dei contenuti. Quanto al metodo, Cgil, Cisl, Uil e Ugl si aspettano una convocazione del Governo prima che lo schema di decreto legislativo venga portato in Consiglio dei ministri. E non si tratta di una questione formale. «Se il confronto fosse rinviato dopo il passaggio in Consiglio dei ministri — spiega Adriano Musi (Uil) — eventuali proposte di modifica concordate con l’Esecutivo rischierebbero di suonare come uno sgarbo nei confronti del Parlamento, che si troverebbe a discutere su un testo non aggiornato» . Sul piano generale, i sindacati sottolineano come ci siano le premesse perché la vicenda si concluda positivamente. Anche se — avverte Paolo Baretta (Cisl) l’andamento della vicenda è costellata di «buone intenzioni ma di cattive opere » . In questo contesto va classificato anche l’assicurazione del ministro del Welfare, Roberto Maroni, di restituire alla Covip il ruolo di controllo sul sistema. «Attendiamo ancora — sottolinea Baretta — la modifica al Ddl risparmio» .

              Sulla rispondenza del testo agli altri punti essenziali per il sindacato, che ruotano intorno al ruolo della contrattazione, Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono che sia " accettata" dal Governo l’intera filosofia dell’avviso comune, che va dalla posizione privilegiata per i fondi negoziali alle misure compensative alle imprese per lo smobilizzo del Tfr. «Il provvedimento — conclude Musi — dovrà dare una risposta soddisfacente rispetto al modello di previdenza cui è ispirato l’avviso comune, che si fonda sulla partecipazione dei lavoratori».