Prove di “grande fratello”, in Autogrill

22/11/2000




21 Novembre 2000



Prove di "grande fratello", in Autogrill
Un occhio elettronico nascosto nel sistema di sicurezza spiava i dipendenti di un locale nel genovese. L’azienda si difende
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Un occhio potente e invisibile che scruta i dipendenti. Può zoomare sulle mani, sui movimenti delle labbra, o, con un campo lungo, riprendere anche più lavoratori insieme. Avendo il dono della mobilità, riesce a inquadrare perfettamente ogni angolo del locale Autogrill. Dietro la telecamera c’è la mano del direttore. Uno speciale mouse collegato al suo computer permette di far roteare questo occhio a piacimento, così da controllare e registrare tutti i comportamenti di baristi e cassieri. Lo Statuto dei lavoratori è violato in pieno, i banconisti Autogrill lavorano sotto un Grande fratello.
Tutto questo non avviene – o meglio, non è avvenuto – negli studi di Canale 5, ma in un locale Autogrill del genovese. I dipendenti, nei primi di novembre, hanno sporto denuncia ai carabinieri e all’Ispettorato del lavoro. E l’azienda ha sospeso l’erogazione di questo particolarissimo "servizio" audiovisivo. Ma come era organizzato il sistema interno di controllo a distanza?
Per motivi di sicurezza, nelle stazioni Autogrill – aperte 24 ore su 24 – sono installate, con l’accordo dei sindacati, delle telecamere fisse che inquadrano le zone in cui si muove il pubblico. Lo Statuto dei lavoratori (Titolo I, art. 4) vieta espressamente "l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori".
Ma la denuncia dei dipendenti è chiara: "Un marchingegno speciale montato all’interno delle telecamere mirava invece proprio a controllare i nostri comportamenti, grazie alla possibilità di roteare in tutte le direzioni l’obiettivo, di
zoomare e videoregistrare tutto. Prima di scoprire il circuito, pensavamo di avere una spia tra di noi. Il direttore ci richiamava continuamente su avvenimenti a cui dal suo ufficio non avrebbe mai potuto assistere".
I vertici dell’azienda, da Milano, si difendono: "Non è nostra politica spiare i dipendenti. Appena saputo del fatto abbiamo sospeso immediatamente il sistema. In mancanza di altre evidenze, dobbiamo supporre che della manipolazione sia responsabile il precedente direttore, che già oggi non lavora più per Autogrill". Il direttore in questione è andato via a giugno ed è stato subito sostituito, "per motivi che prescindono dalla scoperta del sistema di controllo video contestato", aggiungono all’azienda.
Ma i dipendenti non ci stanno: "Il circuito ‘manipolato’ – dicono – è rimasto in azione fino a quando non lo abbiamo denunciato alle autorità, cioè fino all’inizio di novembre. Secondo noi lo ha usato anche l’attuale direttore. E’ molto sofisticato, comporta costi molto alti. Che interesse avrebbe un semplice direttore a installarlo? Noi pensiamo che lo abbia ideato e realizzato l’azienda".
Accuse molto pesanti, senza dubbio. Anche perché, a questo punto, si potrebbe supporre che l’"occhio Autogrill" scoperto a Genova non sia un caso isolato, ma che simili sistemi siano montati in altri locali sul territorio nazionale. "E’ da escludersi – taglia corto l’azienda – quello che si è verificato in Liguria è per noi un episodio assolutamente unico". I dipendenti, invece, insistono con le accuse e affermano che altri ristoranti della catena Autogrill sono a rischio "Grande fratello".
A questo punto la palla passa alle autorità. Sembra infatti che l’Ispettorato del lavoro abbia in animo di compiere, a breve, delle verifiche su tutto il territorio nazionale.