Prove di disgelo tra imprese e sindacati

04/10/2004


            sabato 2 ottobre 2004

            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2

            CONTRATTAZIONE • Cisl e Uil incassano la disponibilità di Bombassei a riprendere la trattativa, ma resta il no Cgil

            Prove di disgelo tra imprese e sindacati

            DAL NOSTRO INVIATO
            LINA PALMERINI

            CAPRI • «Sulla Finanziaria il nostro giudizio è vicino a quello di Savino Pezzotta», inizia così il suo intervento il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, in una delle tavole rotonde del convegno dei Giovani imprenditori. Un segnale chiaro di disgelo anche se la rottura del 14 luglio tra le parti sociali è maturata tutta in casa sindacale. Ora si prova a ricucire, grazie alla Finanziaria e alle delusioni che ha procurato a imprese e sindacati. L’elenco delle assenze è lungo ma coincide nelle analisi sindacali e imprenditoriali: niente sul Mezzogiorno, niente su ricerca e innovazione. «È deludente, è una Finanziaria di tagli e senza ricette per lo sviluppo, galleggia senza dare la svolta», dice Pezzotta. «Non c’è traccia sul recupero del potere d’acquisto. Un’azione unitaria dei sindacati? Sarà complesso», dice Luigi Angeletti mettendo il dito nella piaga di Cgil, Cisl e Uil.

            Una piaga di cui parla Bombassei cercando di tirare fuori dalle secche il dialogo sociale. «Faccio fatica a capire quello che è accaduto a luglio. Tra sindacati e imprese — continua Bombassei — c’era stata condivisione sull’analisi economica e anche sugli obiettivi e priorità. Dopo il 14 luglio c’è stato il silenzio, sono stati mesi in cui abbiamo perso tempo nonostante la disponibilità a discutere, da parte nostra, ci sia sempre stata». È a questo punto che Savino Pezzotta non si fa sfuggire l’occasione e parte all’attacco. «Bene, c’è anche la nostra disponibilità purché si parli, anche a partire da gennaio, di riforma contrattuale». Prima di lui era stato Luigi Angeletti, leader della Uil, a chiedere un dialogo «su tutto, senza diktat. Non è solo la Confindustria a decidere l’agenda: si deve parlare di sviluppo ma anche di revisione del modello contrattuale». Ma il riferimento a Confindustria sembra più un modo — nemmeno troppo mascherato — di parlare alla Cgil che rifiuta di fissare una data per l’avvio del negoziato sulla riforma contrattuale. Anche giovedì scorso, alla conclusione del direttivo Cgil, il sindacato di Epifani ha illustrato la sua riforma ma ha negato, ancora una volta, una scadenza per l’avvio del confronto con le imprese.

            Ma a Savino Pezzotta, ieri, interessava incassare la disponibilità di Confindustria a parlare di contrattazione. E l’ha avuta. «Noi eravamo disponibili da settembre, quindi lo siamo anche da gennaio», gli ha risposto Alberto Bombassei. Sulla base di questo impegno il leader della Cisl è pronto «già da domani» a confrontarsi sui temi della competitività e dello sviluppo in vista del negoziato con il Governo. Si va avanti sulla manovra e «poi a gennaio presento il mio conto», promette Pezzotta. In questo modo si riprova a stringere nella morsa la Cgil. Incassata la disponibilità di Confindustria, Cisl e Uil possono più facilmente puntare il dito contro la Cgil. Ma gennaio è lontano e, ancora prima, rischia di esplodere tra le mani dei sindacati la vertenza dei meccanici. La strada tra Fiom, Fim e Uilm sembra sempre più in salita: non solo sulle regole di democrazia sindacale ma sul salario (alcuni hanno avanzato incrementi tra 140 e 150 euro) non c’è accordo.

            Se non si riuscirà a trovare una via d’uscita sui metalmeccanici, l’unica strada, per Cgil, Cisl e Uil, è comportarsi da "separati in casa", fare cioè quello che si deve — sulla Finanziaria e con le imprese — e litigare in altre sedi. Il dialogo sullo sviluppo potrebbe ripartire già dalla prossima settimana per cercare un testo comune: si discuterà di competitività per le imprese (riduzione Irap) ma anche di tutela dei redditi (incidere sul cuneo fiscale e contributivo, anche prevedendo una defiscalizzazione o decontribuzione sulla parte variabile del salario). Sempre se, nel frattempo, quello che divide i sindacati non riprodurrà un nuovo 14 luglio.